La Knesset, il parlamento israeliano

Israele: cade il governo. Alle urne il 23 marzo 2021

Israele

di David Zebuloni
Nonostante i sondaggi ci avessero preparati a questo momento drammatico, la notizia pare comunque avere dell’incredibile: Israele torna alle urne, per la quarta volta in meno di due anni. Lo scioglimento del governo attuale è stato decretato ieri sera dalla Knesset, riunitasi per decidere definitivamente se continuare insieme o separarsi per sempre. La separazione è stata dunque promossa non tanto dai membri dell’opposizione, quanto dagli stessi parlamentari appartenenti alla coalizione Netanyahu-Gantz, stufi della situazione attuale e del governo improbabile al quale si sono sentiti costretti negli ultimi mesi.

Nonostante i traguardi straordinari raggiunti nelle ultime settimane dal Premier Benjamin Netanyahu, dall’accordo di pace con il Marocco all’arrivo del vaccino anti-Covid in Israele, il suo governo non riesce a sopravvivere all’ennesima crisi parlamentare e il quarto girone elettorale viene fissato per il 23 di marzo 2021, ad un anno dalla diffusione del Covid nello Stato ebraico e dalla grande crisi da essa generata.

Com’era già stato anticipato su Mosaico la scorsa settimana, il motivo principale dell’allora imminente scioglimento, era quello di non aver varato in tempo utile la finanziaria per il 2021, eppure ad oggi il problema risulta essere più profondo. Il partito di Beny Gantz, Blu-Bianco, pare sgretolarsi irreversibilmente: Asaf Zmir, Ram Shefa e Miki Haimovich votano a favore dello scioglimento, impedendo così al loro capolista di sostituire Netanyahu al governo nel momento prefissato dall’accordo di rotazione.

Anche il Likud si separa. Gideon Saar infatti, numero cinque della lista di Netanyahu, fonda un suo partito e dichiara guerra all’attuale Capo di Governo. Ad unirsi a lui sono proprio quegli altri parlamentari “pentiti” del Likud, come la giovane Shasha Bitton, che credono ancora in una coalizione di destra, ma non credono più nella capacità di Netanyahu di formarla.

La smania di Saar di fondare un partito che possa sostituire il governo attuale, è stata molto discussa dai mass media e sui social. Alcuni hanno definito il suo tentativo eroico e coraggioso, addirittura necessario. Altri invece l’hanno giudicato inutile e patetico, ricordando ciò che era accaduto un anno fa, quando Saar aveva sfidato Netanyahu alle primarie del Likud, perdendo clamorosamente con il 27,5% di voti contro i 72.5% del Premier in carica.

“Io non volevo lo scioglimento del governo”, ha dichiarato Benjamin Netanyahu nella conferenza stampa che ha succeduto la votazione della Knesset. “È stato il partito di Gantz a condurci a questo quarto girone elettorale, contro la volontà mia e del Likud. Ma se proprio siamo obbligati a tornare alle urne, ve lo garantisco cari cittadini: vinceremo di nuovo.”

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