Quel neonato usato come esca e lo strabismo della politica

di Paolo Salom

Un neonato vagisce disperato nella desolazione di Gaza. Intorno polvere e rimbombi cupi: è la guerra dei 50 giorni. La pattuglia di soldati israeliani si blocca. Pochi istanti e il comandante, un ragazzo poco più che ventenne, ordina: potrebbe essere un bambino abbandonato, andiamo a vedere. Un calcio e la porta della casa va giù. Entra prima lui, l’ufficiale. Poi gli altri. La scena che si trovano di fronte è al di là di ogni immaginazione: il neonato, ormai quasi afono per il piangere, è avvolto nel tritolo. Non c’è tempo per fare nulla. L’esplosione investe il comandante, uccidendolo sul colpo. Il soldato che si trovava dietro a lui, quello che poi racconterà questa storia, viene sbalzato di sette metri (il soldato è un ragazzo di origini italiane). Ma, grazie al sacrificio del suo compagno, si salva. A noi che ascoltiamo la vicenda, una delle tante emerse dall’inferno di Gaza, non resta che una riflessione: i confini dell’umanità, come altrove in Medio Oriente, sono un ricordo (forse) di un tempo lontano, quando anche in guerra ci si preoccupava di proteggere la vita degli inermi. Cosa che per Israele è tuttora più che un Comandamento. E tuttavia, nel lontano Occidente, lo strabismo è tale per cui gli “assassini di bambini” sono proprio i soldati dello Stato ebraico, gli unici che continuano a mantenere regole di ingaggio strettissime (e spesso al limite dell’autolesionismo) pur di ridurre al minimo il rischio di colpire innocenti. Bene, abbiamo parlato dei confini dell’umanità. Ma nello stesso Medio Oriente dove da anni si combattono furiose guerre civili che non conoscono tregua o limiti alle crudeltà, sono ormai gli stessi confini fisici ad essersi dissolti. Curioso parallelo. Gli Stati nazionali disegnati dalle vecchie potenze coloniali (Gran Bretagna, Francia e, a loro modo, gli Stati Uniti) si sono dissolti (Libia, Siria) o sono in via di dissoluzione (Iraq). Altri appaiono in lista d’attesa mentre un nuovo “Stato Islamico” divora territori, letteralmente, a fil di spada. In questo contesto il lontano Occidente si è sentito minacciato e ha deciso di “bombardare i terroristi”. Ma di questa guerra non sappiamo quasi nulla, se non che le vittime civili sono numerose. Ed è qui che il cerchio si salda. E ci lascia perplessi. Perché anche Israele ha mosso guerra contro una “minaccia alle proprie porte” (e che minaccia!! Hamas lanciava missili sulle case). Ma per quello che ha fatto, difendersi, è stata contrastata dal mondo intero. Ora il lontano Occidente fa lo stesso. Addirittura aiutato da alcuni Paesi arabi contro terroristi spietati, certo, ma quanto capaci di mettere in pericolo l’Europa o l’America? Il re è nudo, racconta la favola di Andersen. Nel nostro caso: nessuno che sia disposto ad avvolgere di tritolo un proprio neonato può volere la pace. È bene saperlo e riporre la speranza nei fatti reali. È doloroso. Anche perché, nel lontano Occidente, le favole sono ancora all’ordine del giorno.