di Nathan Greppi
Continua ad allargarsi la frattura tra il Partito Democratico e gli ebrei italiani, aumentate esponenzialmente dal 7 ottobre 2023 ad oggi. Dopo che già nel 2024 il consigliere comunale di Milano Daniele Nahum ha lasciato il PD, e più di recente l’ex-deputato Emanuele Fiano ha contestato quella parte della sinistra milanese che vorrebbe interrompere il gemellaggio con Tel Aviv, l’ultimo episodio riguarda Fabiana Di Segni, consigliere del Municipio XI di Roma che è uscita dal PD.
Le motivazioni
In un post su Facebook, la Di Segni ha spiegato la scelta di lasciare il partito è “il risultato di una frattura che negli ultimi due anni è diventata sempre più profonda, fino a superare un limite che non posso più fingere di non vedere. In questo tempo sono stata oggetto di attacchi antisemiti, politici e personali, diretti, espliciti, violenti. Non parlo di impressioni. Non parlo di allusioni. Parlo di episodi concreti, di parole precise, di un clima sempre più pesante che ho visto crescere intorno a me dentro contesti che appartenevano al mio stesso partito”.
Ha continuato spiegando che il punto centrale “è che tutto questo si è sviluppato dentro un appiattimento politico e culturale sempre più evidente sul Medio Oriente. Un appiattimento che ha cancellato la complessità, ha ridotto tutto a una lettura ideologica, ha trasformato il confronto in una contrapposizione rigida tra buoni e cattivi e ha reso, di fatto, impossibile un dibattito serio”.
Ha aggiunto anche che spesso sono state chieste le sue dimissioni per le sue posizioni sul conflitto in corso: “Uno dei passaggi più gravi, per me, si è consumato nella sezione PD Marconi. Lì alcuni componenti del direttivo si sono sentiti liberi di usare frasi come ‘si scrive Israele e si legge nazismo’. In un altro caso, una componente dello stesso direttivo scrisse: ‘non ti preoccupare, i like sono i loro, non i nostri’. E quel ‘loro’ era chiarissimo: significava ‘degli ebrei’”.
Per sottolineare il clima dell’odio antiebraico che si è creato nel PD romano, ha affermato: “A pesare, per me, non sono state solo le aggressioni esplicite, ma anche il progressivo consolidarsi di una logica per cui io non venivo più vista come persona, come collega, come amministratrice, ma come parte di un ‘voi’. Ed è proprio quel ‘voi’ il punto di non ritorno”. Ha dichiarato anche che “oggi, nel Partito Democratico, su questi temi, io non vedo più uno spazio reale di confronto. Vedo una linea ideologica che non ammette complessità, che divide il mondo in blocchi morali contrapposti e che non interviene quando la critica al governo israeliano scivola nell’antisemitismo o nell’accettazione di parole che in un contesto democratico dovrebbero essere considerate intollerabili”.
I precedenti
Già nell’ottobre 2025, la Di Segni si era dimessa dal direttivo del circolo PD del quartiere Marconi di Roma. Nella sua lettera di dimissioni, ha spiegato: “Alcuni mesi fa è stata fatta circolare e fatta firmare una lettera su Gaza, nella quale si chiedevano cose evitando deliberatamente che ne venissero informate due persone del Direttivo (una di religione ebraica, l’altra in procinto di fare il percorso verso l’ebraismo) nel silenzio assenso di molti membri che hanno ritenuto di colludere con quella volontà. (…) Infine, permane un silenzio assordante da parte dell’intero Direttivo di fronte all’ignobile trattamento riservato a Emanuele Fiano, che avrebbe meritato solidarietà e rispetto, non indifferenza”.
In quell’occasione, ha anche denunciato il “clima di rabbia e aggressività generatosi all’interno del Circolo dopo la vicenda della lettera segreta e del dibattito sul Medio Oriente. In più occasioni mi è stato chiesto da alcuni di esprimermi in quanto ebrea piuttosto che come cittadina italiana e membro del partito”.



