Israele, varata la legge nazionale. È crisi nel governo

Israele

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livni lapidCon 15 voti a favore e sette contrari, il governo israeliano ha varato la legge che definisce Israele “Stato della nazione ebraica”. 

Aprendo il dibattito, Netanyahu ha assicurato che i diritti civili di ciascun cittadino di Israele saranno garantiti; ma al tempo stesso occorre ribadire che Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico in quanto – ha osservato – ciò viene sempre più spesso messo in questione, da più parti. Un dirigente del Likud, Zeev Elkin, ha osservato che se la Palestina sarà lo Stato nazionale dei palestinesi occorre al tempo stesso ribadire che “Israele è lo Stato nazionale del popolo ebraico”.

La legge approvata è frutto di due testi presentati da deputati del Likud e di Israel Beytenu, il partito del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, ed è stata votata da tutti i ministri di questi partiti (tranne un’astensione) come anche di Ha Bayt Haa-Yehudi di Naftali Bennet: diventa così il punto di incontro delle forze politiche di centro-destra della coalizione. A votare contro sono stati invece tutti i ministri di Yesh Atid, il partito di Yair Lapid, più il titolare della Giustizia Tzipi Livni, del vecchio Kadima, che condannano una legge che «penalizza le minoranze e non sarebbe stata mai stata approvata da Ben Gurion, Menachem Begin e Zeev Jabotinsky», come spiega Lapid, citando i padri fondatori dello Stato. 

Si apre una crisi interna
Molto critici nei confronti della legge sono Yair Lapid, ministro dell’economia, e Tzipi Livini, ministro della giustizia, che obiettano che così vengono lesi i diritti delle minoranze, inclusi drusi, circassi, arabo-israeliani e beduini che servono nell’esercito. Per questo Lapid va a trovare la famiglia di Zidan Saif, l’agente druso morto nel contrastare gli attentatori di Har Nof, accusando il premier di volerli trattare da «cittadini di serie B».

Ma non solo. Secondo la Livni la legge sarebbe una scusa di Netanyahu per costringere le forze di opposizione a lasciare il governo. “Vuoi che votiamo contro così ci puoi mandare via”, ha dichiarato domenica 23 novembre durante la riunione della Knesset.

«La contrapposizione fra gli schieramenti è netta, su una questione che ha a che vedere con la definizione dell’identità nazionale – spiega Maurizio Molinari sulla Stampa -. Per i leader del centrosinistra la priorità è definire Israele come «democrazia», per i leader del centro-destra conta di più “il carattere ebraico”».

La frattura è dunque grande, e non sono pochi a dire che si arriverà alle elezioni anticipate.

 

 

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