Conoscere Israele

Israele

Organizzare un viaggio in Israele non sempre è facile . Davide, il mio primogenito ormai quasi diciassettenne si è imbarcato l’ultimo giorno di luglio su un volo EL-AL con il gruppo dell’ Hashomer- Hatzair . Alla vigilia del “disengagement “ da Gaza , sul quale tutte le televisioni e i giornali del mondo hanno concentrato l’attenzione, parto anch’io assieme a mia moglie Dalia, mia figlia Alessandra e il mio nipotino romano David di dieci anni. Atterriamo nel nuovo Terminal 3 dell’aeroporto Ben Gurion , inaugurato da pochissimi mesi: un’ opera di grande architettura che unisce all’alta tecnologia tipica di una infrastruttura aeroportuale moderna, l’utilizzo sobrio ed elegante dei materiali come quello della pietra dorata di Gerusalemme che ricorda l’antico. L’entrata verso l’aerostazione dalla zona di sosta degli aerei porta verso due grandi e larghe rampe che si incontrano, separate da una grande vetrata, quella degli arrivi e quella delle partenze .
La cura per il dettaglio e per il particolare sono le prime cose che saltano agli occhi e denotano un grande cambiamento nell’approccio delle costruzioni in Israele.
La segnaletica è chiarissima come strumento di identificazione dei flussi e dei percorsi obbligati , così anche molto curata l’illuminazione e i materiali di rivestimento dei pavimenti e delle pareti. L’ inizio del viaggio non poteva essere migliore . Con un taxi raggiungiamo al tramonto la casa di un mio cugino che abita a Ramat Hasharon .Da quel giorno sarebbe stato il nostro punto di riferimento per i numerosi spostamenti che avremmo dovuto attuare. Dalla terrazza colma di piante rigogliose ,tra le quali spuntano un enorme gelsomino e una boughenvilla rosso- fuxia si scorgono le sette alte torri per abitazione di Herzleyya , Il profumo qui è davvero intenso . Qui in Israele, come tutti sanno ,i controlli sono innumerevoli e mai sufficienti, e proprio per questo ci sentiamo davvero tranquilli . La mattina successiva, ci avviamo verso la spiaggia di Herzelyya , un ‘arenile trattato con molta cura , l’acqua del mare pulita , sicuramente più di quella di Tel-Aviv , Vedere correre sulla spiaggia i giovani , giocare a frisby,danzare sulla spiaggia sotto le note musicali di canzoni folcloristiche israeliane , fa sentire a proprio agio , ma soprattutto ti fa capire quanto grande sia il desiderio di vita di questo popolo. Dopo quattro giorni passati in modo ozioso, con un gruppo di amici milanesi ci dirigiamo in pulmann con una guida triestina, trapiantata negli anni ‘80 in Israele, Giuliana Gross, verso la Galilea, Passando per le rovine di Cesarea e per la località di Zycron Yacoov si giunge nel kibbutz Lavi , kibbutz religioso e tollerante . Guido Sasson ,ex- studente della scuola ebraica di Milano ne gestisce l’albergo, davvero bello e confortevole. Le colazioni e le cene sempre abbondanti, fanno da contorno all’atmosfera rurale ed agreste del kibbutz ,anche se qui l’attività principale è quella del legno: vi si realizzano banconi per sinagoghe ed elementi di arredo.
Da questo luogo, nei giorni successivi avremmo poi fatto tappa verso Zippori , fortezza dei crociati ,meta di scavi archeologici dove sono presenti mosaici dell’epoca bizantina-romana.
