Il Museo d’Israele si apre agli ortodossi

Israele

di A. B.

Svolta nei rapporti fra cultura israeliana laica e mondo ortodosso: il Museo Israel di Gerusalemme (imj.org.il) dedica, fino a dicembre un’esposizione ai hassidim, gli ebrei ortodossi che vivono la propria esistenza totalmente immersi in un’atmosfera di misticismo. Quando si sono aperti i cancelli della mostra (che presenta i hassidim sotto un aspetto etnografico, in particolare nei loro rituali e nei loro abbigliamenti) i dipendenti del Museo hanno notato con stupore che fra i visitatori si affollavano comitive di ebrei ortodossi: ed era quella la prima volta in assoluto che li vedevano, in decine di anni di attività. L’emozione è stata tale – scrive il quotidiano Ha’aretz – che adesso il Museo esamina per la prima volta la possibilità di venire incontro ai timorati consentendo loro visite separate per uomini e donne (solo nel padiglione Hassidim), in ore straordinarie in cui l’istituto sarebbe altrimenti chiuso. La totale ostilità del mondo rabbinico verso la rappresentazione (anche artistica) delle fattezze umane è radicata nei secoli. Eppure alcuni mesi fa quando la mostra Hassidim: non solo bianco e nero era in fase avanzata di allestimento, uno dei più autorevoli esponenti del mondo ortodosso – il Rebbe di Kalarin – ha rotto il ghiaccio, visitando il Museo. Gli oggetti esposti – fra cui il Talled del rabbino hassidico Baal Shem Tov e antichissimi libri di scritti di proprio pugno da illustri maestri di dottrina – lo hanno scosso e commosso. Nei rioni ultraortodossi di Gerusalemme – alcuni distanti appena un paio di chilometri dal Museo – è stato immediato il passa-parola, cui ha fatto eco la stampa religiosa. Anche questa settimana genitori ortodossi accompagnati da prole numerosa si sono spinti nelle aule del Museo, ostentando una certa dose di coraggio personale: perché in altri padiglioni sono esposte “aborrite” nudità femminili e perché il Museo Israel è aperto anche nella giornata del riposo sabbatico. Dunque, almeno sulla carta, dovrebbe essere boicottato dai timorati. Ma la curiosità ha prevalso.

La mostra Hassidim apre una serie di finestre: sul mondo dei bambini, sulla vita delle donne, sulla figura dell’Admor, il capo della corte rabbinica che esercita un’autorità assoluta sui propri seguaci. I visitatori sono accompagnati per mano in un mondo che – dopo la Shoah – sembrava essere stato spazzato via in maniera definitiva e che invece nelle ultime generazioni sta riprendendo quota e fiducia in se stesso. Tre seminaristi di collegio rabbinico che, in occasione del carnevale ebraico, vestono lussuose livree settecentesche sembrano presi a prestito dalla Polonia del secolo scorso: ma la loro foto è stata scattata di recente alla periferia di Tel Aviv. Hassidim non è dunque solo una mostra di rimpianto per una cultura fiorita e scomparsa nell’Europa orientale, ma è anche uno spunto per riflettere sull’integrazione di questa corrente di ortodossi, fedeli a riti antichi, nel moderno e dinamico Stato di Israele.

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