Il Memoriale della Shoah Yad Vashem a Gerusalemme

L’appello al terrorismo del giornalista palestinese: “Un cadavere annullerà la cerimonia dedicata alla Shoah”

Israele

di Paolo Castellano
Il prossimo 27 gennaio i palestinesi dovrebbero organizzare un attentato terroristico a Gerusalemme durante le celebrazioni del 75esimo anniversario dalla liberazione di Auschwitz. A scriverlo è un editorialista arabo, Yahya Rabah, sul giornale ufficiale dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadida. Il commento di Rabah non è passato inosservato e le sue affermazioni sono state raccolte dall’organizzazione israeliana Palestinian Media Watch che le ha tradotte dall’arabo in inglese.

Come riporta Algemeiner, dalle colonne del suo giornale Rabah ha dunque incitato i palestinesi a “resistere” all’olocausto compiuto da Israele, anche attraverso un attacco terroristico: «Uno sparo interromperà la cerimonia e un cadavere l’annullerà». L’editorialista ha fatto quindi riferimento ai 40 capi di stato che saranno presenti a Gerusalemme il 27 gennaio per partecipare all’evento Ricordare l’Olocausto: combattere l’antisemitismo. Tra i leader mondiali, ci saranno il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, il principe Carlo d’Inghilterra e il presidente della Federazione russa Vladimir Putin.

«In questo momento Israele sta pianificando con ogni sforzo una cerimonia nella Gerusalemme occupata, e ormai è abituato ad invitarci tutto il mondo. L’olocausto degli ebrei è terribile, ma l’olocausto palestinese condotto da Israele continua ad essere insignificante, spettacolare e positivo», ha rincarato la dose Rabah. «Certamente, i palestinesi non accetteranno mai questa associazione, si può presumere che si opporranno alla cerimonia che si terrà a Gerusalemme poiché Gerusalemme è loro, nonostante il sudicio affare del secolo di Trump che l’ha consegnata a Israele».

«E nonostante la miseria degli arabi e la loro insoddisfazione per ciò che sta accadendo, sono in grado, anche per un solo momento, di non seguire le scelte di Israele e degli Stati Uniti che decidono per loro chi siano gli amici e chi i nemici», termina così l’articolo del giornalista palestinese.

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