Poi sarà la volta di Safed , città degli artisti nonché nota località di profondi studiosi della Cabbala , la mistica ebraica. Gli ateliers che si affacciano sulla strada principale della città antica mostrano grande gusto e stile per l’arte e per l’artigianato locale , ma l’importanza del luogo è soprattutto data dalle bellissime sinagoghe che vi si trovano , molto particolari e alquanto caratteristiche. Safed avrebbe forse meritato un giornata in più , ma la corsa verso altri luoghi è obbligata . E’ qui che una mattina incontriamo , per caso, mio figlio Davide con tutto il gruppo dei giovani dell’Hashomer –Hatzair scortati da due uomini della sicurezza in borghese con in braccio il mitra. Un grande abbraccio e un veloce saluto . Il giorno successivo ci dirigiamo verso le alture del Golan . Le ho sempre amate, non solo perché proteggono Israele da eventuali attacchi siriani , ma per la loro specificità di ottima produzione di vini e di mele . E’ recentissima la notizia di qualche quintale di mele giunto sui mercati di Damasco. Ben-Tal che forse non tutti conoscono è il luogo di osservazione più importante di tutte le alture del Golan. Questo è stato uno dei punti più infuocati durante la guerra del Kippur dove si sono affrontati tanks israeliani e siriani e dove il sangue versato ha prodotto tanti lutti. Qui però risiedono anche diversi villaggi drusi , tra i quali Shfaram, dove recentemente un estremista ebreo ha fatto fuoco su quattro guardie druse uccidendole, e come tutti sanno i drusi prestano servizio nell’esercito israeliano. Questa notizia ha scioccato il paese. Ogni sera si fa ritorno al kibbutz Lavi e dopo una breve partita a calcetto , sotto la doccia e immediatamente a cena , subito dopo la quale ,qualcuno si ferma nella hall dell’albergo , mentre i più piccoli e i ragazzi giocano a carte , io mi siedo all’esterno su una panchina di un vialetto a fumare un buon sigaro cubano e ad assaporare il profumo dell’erba appena tagliata , e di quello di lavanda , mentre in lontananza si percepisce lo zip-zip del sistema di irrigazione del verde. Questo kibbutz, non distante dal Kinneret , è immerso nel verde ad una sommità di circa 300 metri e domina la bassa Galilea! Il ricordo mi riporta a quando ero molto più giovane e come volontario passavo lunghe estati nei kibbutz d’ Israele , “il paese dei miracoli” . Scherzosamente quest’estate con gli amici di Milano ho coniato questa frase,perché qui può succedere di tutto , ma quando parti e lo lasci Israele, non vedi l’ora di tendergli la mano e stringerlo di nuovo a te ! Il 12 di agosto si lascia Lavi e il gruppo si divide e raggiunge altre mete. Di ritorno verso Tel Aviv si passa da Acco , località bagnata dal mare, la città più araba d’Israele con le sue mura di epoca crociata.
I tanti canali della televisione israeliana sono concentrati ininterrottamente con collegamenti con Gush Katif , Netzarim, Kfar Darom ,Neveh Dekalim, Morag ed altri insediamenti della striscia di Gaza. Non comprendendo l’ebraico , se non qualche parola, le immagini però parlano da sole e sono meglio di qualsiasi commento anche tradotto, vivo insieme a mia moglie quest’evento sul teleschermo fin dalle sette del mattino prima di far colazione.
In Israele d’estate fa luce presto e il desiderio è forte affinché non si perda un secondo di questa atmosfera israeliana , ma soprattutto cresce lo stimolo per cercare di comprendere quanto e come in tutto Il paese il dibattito sia incentrato appunto sul “disengagement” e quanto sia sofferto fino a dividere l’opinione pubblica. I fiocchi arancioni e quelli blu, per la verità più numerosi i primi , sono esposti su tutte le auto e legati intorno ai semafori . Vi è anche chi mostra entrambi i nastri colorati. Le scene che si susseguono in tv sono strazianti, commoventi , e in certi casi dolorose . Il governo Sharon e i suoi ministri lo hanno deciso in modo democratico e unilaterale, scelta coraggiosa e necessaria ma che non si sa quali risultati politici potrà dare a breve e soprattutto a lungo termine.
Interviste a ufficiali , generali , uomini politici, cittadini comuni, ma anche scrittori, intellettuali come A.B . Yehoshua sono la rappresentazione di come quest’evento abbia lacerato l’intera società israeliana.
Ma l’organizzazione dell’esercito , della polizia, dei reparti di sicurezza determinati per la loro fermezza e il loro self-control ,hanno contribuito affinché tutto ciò avvenisse nel più rapido tempo possibile e con il minimo di incidenti . Non sono mancate scene di abbracci e pianti tra soldati e soldatesse con i coloni . L’aiuto di psicologi e medici è stato anch’esso determinante. I cordoni di poliziotti con il berretto blu hanno fatto da scudo al passaggio dei coloni che venivano fatti salire sui pulmann e avviati ad altre destinazioni del paese. Successivamente si è assistito alla demolizione di tutte le abitazioni con le stesse ruspe utilizzate per le demolizioni delle case dei terroristi di Hamas e della Jijad islamica . Ma queste sono case di ebrei , coloni , ma pur sempre ebrei. Il ritiro di Gaza è stato completato in tempi brevissimi e di questo va dato atto al governo Sharon , di cui adesso ed in notevole ritardo tutti ne lodano il coraggio e la volontà politica di attuare un simile programma. I consensi però interni al Likud per il grande generale-politico diminuiscono e paradossalmente aumentano quelli delle cancellerie e dei governi europei. Quanto dureranno?
Sono state sufficienti poche ore dal ritiro per fare dichiarare sulle pagine del Jerusalem Post ad Abu Mazen che dopo Gaza sarà la volta di Gerusalemme. Io e gran parte degli ebrei del mondo francamente si augurano di no.
Il giorno successivo a Tishà Be Av ci rechiamo in auto a Gerusalemme, penultima tappa del nostro viaggio. L’aria che vi si respira è piacevole da un punto di vista climatico ed anche da quello mistico e culturale. La prima visita è al Kotel: mi incammino con David il piccolo e dall’altro lato, quello delle donne , Dalia con Alessandra compiono il medesimo atto di preghiera e di meditazione verso l’unico muro del Tempio rimasto ancora intatto.
