Elezioni Israele. I candidati si sfidano a colpi di spot sul web

Israele

di Ilaria Myr

tzipiCartoni animati, filmati ironici, ma anche molto diretti e volutamente satirici contro i rivali. La guerra degli spot elettorali in Israele è ormai in pieno svolgimento.

Molto discussa è la comunicazione del Likud, che ha divulgato uno spot in cui Beniamin Netanyahu è un maestro di asilo e i bambini non sono altro che i suoi rivali: Tzipi (Livni), Yvette (Avigdor Liberman), Naftali (Bennett) e Yair (Lapid). Bambini indisciplinati che il premier uscente non fa che sgridare, per poi concludere: “Non si può continuare con un asilo di bambini. Per governare un Paese ci vuole un governo forte”.

Come era inevitabile, lo spot ha fatto talmente discutere, che il Comitato Centrale per le Elezioni l’ha bandito, imponendo al Likud di toglierlo da YouTube. Attenzione però: non perché considerato offensivo nei confronti dei rivali, che concorrono alle elezioni con schieramenti diversi, ma semplicemente perché sono stati utilizzati bambini al di sotto dei 15 anni.

Ma non è tutto. Dopo lo spot dell’asilo, sempre Netanyahu sceglie di beffarsi dei suoi diretti competitor, Tzipi Livni e Itzhak Herzog, che hanno unito le proprie forze in un’unica coalizione, HaMachanè HaZioni: alla base dell’intesa, l’accordo secondo cui, nel caso di vittoria, i due esponenti governebbero ‘a rotazione’, dividendosi quindi a metà gli anni di governo.

Ed è proprio questa rotazione (‘rotazia’ in ebraico) a fare da protagonista nel nuovo spot animato. Livni e Herzog sono seduti davanti al telefono rosso delle emergenze, che suona: è Obama. Ma nesusno dei due risponde: “tocca a te”, “no, a te”, “avevamo deciso per la rotazione”. E alla fine, nell’indecisione, nessuno risponde. “Nel momento della verità, Netanyahu”.

Dal canto loro, i due leader ‘indecisi’ hanno lanciato la contro-risposta, riprendendo il tema del telefono rosso che squilla, sopra il quale scorre la scritta: “Il problema non è chi risponderà al telefono. Il problema è chi ti chiamerà? Bibi, nessuno vuole parlare con te”. Il partito laburista di Herzog, poi, ha lanciato anche  il videogame “Push the Bibi”, ovvero “Allontana Netanyahu”, che ironizza sugli spintoni dati da Netanyahu ai leader stranieri durante la marcia di Parigi al fine di riuscire ad essere in prima fila, vicino a Hollande e Merkel. La conclusione del videogame è: “Quando vince Bibi, perdono tutti”.

Ma anche Naftali Bennett di Israel Beitenu ha realizzato un filmato in cui è travestito da hipster, e chiede scusa a tutti. Mentre il partito di sinistra Meretz è diventato ormai un caso per la propria canzone “Voglio Meretz nel governo”. Molto chiaro il messaggio: a un matrimonio noioso improvvisamente cambia la musica, e tutti, fra cui il Leader del partito Zahava Gal-Or, iniziano a cantare la canzone per il Meretz. “Tutto è possibile, è una questione di scelte”.

E da qui al 17 marzo, giorno delle elezioni israeliane, le scelte possono cambiare. Magari, chissà, anche grazie a qualche spot virale…

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