Abbas ai funerali di Peres: critiche feroci da Hamas e dai media palestinesi

Israele

di Davide Foa

Il presidente palestinese Mahmud Abbas con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ai funerali di Shimon Peres - Gerusalemme, 30 settembre 2016 (ABIR SULTAN/AFP/Getty Images)
Il presidente palestinese Mahmud Abbas con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ai funerali di Shimon Peres – Gerusalemme, 30 settembre 2016
(ABIR SULTAN/AFP/Getty Images)

Tra i tanti capi di Stato e leader mondiali presenti al funerale di Shimon Peres, c’era anche Mahmoud Abbas, presidente dell’autorità palestinese.

La sua presenza, non certo scontata, ha riacceso la speranza di vedere un miglioramento dei rapporti tra Israele e Palestina.

Abu Mazen ha inoltre stretto la mano a Netanyahu, porgendo le proprie condoglianze. Un contatto del genere, tra i due, non si vedeva da molto, troppo tempo.

C’è qualcuno però che ha avuto da ridire. A qualcuno non è piaciuta la presenza di Abbas al funerale, tanto meno la stretta di mano con Netanyahu. Sui media palestinesi così come sui social network, Abbas è stato ferocemente attaccato e in molti casi definito “traditore”.

Il gruppo terroristico di Hamas, dopo aver chiesto ad Abu Mazen di non presenziare al funerale, si è organizzato per seguire il leader palestinese in ogni sua azione durante la cerimonia, pronto a criticarlo al primo “passo falso”.

Quando poi Abbas è stato ripreso in un momento di commozione, si è scatenata una serie di polemiche: “Cos’è che ti fa piangere Abbas?”, ha prontamente commentato una delle pagine twitter affiliate ad Hamas.

Per rispondere alla critiche della sua gente, il leader palestinese ha rilasciato un comunicato ufficiale. Tra le righe del messaggio, si legge però un tentativo di difesa dagli attacchi piuttosto che la volontà di avvalorare la scelta di partecipare al funerale di quello che è stato, fino all’ultimo dei suoi giorni, uno dei più grandi sostenitori del processo di pace.

Leggendo le parole di Abu Mazen e del suo partito Fatah, sembra infatti che il leader palestinese sia stato in qualche modo costretto a presenziare alla cerimonia soprattutto per “la grande attenzione che il mondo ha dato al funerale”. Ma non solo, la scelta fa parte di un piano politico ben preciso, ovvero “fermare la campagna di paura del governo di Netanyahu contro l’Autorità palestinese e i tentativi di Israele di convincere il mondo che noi (ndr, palestinesi) crediamo solo nella violenza”.

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