Coronavirus, Israele si avvia alla ripresa delle attività ma situazione ancora grave. I contagi salgono a 16,193 e le vittime a 231

di Roberto Zadik
 Nel pieno di questa pandemia dopo due mesi di lockdown, l’economia e la politica in Israele spingono alla riapertura di tutte le attività, dalle scuole, ai negozi, vista la crisi economica provocata dal forzato lockdown degli ultimi due mesi, ma i contagi continuano a salire così come le vittime. Stando alle cifre di domenica 3 maggio, uscite su due autorevoli siti come Ynet e Times of Israel, i contagiati sono circa 16.193 e le vittime 231. Ultimi due scomparsi in queste ore, secondo gli aggiornamenti giornalistici e del Ministero della Salute, sarebbero un signore 86enne in una casa di cura a Yavniel, affetto da patologie precedenti in una struttura dove altre 22 persone sono mancate per Coronavirus e un 79enne morto in casa di riposo sempre domenica.

Il sito Ynet si rivela estremamente aggiornato a livello numerico e sostiene che, comunque pur nella complessa realtà attuale, ci siano dei dati incoraggianti come la diminuzione delle persone ricoverate in gravi condizioni, circa il 3.7 percento in meno rispetto ai giorni passati, con 83 dei 103 pazienti totali ancora intubati nei respiratori. In netto miglioramento anche il numero dei guariti, che si aggira attorno ai 9, 634 soggetti anche se gli infetti continuano ad essere 6,329. 

Sempre in tema di aggiornamenti sanitari pubblicati su Ynet, la maggioranza dei malati, 3,512 persone lottano contro il virus a domicilio mentre 310 sono in ospedale, mentre 1,591 alloggiano in hotel appositamente attrezzati mentre 916 sono in attesa di una decisione sul trattamento da ricevere. Fra i centri più colpiti dal COVID 19 si confermano Gerusalemme con 80 nuovi casi in tre giorni seguita da Bnei Berak e Beit Shemesh, con 19 malati in più. Lo stesso numero anche a Tel Aviv, 8 casi a Petah Tikwa, mentre invece nessun nuovo infetto a Haifa.

In aumento i suicidi

Ma cosa sta succedendo alle persone nei singoli casi di cronaca locali? Pochi media riportano situazioni e emozioni dei singoli limitandosi a freddi numeri e percentuali, ma il Times of Israel è un’eccezione in questo senso. La testata anche nelle scorse settimane ha molto approfondito questo “lato oscuro” del Coronavirus. Domenica sera sono uscite alcune notizie come la riapertura di alcune scuole nonostante il timore di contagi fra gli studenti, a Tel Aviv, Haifa e Beersheva. Altre invece hanno deciso di restare chiuse nonostante il permesso governativo di ricominciare, seppur con guanti e mascherine, le attività didattiche.

Fra i dati più inquietanti di questa quarantena e delle conseguenti convivenze forzate in famiglie problematiche, il Parlamento israeliano ha sottolineato un aumento del 20 percento delle violenze domestiche che in questi giorni hanno provocato ben 4 casi di suicidio. Stando a quanto rivelato dal Ministro del Welfare, Hagai Moyal, al Times of Israel si sarebbero tolti la vita due uomini e due donne, in seguito a grave depressione e psicosi latenti, stimolate dalla permanenza forzata in casa di questi mesi.

(Fonte foto: Reuters)