Aryeh Schupak, 16 anni, ucciso nell’attentato a Gerusalemme

di Roberto Zadik

Attentato a Gerusalemme: grande folla al funerale di Aryeh Schupak,  vittima dell’esplosione alla fermata dell’autobus; un ricordo di questo “ragazzo speciale che aiutava chiunque e amava il suo prossimo”

Poche ore dopo i due terribili attentati avvenuti a Gerusalemme, mercoledì 23 novembre, si sono tenuti, nel cimitero di Givat Shaul, i funerali del giovane Aryeh Schupak ucciso, a soli 16 anni, nella prima delle due esplosioni in cui sono rimasti coinvolti diversi feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.
Dolore, rabbia e incredulità alle sue esequie, affollate dai tanti amici, parenti e personalità istituzionali accorsi per portare l’estremo saluto al giovane, immigrato dal Canada per studiare a Gerusalemme, nella yeshiva di Harei Yehuda, e seguire le orme di suo padre, Rabbi Moshe Schupak.
A ricostruire l’accaduto e la straordinaria personalità del giovane scomparso, l’articolo del Times of Israel, uscito la sera stessa, che inizia proprio con il discorso di Rav Schupak. Cercando di trattenere le lacrime, egli ha ricordato quanto accaduto e sottolineato “ho apprezzato ogni minuto vissuto con mio figlio e la nostra famiglia. Come ogni giorno stava andando alla Yeshiva, dove studiava, ma un ordigno esplosivo, sistemato alla fermata dell’autobus, è esploso e l’ha ucciso”.
Egli ha poi ricordato che, fra i ventidue feriti del secondo attentato, avvenuto alla fermata di Ramot, c’era anche un suo amico che stava andando a studiare con lui. Sottolineando lo zelo e la serietà del giovane, profondamente osservante e dedito allo studio della Torah, il capo della sua Yeshivà il Rabbino Naftali Schreiber ha affermato di aver detto al ragazzo di stare a casa, quel giorno, perché, quella mattina, non si era sentito bene, ma che Aryeh, con la sua consueta tenacia, aveva deciso di andare lo stesso a studiare.
Oltre alle sue qualità di studente, Rav Schreiber ne ha evidenziato l’altruismo “se poteva aiutava chiunque lo richiedesse” e la bontà d’animo “non sapeva cosa fosse la rabbia”.
In tema di testimonianze, uno dei suoi insegnanti di Yeshivà, il Rabbino Shlomo Benjamin ha riferito, a una radio locale, radio Kan, “La nostra scuola è sconvolta dalla sua scomparsa e ricorderemo sempre la sua gioia di vivere e il suo senso dell’umorismo, come il suo nome; Aryeh, ha combattuto come un leone per dedicarsi ai suoi studi”.
Come ha messo in luce l’articolo “pochi sono invece i dettagli sulla sua famiglia, arrivata dalla Russia, almeno 15 anni fa e trasferitasi in Canada”. Oltre a parenti ed insegnanti, numerosi sono stati gli interventi istituzionali. Fra le reazioni, Justin Trudeau, premier canadese ha espresso il proprio cordoglio e le sue più sentite condoglianze alla famiglia, mentre Otzma Yehudit, portavoce di Ithamar Ben Gvir, ha invitato le autorità israeliane ad intensificare le misure contro il terrorismo e gli attentatori. “Dobbiamo formare al più presto un governo” ha detto la portavoce di Gvir “perché il terrorismo non aspetta”.
Fra le istituzioni, il  premier in pectore  Benjamin Nethanyahu ha augurato “pronta guarigione ai feriti, soprattutto al più grave fra questi, un ragazzo etiope ferito proprio nel giorno speciale del Sigd, festa tipica degli ebrei   etiopi.” Riguardo agli interventi politici , l’attuale Primo Ministro Lapid ha assicurato che ” le forze di sicurezza cattureranno i responsabili”.
Secondo le indagini la prima esplosione sarebbe avvenuta, verso le 7 di mattina, a Givat Shaul mentre la seconda, poco dopo le 7.30, a Ramot in un’area particolarmente affollata di pendolari a quell’ora. Oltre a questo, sempre secondo il Times of Israel, la polizia sospetta che  ordigni esplosivi pressoché identici siano stati utilizzati per i due attentati e che i responsabili li abbiano nascosti, fra i cespugli, dietro le fermate degli autobus. Oltre a questo, fra i dettagli emersi, sembra che i terroristi abbiano riempito di chiodi i due detonatori al fine di provocare il maggior numero di vittime.
Nella ricostruzione, firmata da Emanuel Fabian, non ci sono state rivendicazioni immediate degli attentati ma, successivamente, Hamas e i gruppi Jihadisti hanno esultato per quanto accaduto. In conclusione il Times of Israel sottolinea come l’attacco a Gerusalemme sia avvenuto in una spirale di attacchi susseguitesi nell’ultimo periodo come diversi accoltellamenti ai danni di civili israeliani in varie zone di Gerusalemme e di Israele.