di Ester Moscati
Anche se il 25 aprile cade quest’anno di Shabbat e quindi la Comunità di Milano come istituzione ebraica non partecipa, la delegazione della Brigata ebraica ci sarà, come altri gruppi di ebrei “laici” e simpatizzanti. La sezione del Corteo con la Brigata vedrà la partecipazione, importantissima ed estremamente significativa, anche degli ucraini e degli expat iraniani contrari al regime degli Ayatollah. Ne parliamo con il direttore del Museo della Brigata ebraica Davide Romano.
Qual è il senso di questa partecipazione oggi che la celebrazione della Liberazione è completamente stravolta, occupata dalla piazza propal, tanto che gli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme, alleato di Hitler, pretendono di sfilare in testa al corteo?
Nell’immediato credo doveroso offrire un luogo dove potere celebrare il 25 aprile a chi non si riconosce nella narrazione di matrice comunista. Infatti con noi vengono ormai da anni tante persone non ebree, che si sentono a proprio agio solo con la Brigata ebraica. Ma non guardiamo solo all’oggi. Quando tra vent’anni ci chiederanno se ci siamo opposti a tutto questo, voglio avere la coscienza a posto. Voglio potere rivendicare di avere combattuto culturalmente ovunque possibile, anche nelle sedi più ostiche. E avere sempre difeso la memoria del 25 aprile, della Brigata ebraica e della difesa delle democrazie.
Ci stiamo abituando al fatto di poter partecipare, come ebrei, alla manifestazione solo con un triplo cordone di sicurezza, un “nuovo ghetto”. Ma che “Liberazione” è? Non è una umiliazione incompatibile con i valori stessi del 25 aprile?
Abbiamo iniziato a marciare come Brigata ebraica il 25 aprile del 2004, in un ambiente affatto facile. Dopo anni siamo riusciti a non avere contestazioni, poi è arrivato il 7 ottobre 2023. La lotta all’antisemitismo è eterna. Tante generazioni di ebrei in passato si sono illuse che fosse finito, ma risorge sempre. Sempre. E noi dobbiamo essere sempre lì, pronti a denunciarlo. E a mostrarlo al mondo. Il 25 aprile è il momento del ricordo degli eroi della Brigata che hanno rischiato la propria vita per la libertà. Trovo giusto che a futura memoria tutti possano vedere come non siamo noi a essere umiliati, ma la memoria del 25 aprile e dei combattenti partigiani che scrissero insieme la Costituzione: dai comunisti ai liberali. Quanto succede oggi con l’intolleranza nei nostri confronti, mostra come l’esempio di unità nella differenza dimostrato dagli eroi dell’antifascismo viene oggi tradito.
Il CNL, Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia a Milano era presieduto da cinque personaggi, due dei quali erano ebrei: Emilio Sereni e Leo Valiani. Gli altri erano Alfredo Pizzoni Luigi Longo e Sandro Pertini. Come dice Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC, “La partecipazione ebraica alla resistenza non è stato un semplice contributo, ma una radice costitutiva“. “Un contributo è qualcosa che si dà da fuori, invece penso che gli ebrei siano stati dentro la Resistenza a tutti i livelli – ha spiegato Liliana Picciotto a Bet Magazine –, sia gli ebrei che hanno combattuto con le armi, sia gli ebrei che hanno combattuto con le parole, perché chi scriveva, chi pensava, chi rifletteva, chi distribuiva stampa clandestina era un combattente tanto quanto un altro. Fra questi ebrei c’erano anche alcuni dei grandi pensatori del futuro democratico dell’Italia, padri della patria come Leo Valiani, Vittorio Foa, Emilio e Enzo Sereni, Umberto Terracini, Eugenio Colorni, Eugenio Curiel”. Quindi lì è il nostro posto. Come ribadire questo concetto?
Quest’anno insieme allo striscione della Brigata ci saranno anche delle magliette che riporteranno i partigiani eroi della Resistenza di religione ebraica. Vogliamo allargare la memoria e mostrare come in fatto di antifascismo gli ebrei – nella Brigata ebraica e tra i partigiani europei, fino ai soldati Alleati – erano presenti con numeri altissimi. La Resistenza alle dittature è un nostro principio che oggi Israele applica contro i mercenari della teocrazia iraniana, da Heztbollah a Hamas. Anche per questo il prossimo 25 aprile marceremo con tanti iraniani che sentono come noi l’avversione a quel regime sanguinario, con cui tanti sedicenti antifascisti hanno dialogato fino a ieri. Al punto che in tante manifestazioni Propal di questi anni abbiamo visto tante bandiere dei proxy iraniani, e mai sentito – per esempio – i dissidenti iraniani o i palestinesi anti-Hamas. Noi siamo e saremo sempre lì: dalla parte dei popoli oppressi per dare voce alle persone libere che rischiano la vita perché si espongono contro i regimi che li opprimono. Ieri come oggi, sempre Resistenza!