Successivamente la visita al tunnel degli scavi sotto il tempio completa la mattinata; breve lunch presso la Caffetteria del museo di Yad Vashem , altra opera importante realizzata dall’Arch. israelo-canadese Moshè Safdie : una struttura di forma a prisma triangolare completamente in cemento armato totalmente grigia ,sovrastata da una struttura superiore vetrata dalla quale si immettono i raggi solari. Il percorso dell’esposizione è a zig-zag e ricostruisce interamente con grande forza la tragedia della Shoa mediante Il materiale degli oggetti , dei pannelli espositivi, degli eccezionali audiovisivi che documentano in termini cronologici e puntuali l’esperienza sconvolgente degli ebrei d’Europa durante la seconda guerra mondiale.
L’ultima parte dedicata alla liberazione dei campi e alla proclamazione dello Stato d’Israele conclude il
percorso che si affaccia in segno di libertà verso la foresta verde di Jerushalaim e verso un cielo azzurro come l’azzurro della bandiera con la stella di Davide. Davvero un bel progetto di museo moderno!
Il pomeriggio verso le sei rientriamo in albergo per una breve pausa, e la sera con tutto il gruppo dei milanesi ci rechiamo in un ristorante all’aperto nel quartiere del “Germany Colony” autentico esempio di architettura del periodo del mandato britannico. I sapori e i gusti sono fra i più vari, accompagnati da caraffe di spremute di pompelmo rosa e limonata, con calici di vino rosso del Golan.Si conclude la cena dopo l’assaggio di alcuni dolci mediorientali , con un bicchiere di tè e foglie di menta, il classico nanà.
La mattina seguente dopo aver preso visione dei rotoli del Mar Morto è d’obbligo la visita al suk della città vecchia per fare acquisti di ogni genere e assaporare i profumi delle spezie di lontana memoria ; non corriamo alcun pericolo, anche se due giorni dopo un ebreo britannico di una yeshivà verrà accoltellato mortalmente e un altro suo compagno verrà ferito nella medesima zona.
Verso il tramonto lasciamo la capitale e facciamo ritorno a Tel-Aviv , la città dei divertimenti , della cultura contemporanea , e non solo. L ’indomani alla stazione nord dei treni attendiamo l’arrivo del pulmann dei giovani dell’Hashomer-Hatzair , per recuperare Davide .L’attesa è un po’ più lunga del previsto,causa il traffico. Improvvisamente noto tre macchine della polizia ed alcuni militari nello spazio antistante la stazione che bloccano gli accessi . Capisco immediatamente che c’è qualcosa di strano , ma non mi perdo d’animo, anzi filmo la scena e dopo qualche secondo veniamo invitati ad allontanarci poiché è in atto un allarme bomba, che si dimostrerà fortunatamente falso. Dopo qualche minuto di panico, il pulmann che attendevamo parcheggia distante dalla stazione . Recuperato nostro figlio ci dirigiamo verso casa a Ramat Ha-sharon e improvvisiamo una cena italiana a base di spaghetti . Il ragazzo aveva fame ma non eccessivamente . Nei kibbutz si mangia bene!
Due terzi del nostro viaggio sono terminati; l’ultimo è trascorso nel Negev e verso la meta più ambita : Eilat sul Mar Rosso. Dopo una breve sosta a Mizpè Ramon dove si può ammirare da una sommità l’enorme cratere, a circa dieci chilometri dal mare la radio israeliana “Kol Israel” annuncia che alle ore nove del mattino dal territorio giordano sono stati lanciati due Katyuscia verso il porto di Akaba uccidendo un soldato giordano mentre un terzo è caduto nei pressi dell’aeroporto di Eilat, ferendo un tassista israeliano. E’ il primo attacco dalla guerra del 67 in quella parte di territorio. L’obiettivo di Al-Keida era quello di colpire le navi della marina americana attraccate nel porto di Akaba.
Non ci scomponiamo anche questa volta e dopo un chek-point arriviamo nel nostro albergo situato nelle estreme vicinanze dove è caduto il missile. Dopo il lungo viaggio un meritato riposo per tutti quanti noi sulle bellissime spiagge , e sotto un caldo cocente , ma secco, ci immergiamo nelle coloratissime acque del mar Rosso: sull’orizzonte tra i confini giordano e dell’Arabia Saudita scorgiamo ogni mattina molto chiaramente l’andare e rivieni delle navi militari americane che avevano avuto l’ordine di perlustrare la zona e di non restare attraccate al porto giordano per motivi di sicurezza.
Verso la nostra costa una motovedetta israeliana, forse una di quelle famose di Cherbourg, puntava l’attenzione in segno di protezione verso i tanti turisti giunti a Eilat. Il grosso del ritiro da Gaza intanto era ormai terminato.
Il rientro dopo cinque giorni di stupendo mare verso Tel-Aviv per salutare ancora qualche parente e spendere gli ultimi shekel rimasti , in segno di riconoscenza a questo paese straordinario, “il paese dei miracoli”.
Shalom !

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