l'Imam Izzedin Elzir e il presidente della Comunità Ebraica di Firenze Enrico Fink

Felici e scontenti? Dialogo aperto al Festival delle Religioni 2021

Italia

di Ilaria Ester Ramazzotti
“Da dove viene quella voce interiore che sembra dirci che siamo felici, ma nel fondo scontenti? È quella stessa voce che ci richiama a vivere il tempo con una maggiore lentezza, con una maggiore profondità. È quella voce che la frenesia delle giornate fa spesso sentire come flebile e che però invita a trattenere il tempo, a dedicarsi alla cura dell’anima, alla preghiera e alla riflessione”. Sono questi gli argomenti di fondo del Festival delle Religioni 2021, svoltosi a Firenze dal 19 al 21 novembre con l’obiettivo di rilanciare il dibattito sulla felicità in rapporto alla grande disponibilità di risorse e servizi in Occidente. Un evento interreligioso che, spiega ancora l’organizzatrice e filosofa Francesca Campana Comparini, “vuole riflettere proprio su questi temi cercando di aprire prospettive per predisporci alla ricerca di una felicità più vera e più ampia”. Per questo si sono confrontati religiosi e laici, teologi e giornalisti, scrittori, artisti, sociologi, filosofi, storici, personaggi pubblici.

All’apertura della tre giorni, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha consegnato le Chiavi della città alla scrittrice Edith Bruck, che ha portato la sua testimonianza della Shoah e che, a proposito del tema al centro del dibattito, ha sottolineato: “Oggi sono felice. Oggi è la chiave della felicità”. In seguito, il giornalista Paolo Mieli e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si sono soffermati sulle prospettive di pace in Medio Oriente. 

Ampi e differenti sono stati gli approcci proposti dagli ospiti intervenuti nel ventaglio dei dibattiti sulla felicità. Per il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti, “la felicità è impraticabile oggi, perché la società ci prevede come operatori di mercato, consumatori o produttori”. L’intellettuale ha poi approfondito, “il mito della felicità” nella storia, concentrandosi sui limiti e sulle contraddizioni della società contemporanea e sulla necessità di recuperare al più presto la centralità della persona.  

L’arte, la meraviglia delle immagini di felicità e il loro significato sono stati l’approfondimento di Vittorio Sgarbi, che ha chiosato: “”La felicità è un assoluto, che coincide per esempio con la fede e con la certezza di Dio, la scontentezza è transitoria e relativa”. Lo psicoanalista Massimo Recalcati ha invece proposto una disquisizione filosofica e psicanalitica fra gioia e felicità: “C’è un tempo per essere felici, c’è un tempo dove siamo felici, c’è un tempo dove è impossibile non essere scontenti”. Il filosofo Sergio Givone ha offerto una riflessione sul rapporto fra felicità e libertà, chiedendosi in primis: “Siamo davvero felici e scontenti”? Il professore di psichiatria all’Università degli Studi di Siena Andrea Fagiolini è poi intervento a proposito di molecole di felicità e tristezza, spiegando quando la felicità e la scontentezza diventano malattia.

Padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, ha invece approfondito il tema della felicità in Dio, rassicurando che: “O si è felici tutti insieme o non si può essere felici da soli”. Padre Bernardo Gianni, abate della basilica San Miniato al Monte, ha rimarcato: “Il destino dell’uomo è la felicità”. “Essere scontenti dell’attimo per desiderare l’eterno, che è Dio”, sono state le parole di Fra Francesco del Convento di San Salvatore Monte alle Croci. Infine, l’Imam Izzedin Elzir e il presidente della Comunità Ebraica di Firenze Enrico Fink hanno parlato della felicità alla luce dell’islam e nell’ebraismo. “Felici e scontenti? È questa la realtà dell’essere umano – ha sottolineato l’Imam -. Tocca quindi a noi definire e vivere la felicità”. “La scontentezza, l’essere scontenti di ciò che si vede, ci spinge all’azione, a un’etica, a un comportamento che sta alla base del pensiero religioso”, ha detto Fink. 

Le chiavi di Firenze a Edith Bruck e le riflessioni della testimone della Shoah

Il sindaco di Firenze Nardella consegna le chiavi della città alla scrittrice Edith Bruck
Il sindaco di Firenze Dario Nardella consegna le chiavi della città alla scrittrice Edith Bruck


La vincitrice del premio Strega Edith Bruck ha ricevuto il riconoscimento civico fiorentino dalle mani del sindaco Dario Nardella “per la sua instancabile opera di testimonianza verso le giovani generazioni dei crimini dell’Olocausto vissuti da lei in prima persona e raccontati con grande lucidità e coraggio, facendo propria la lingua italiana, e per aver riportato le discriminazioni razziali verso il popolo ebreo che hanno attraversato l’Europa dagli anni Trenta del secolo scorso fino ad oggi”. “Firenze le dice grazie – ha detto Nardella -, è davvero emozionante sentire oggi le sue parole nella nostra città e la sua instancabile volontà di essere testimone”.  Parlano di attualità, la scrittrice, poetessa e testimone della Shoah ha evidenziato: “La sottovalutazione è totale, ci sono troppe manifestazioni, anche fasciste. E queste sono vietate dalla Costituzione. Le manifestazioni di Forza Nuova non mi hanno fatto dormire, ho visto loro esponenti con la croce uncinata. E ho avuto incubi: ho sognato che la croce uncinata mi strozzava”. “Stiamo attenti, anche negli anni ’30 i problemi sono iniziati così, dopo la crisi economica. Qui, oltre alla crisi, c’è la disoccupazione, c’è il Covid e una scontentezza generale. Tutto questo è molto molto pericoloso”, ha aggiunto Bruck.

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