Notte di fuoco su Israele. Dai raid su Teheran alla strage di Beit Shemesh: l’escalation che scuote il Medio Oriente

Israele

di Anna Balestrieri

Nel giro di meno di 48 ore, il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran è passato da un’offensiva militare mirata a uno scontro aperto con vittime civili, missili sulle città e un terremoto politico ai vertici della Repubblica Islamica.

Sabato all’alba: il raid congiunto contro l’Iran

Nelle prime ore di sabato, Israele e Stati Uniti hanno lanciato una vasta operazione coordinata contro obiettivi strategici in Iran. L’offensiva, pianificata tra l’IDF e il Pentagono, ha colpito siti missilistici, sistemi di difesa aerea e infrastrutture militari in diverse aree del Paese.

Secondo fonti americane, nelle prime 12 ore Washington avrebbe condotto circa 900 attacchi. Israele avrebbe completato più ondate contro lanciatori di missili balistici e batterie antiaeree.

Nel corso della giornata è arrivata la notizia destinata a segnare uno spartiacque storico: la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Insieme a lui sarebbero stati uccisi numerosi alti funzionari militari.

Poco dopo è emersa un’ulteriore conferma: anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, tra i più noti e duri oppositori di Israele, sarebbe stato eliminato nel colpo d’apertura israeliano.

Il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno lasciato intendere che l’obiettivo strategico sia favorire un cambio di regime a Teheran.

Nel frattempo, il presidente iraniano ha annunciato che un consiglio di leadership post-Khamenei “ha iniziato i lavori”, aprendo una fase di transizione senza precedenti.

Le perdite da parte israeliana sono 10. Se ne registrano anche 3 da parte americana.

Sabato: la risposta iraniana e l’allerta generale
La reazione iraniana è stata immediata. Nell’arco di poche ore, Teheran ha lanciato circa 300 missili balistici. Molti erano diretti verso Israele, mentre esplosioni sono state segnalate anche negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita.

In Israele le sirene hanno risuonato a intermittenza per tutta la giornata. Il Comando del Fronte Interno ha ordinato la sospensione di scuole, eventi pubblici e lavoro non essenziale, invitando la popolazione a restare vicino ai rifugi.

Le scene di cittadini rifugiati nelle stazioni sotterranee di Tel Aviv hanno ricordato i momenti più tesi della guerra di 12 giorni del giugno 2025, che aveva provocato 28 morti israeliani e oltre 3.000 feriti prima della conclusione seguita a un massiccio bombardamento statunitense su siti nucleari iraniani.

Sabato notte: il missile che colpisce Tel Aviv
La prima vittima civile in Israele è arrivata nella tarda serata di sabato. Un missile balistico iraniano, non frammenti intercettati ma un vettore completo con testata di diverse centinaia di chilogrammi, ha colpito un’area residenziale di Tel Aviv. L’esplosione ha scavato un ampio cratere, incendiato veicoli e danneggiato gravemente due edifici, uno dei quali privo di stanze blindate interne.

Una donna quarantenne, badante straniera, è stata estratta in condizioni critiche e dichiarata morta durante il trasporto in ospedale. È la prima vittima civile in Israele dall’inizio di questa nuova fase del conflitto.

Altre 27 persone sono rimaste ferite — due in condizioni moderate e 25 lievemente, tra cui diversi bambini. Tra i salvati dalle macerie anche un neonato di due mesi e la sorella maggiore.

Il servizio di emergenza Magen David Adom ha distribuito i feriti in tre ospedali dell’area metropolitana.

Le autorità militari hanno stabilito che la vittima non è riuscita a raggiungere il rifugio in tempo. La maggior parte dei residenti si era diretta verso un bunker pubblico nelle vicinanze.

Nelle ore successive: la tragedia di Beit Shemesh
L’episodio più grave si è verificato nella città di Beit Shemesh.

Un missile iraniano ha colpito direttamente un’area residenziale. Secondo le prime ricostruzioni, sono stati lanciati intercettori, ma hanno mancato il bersaglio. L’impatto è stato diretto e devastante.

Il bilancio è salito a nove morti. Almeno 20 persone risultano ancora disperse sotto le macerie.

Il missile avrebbe provocato il crollo di diversi edifici, tra cui una sinagoga. Le autorità stanno verificando se la struttura sia collassata sopra un rifugio pubblico, aggravando il numero delle vittime.

All’interno dell’IDF è stata aperta un’indagine per chiarire:

Perché l’intercettazione non sia riuscita

Se il rifugio fosse conforme agli standard

Se la porta fosse chiusa correttamente

Se la tragedia potesse essere evitata

Si tratta di uno dei colpi più duri subiti dal fronte interno israeliano in questa fase del conflitto.

 

Escalation regionale e tensione nel Golfo
Mentre Israele continua i raid contro l’infrastruttura missilistica iraniana, la crisi si estende.

Detriti di un drone avrebbero danneggiato un edificio ad Abu Dhabi che ospita l’ambasciata israeliana, causando due feriti lievi. Negli Stati Uniti è emerso che bombardieri strategici B-2 sarebbero stati impiegati nei raid contro l’Iran, come già accaduto nel conflitto del 2025.

La simultanea eliminazione di Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad rappresenta una frattura storica nella leadership iraniana. A Washington e Gerusalemme si parla apertamente di cambio di regime, mentre Teheran promette vendetta.

Uno scenario sempre più pericoloso
In meno di due giorni, il conflitto è passato da un’offensiva preventiva a una guerra con vittime civili, missili sulle città e una transizione di potere ai vertici della Repubblica Islamica.

La morte della prima civile a Tel Aviv, la strage di Beit Shemesh con nove morti e venti dispersi, e l’uccisione di Ahmadinejad nel raid iniziale mostrano quanto lo scontro abbia superato ogni soglia precedente.

Il Medio Oriente entra così in una delle sue fasi più instabili degli ultimi decenni, con il rischio concreto che le prossime ore segnino un’ulteriore, drammatica escalation.

 

Foto in alto: il sito di impatto del missile balistico iraniano a Beit Shemes, dove è stata distrutta una sinagoga ed è collassato il rifugio sottostante, provocando numerose vittime.