di Anna Balestrieri
Lo sciopero a sorpresa all’aeroporto internazionale Ben Gurion è terminato e i lavoratori sono tornati completamente alle proprie postazioni. La protesta, iniziata nella giornata di giovedì 20 agosto, ha bloccato per alcune ore gli arrivi e le operazioni di check-in proprio nel giorno più intenso dell’anno per il traffico aereo israeliano. Dopo l’intesa raggiunta tra l’Israel Airports Authority e il sindacato dei lavoratori, le attività stanno riprendendo gradualmente.
Il ritorno alla normalità, tuttavia, richiederà tempo. Il blocco ha accumulato ritardi e congestione nei terminal, alcuni voli sono stati cancellati e per migliaia di passeggeri i disagi sono destinati a proseguire ancora per diverse ore mentre compagnie aeree e autorità aeroportuali cercano di smaltire le conseguenze dell’interruzione.
107 mila passeggeri e 650 voli
La protesta è esplosa in una giornata da record per Ben Gurion: circa 107 mila passeggeri e 650 voli previsti, il livello di traffico più alto registrato dallo scalo nell’ultimo anno. L’interruzione improvvisa del lavoro ha quindi avuto un impatto immediato su un sistema già sottoposto a una pressione eccezionale.
Durante le ore di blocco, le aree delle partenze si sono riempite di viaggiatori in attesa di effettuare il check-in e di superare i controlli. Anche con la ripresa delle operazioni, il traffico accumulato non può essere riassorbito immediatamente: i voli stanno tornando a partire e ad arrivare in modo progressivo, ma ritardi e modifiche operative continueranno a ripercuotersi sulla giornata.
Accordo tra Autorità aeroportuale e sindacato
Il punto di svolta è arrivato con l’accordo tra l’Israel Airports Authority e il sindacato dei lavoratori dell’aeroporto. Dopo ore di tensione, i dipendenti sono rientrati completamente al lavoro e lo scalo ha potuto avviare il ripristino delle normali operazioni.
L’intesa prevede inoltre un significativo ampliamento dell’organico, una delle principali richieste alla base della protesta. La carenza di personale era stata indicata dai dipendenti come uno dei problemi più gravi nella gestione dei picchi di traffico, in particolare durante giornate con oltre centomila passeggeri in transito.
Netanyahu: «Ben Gurion continuerà a operare normalmente»
Nel corso della crisi era intervenuto anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, che aveva assicurato che Ben Gurion avrebbe continuato a operare normalmente. La dichiarazione va ora letta come una reazione a uno sciopero che si è nel frattempo concluso.
In un messaggio pubblicato su X, Netanyahu ha dichiarato che «l’aeroporto Ben Gurion continuerà a rimanere aperto e a operare normalmente», aggiungendo una minaccia diretta a chi ostacolerà il funzionamento dello scalo: «Chiunque si metta di traverso… volerà a casa».
Regev all’estero durante la crisi
La protesta ha assunto anche una forte dimensione politica. La ministra dei Trasporti Miri Regev si trovava infatti all’estero per un viaggio privato mentre a Ben Gurion esplodeva il blocco. Regev ha reagito duramente allo sciopero, avvertendo che i lavoratori coinvolti «pagheranno un prezzo pesante».
Il giorno precedente, Regev, Netanyahu e alti funzionari del ministero avevano visitato l’aeroporto e incontrato lavoratori e passeggeri proprio in vista dell’eccezionale flusso previsto per questa settimana. La successiva partenza della ministra e lo sciopero scoppiato poche ore dopo hanno alimentato ulteriormente le polemiche.
Lo sciopero è finito, i disagi no
La riapertura completa delle attività chiude quindi la fase più critica della protesta, ma non cancella le conseguenze prodotte nelle ore di blocco. Voli cancellati, partenze ritardate, passeggeri in attesa e operazioni da riprogrammare continueranno a pesare sul funzionamento dello scalo ancora per diverse ore.
Lo sciopero è terminato, ma per migliaia di passeggeri la giornata di caos a Ben Gurion è tutt’altro che conclusa.



