Feto di 30 settimane

Scambio di embrioni in un ospedale nei pressi di Tel Aviv

di Michael Soncin
“Sono stanca ed esausta. Ho realizzato il sogno della mia vita. Volevo un bambino da molti anni ed ho subito trattamenti estenuanti finché non è arrivato il momento tanto atteso. Chiedo che mi permettano di crescerla e di essere lasciata in pace”. A parlare tramite una dichiarazione rilasciata dall’avvocato è la donna che in questi giorni ha dato alla luce una bambina nel Sheba Medical Center, vicino Tel Aviv, spiacevole protagonista di uno scambio di embrioni.

Circa nove mesi fa le è stato impiantato per errore un feto che non era il suo. Entrambi i genitori, come specifica il Times of Israel, identificati con le iniziali ebraiche Ayin e Alef, hanno dichiarato di voler crescere la bambina come se fosse la loro. Lo sbaglio si è verificato presso il Centro Medico Assuta di Rishon Lezion.

Dopo una selezione preliminare per individuare i potenziali genitori biologici, è stata individuata una coppia con le più alte probabilità. Tutto ciò ha portato ad una lotta intestina dove i presenti genitori biologici avrebbero chiesto l’affidamento della neonata. A sua volta l’altra coppia avrebbe lottato per tenerla.

La conferma di un test genetico ha smentito la preventiva attribuzione dei potenziali genitori biologici: non c’era nessun legame con l’embrione. Per questo motivo, dopo l’importante dettaglio emerso, il tribunale ha respinto l’affidamento, lasciando la custodia della bambina ai neogenitori.

Shuki Shemer, presidente dell’Assuta, è del parere che è alquanto improbabile che la bambina possa venire sottratta alla madre. Chi sono quindi i genitori? Mistero. “A questo punto, non abbiamo alcun indizio per identificare i genitori biologici della bambina. È nostra volontà chiedere al Ministero della Salute di rivalutare il rapporto rischi-benefici, che potrebbe comportare il proseguimento delle ricerche”, ha affermato Shemer, specificando poi che attualmente l’ospedale non è “in grado di identificare l’origine esatta dell’errore”, oltre ad essere alquanto insolito come errore umano, visto l’iter. “Si tratta di un grave incidente. Per tale ragione, prenderemo provvedimenti, e ci assicureremo che un incidente del genere non si ripeta mai più”, ha aggiunto.

Se al contrario le ricerche per trovare i genitori biologici devono continuare, circa 40 donne dovranno sottoporsi al test, per trovare con certezza la corrispondenza genetica col feto. Questo si concluderà poi con un processo legale per determinare la custodia della neonata.

Chiaramente l’incidente tanto discusso in Israele ha sollevato dubbi alle donne che si sono sottoposte a questa pratica, che ora chiedono la legittimità dei trapianti embrionali. Casi simili sono già successi nel mondo, ma qui stiamo parlando di un episodio che sembra non avere avuto mai precedenti in Israele.