L’Autorità Palestinese celebra i rivoltosi antisemiti di Beita con il premio Yasser Arafat

Israele

di Paolo Castellano

L’Autorità Palestinese protagonista dell’ennesimo gesto a favore del terrorismo. Ne è un esempio la recente cerimonia – stile premiazione degli Oscar – che il 10 novembre si è svolta al Ramallah Cultural Palace durante cui è stato consegnato il premio Yasser Arafat al villaggio di Beita, in Cisgiordania, per aver compiuto “una resistenza popolare” contro Israele.

Il “modello Beita” – come è stato definito dal gruppo al-Fatah – richiama le varie tipologie di violenze (rivolte, eco-terrorismo, esplosione di potenti ordigni e svastiche) che si sono verificate in questi mesi contro gli ebrei che vivono nei territori contesi.

Tra l’altro, i rivoltosi di Beita hanno ricevuto un premio di 25mila dollari per le loro attività terroristiche e antisemite.

Tra maggio e agosto 2021, “le unità di resistenza popolare” di Beita, situate a Sud di Nablus, hanno terrorizzato le comunità ebraiche in Cisgiordania per oltre 150 giorni. Secondo le autorità israeliane, i rivoltosi hanno bruciato oltre 80mila pneumatici, inquinando gravemente l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei residenti, sia arabi che ebrei.

«Voi [israeliani] siete peggio di Hitler e dei nazisti», hanno dichiarato i capi delle rivolte di Beita. «Sì, vogliamo bruciarli vivi. Stiamo tutti lavorando a questo», hanno affermato in passato i vincitori del premio Arafat.

Come scrive l’attivista di HonestReporting Akiva Van Koingsveld su The Algemeiner, il riconoscimento Yasser Arafat  in origine era stato istituito per incoraggiare “le iniziative serie ed eccezionali e importanti risultati nelle aree di lavoro nazionali, culturali, sociali, economiche, scientifiche e accademiche. Per di più, come sottolinea il giornalista, il premio Arafat poterebbe essere stato finanziato con il denaro statunitense inviato ai palestinesi per affrontare la recente crisi economica.

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