BRUXELLES – dalla nostra inviata Ilaria Myr
Durante la conferenza annuale per i leader delle comunità ebraiche organizzata dalla European Jewish Association (EJA) il 15 e 16 aprile a Bruxelles, si è parlato di come arginare l’antisemitismo dilagante in modo efficace, proponendo ai governi nazionali e alle istituzioni europee un nuovo quadro giuridico vincolante per l’ebraismo europeo.
«Ho aperto troppe conferenze con le stesse parole: che l’antisemitismo è in aumento. Che gli ebrei non si sentono al sicuro.” Ogni anno si registrano nuovi record di antisemitismo. E ogni anno riceviamo ancora più dichiarazioni dai governi, più strategie, più gruppi di lavoro. Ma cosa ne sarà di queste brave persone tra 1, 2, 3 o 4 anni? Che ne sarà di una strategia o di una politica solida quando cambierà il governo? Questo è un problema enorme per le comunità ebraiche di tutta Europa. È soprattutto per questo che continuiamo a ripeterci come un disco rotto». Con queste parole Rabbi Menachem Margolin, Chairman della European Jewish Association (EJA) ha aperto mercoledì 15 aprile la sua conferenza annuale di due giorni per i leader delle comunità ebraiche europee, quest’anno intitolata “Global Intifada. Jewish Communities in the front Line.
Un evento senza dubbio importante per chi guida il mondo ebraico in Europa in tempi in cui essere ebrei in Europa è diventato sempre più difficile, che nel confronto con altri leader e nell’incontro con personalità istituzionali del mondo europeo che hanno a cuore questi temi trovano ispirazione e conforto.
Un nuovo quadro giuridico per salvaguardare la vita ebraica in Europa
Per risolvere la questione dell’antisemitismo in Europa, la proposta iniziale su cui rav Margolin ha invitato i partecipanti a riflettere nella due giorni è stata di richiedere, come associazione, uno status speciale di minoranza protetta per gli ebrei europei. «L’idea è quella di creare una nuova realtà per gli ebrei europei – ha spiegato -. Una realtà che non dipenda da quale governo sia al potere, o da come un partito politico si senta nei nostri confronti, ma che stabilizzi la vita ebraica e la sua posizione in Europa – per legge, nella pratica, e che sia protetta da interferenze o dalle ultime mode politiche. Vogliamo un futuro che sia nelle nostre mani, non in quelle di qualcun altro. E che questo futuro non sia negoziabile».
La proposta – che nell’idea dei suoi ideatori doveva essere avanzata presso ogni governo, tenendo conto delle diverse situazioni – è stata poi discussa dai partecipanti durante la seconda giornata, ed è stata rifiutata nella sua versione iniziale, propendendo invece per “incaricare l’EJA di esplorare, insieme ai governi nazionali e alle istituzioni europee, un nuovo quadro giuridico vincolante per l’ebraismo europeo – si legge nella nota – con l’obiettivo di salvaguardare la vita ebraica in Europa, attraverso una legge vincolante e con piena protezione al di fuori di considerazioni di natura partitica”. Nello specifico sono stati individuati diversi ambiti, essenziali per la continuità della vita ebraica nel continente, che dovrebbero trovare riscontro in un nuovo quadro giuridicamente vincolante per le comunità ebraiche: sensibilizzazione e promozione della vita ebraica, con eventi pubblici e iniziative che facciano conoscere la storia e le tradizioni, e gli aspetti positivi della vita ebraica; la sicurezza, che al di là di quella fisica, deve includere un’applicazione effettiva e significativa delle norme contro l’incitamento all’odio, anche attraverso i social media; libertà di religione, con la promozione della vita ebraica in modo aperto, sicuro e visibile; istruzione, con la formazione dei formatori sulla vita, la cultura, la storia e la tradizione ebraiche, la non inclusione nel progetto Erasmus di università coinvolte in episodi di antisemitismo e il contrasto agli episodi antisemiti nei campus e nelle scuole, l’adozione della definizione IHRA nel maggior numero possibile di università. «Quanto sopra sarà perseguito tramite un’azione di advocacy diretta da parte dell’Associazione Ebraica Europea per nostro conto, sotto l’egida di un nuovo quadro giuridicamente vincolante a livello nazionale e dell’UE», conclude la nota.
La vicinanza delle istituzioni europee di fronte al veleno dell’antisemitismo
«Voglio essere molto chiara: non c’è posto per l’antisemitismo in Europa, né nelle nostre strade, né online, né sotto altre vesti. L’antisemitismo è un veleno e, come ogni veleno, non può essere tollerato. Come ogni veleno, deve essere sradicato». Queste le parole pronunciate dalla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola in un video inviato in occasione della conferenza a cui non ha potuto partecipare in presenza. «L’Europa deve essere un luogo dove gli ebrei possano vivere apertamente, in sicurezza e senza paura – ha continuato -. dove indossare una kippah non sia un rischio, dove i bambini possano andare a scuola senza guardie armate ai cancelli, dove le famiglie possano celebrare le loro tradizioni in pace. Un luogo dove la vita ebraica fiorisca in ogni città, in ogni comunità del nostro continente».
Una vicinanza sincera e concreta al mondo ebraico è arrivata anche da Olivier Varhelyi, commissario europeo per la salute e il benessere degli animali. «L’Europa deve rispondere a questa minaccia con chiarezza, coerenza e determinazione. E oggi voglio dirvi chiaramente che le comunità ebraiche possono continuare a contare su di me e, naturalmente, sulla Commissione europea. Perché continueremo a difendere i diritti fondamentali. Continueremo a proteggere e sostenere la vita ebraica e continueremo a combattere l’antisemitismo. Poiché non si tratta solo di una minaccia per la nostra comunità ebraica, ma di una prova fondamentale per le nostre società democratiche. Se l’Europa non riesce a proteggere la sua minoranza ebraica, allora l’Europa fallisce».





