di Anna Balestrieri
Una partita di calcio trasformata, per un giorno, in un delicato banco di prova per l’ordine pubblico. A Bergamo, l’andata dei playoff di Conference League tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv, disputata giovedì 20 agosto alla New Balance Arena e conclusa sullo 0-0, è stata preceduta da una manifestazione pro-Palestina e accompagnata da un imponente dispositivo di sicurezza. Durante la gara si sono registrati anche attimi di tensione tra le due tifoserie, mentre la Digos ha sequestrato 45 chili di fumogeni e fuochi d’artificio in un bed and breakfast dove alloggiavano due sostenitori israeliani. (RaiNews)
La protesta contro la partita: «Fuori il sionismo dallo sport»
Già nei giorni precedenti alla gara era apparso chiaro che Atalanta-Hapoel non sarebbe stata una normale serata di calcio. La Rete Bergamo per la Palestina aveva indetto un presidio nelle vicinanze dello stadio, contestando lo svolgimento della partita e la partecipazione delle squadre israeliane alle competizioni UEFA.
Gli organizzatori avevano scelto uno slogan esplicito: «Show Hapoel the red card – Fuori il sionismo dallo sport». La mobilitazione chiedeva, tra le altre cose, la sospensione delle squadre israeliane dalle competizioni europee e criticava l’idea che lo sport potesse essere separato da quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Alla vigilia della partita, inoltre, la scritta luminosa «Boycott Israel» era stata proiettata sulle pareti esterne della New Balance Arena, iniziativa rivendicata dall’Equipaggio di Terra di Bergamo della Global Sumud Flotilla. Un boicottaggio dal sapore paradossale nei confronti dell’Hapoel Tel Aviv, storicamente la squadra di calcio israeliana più inclusiva, che vanta molti calciatori arabi.
Il presidio si è svolto nel tardo pomeriggio a circa un chilometro dallo stadio. Secondo le ricostruzioni disponibili, non si sono verificati scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, anche se il passaggio dei pullman diretti allo stadio con a bordo i tifosi dell’Hapoel ha provocato alcuni momenti di tensione, rapidamente rientrati.
Bergamo sotto stretta sorveglianza
La città era stata preparata da giorni a un appuntamento considerato particolarmente sensibile. Il piano di sicurezza era stato discusso prima in Questura e poi in Prefettura. Per l’occasione erano stati schierati centinaia di agenti, con personale specializzato nell’ordine pubblico, nell’antiterrorismo e nei controlli anti-esplosivo.
Particolare attenzione era stata riservata anche allo spazio aereo: erano stati predisposti dispositivi anti-drone e limitazioni al sorvolo dell’area dello stadio. I sostenitori israeliani sono stati accompagnati lungo un percorso organizzato appositamente e concentrati in un’area diversa rispetto a quella utilizzata per altre partite.
Alla vigilia erano attesi circa mille tifosi dell’Hapoel, ma all’interno dell’impianto la presenza israeliana è risultata più ampia: secondo RaiNews, circa 1.700 sostenitori hanno assistito alla partita, con 1.300 nel settore ospiti e altri in Tribuna Centrale attraverso biglietti messi a disposizione dall’UEFA.
Il divieto delle bandiere palestinesi
Uno degli aspetti più discussi è stato il divieto di introdurre bandiere palestinesi all’interno della New Balance Arena. La misura è stata applicata nell’ambito delle regole UEFA sulle bandiere di nazionalità diverse da quelle delle squadre impegnate in campo e ha comportato controlli rafforzati agli ingressi.
La decisione aveva suscitato ulteriori polemiche, proprio perché all’esterno dello stadio era prevista una manifestazione espressamente dedicata alla causa palestinese. Dentro l’impianto, tuttavia, il messaggio politico non avrebbe dovuto tradursi nell’esposizione di simboli nazionali palestinesi.
Gli attimi di tensione tra le tifoserie
Le tensioni più concrete della serata non si sono però verificate tra manifestanti e polizia, bensì all’interno dello stadio. Pochi minuti dopo l’inizio dell’incontro, un gruppo di tifosi dell’Atalanta si è avvicinato alla balaustra che delimitava la Curva Sud.
Secondo la ricostruzione riportata dalle fonti di stampa, la reazione sarebbe stata provocata da uno sputo che sarebbe partito dal settore occupato dai tifosi israeliani. Gli steward sono intervenuti per impedire che la situazione degenerasse. Non risultano tuttavia scontri fisici generalizzati né feriti.
L’episodio è rimasto circoscritto, ma ha confermato il clima di forte tensione che aveva accompagnato l’intera giornata.
I tifosi dell’Hapoel avevano inoltre esposto tre striscioni con la scritta «Hapoel Ad HaMavet», «Hapoel fino alla morte», accendendo numerose torce rosse.
Il sequestro di 45 chili di fumogeni e fuochi d’artificio
A rendere ancora più delicato il quadro della sicurezza è stato il ritrovamento, da parte della Digos, di 45 chili di fumogeni e fuochi d’artificio in un bed and breakfast del centro di Bergamo.
Il materiale si trovava nell’alloggio di due tifosi israeliani, che sono stati identificati dalle autorità. Il sequestro è avvenuto nell’ambito dei controlli predisposti in occasione della partita.
Una partita finita senza scontri generalizzati
Nonostante le preoccupazioni della vigilia, il presidio pro-Palestina, l’arrivo di migliaia di tifosi israeliani, le tensioni sugli spalti e il sequestro di materiale pirotecnico, la serata non è degenerata in scontri generalizzati tra manifestanti, tifosi e forze dell’ordine.
Il presidio si è concluso senza incidenti rilevanti e gli attimi di tensione nello stadio sono stati contenuti dall’intervento degli steward. Sky TG24 riferisce che, nel complesso, non si sono registrati scontri o ulteriori momenti di tensione fuori dall’impianto.
Sul terreno di gioco, invece, la partita si è chiusa con uno 0-0 che lascia completamente aperto il doppio confronto. L’Atalanta ha avuto alcune occasioni, soprattutto nel finale, senza riuscire a superare la difesa dell’Hapoel. Il ritorno si giocherà a Miskolc, in Ungheria.
A Bergamo, dunque, il risultato sportivo è stato soltanto una parte della storia. Per un’intera giornata, intorno ad Atalanta-Hapoel Tel Aviv si sono intrecciati calcio, sicurezza, protesta politica e le profonde divisioni legate alla guerra in Medio Oriente. Una tensione rimasta, almeno questa volta, sotto controllo, ma che ha trasformato uno spareggio europeo in uno degli eventi di ordine pubblico più delicati dell’estate italiana.



