25 anni da Osirak: quattro piloti raccontano

Israele

Quattro degli otto piloti degli F-16 che colpirono il reattore nucleare iracheno di Osirak (presso Baghdad), intervistati dalla BBC, rievocano quella giornata del 7 giugno del 1981.

Uno di essi, Ilan Ramon, divenne celebre nel 2003 per essere stato il primo astronauta israeliano a far parte della missione spaziale dello shuttle Columbia, tragicamente disintegratosi nel rientro nell’atmosfera.

La sfida di Osirak si presentò subito come difficilissima: sorvolare per circa 2000 km un territorio ostile (lo spazio aereo giordano e saudita, rasentando il deserto a 120 metri dal suolo) con nuovi reattori caricati di bombe e serbatoi di carburante supplementare. Gli F-16 monoposto americani erano in funzione solo da un paio d’anni e in Israele solo da un anno, e anche se i piloti avevano ricevuto in precedenza l’addestramento in Utah, le ore di volo non erano molte.

Una delle preoccupazioni riguardava la pista a Etzion, a quel tempo base aerea israeliana nel Sinai, poi ritornata all’Egitto: una pista a quell’altezza poteva essere insufficiente per il decollo con quel peso. Ma alla fine tutti gli otto e la loro scorta (due F-15) si sollevarono in volo nel cielo limpido poco prima delle 16.

L’obiettivo distava solo 90 minuti di navigazione. Uno dei piloti ricorda il primo sguardo che lanciò al reattore: “Brillava illuminato dal sole che tramontava a occidente”, anche se la cupola era stata coperta di fango per oscurarla dopo un attacco aereo iraniano di qualche tempo prima. E ancora: “Alla nostra destra vedevamo Baghdad e a sinistra il reattore”: Nel giro di un minuto tutti gli otto reattori avevano scaricato le loro bombe su Osirak, di cui solo due non esplosero.

A missione compiuta, il problema dei piloti era quello di evitare l’artiglieria antiaerea e, scartata l’ipotesi di un duello aereo per mancanza di carburante, far ritorno a casa.

Una volta felicemente rientrati alla base, ricevettero solo qualche pacca sulla spalla, non grandi festeggiamenti, e non certo molto strombazzati. “Quelli che avevano ideato la missione, gli analisti, quelli sono stati i veri eroi.”
Il ruolo del capo della missione, colonnello Zeev Raz, rimase segreto per una decina d’anni, fino a quando cioè nel 1991 i missili Scud iracheni colpirono le città israeliane durante la Guerra del Golfo. Allora il governo autorizzò rivelazioni su un’impresa che doveva servire di incoraggiamento in un momento difficile per il paese. “Mi ricordo di aver pensato che anche se non fossi tornato indietro, questa missione sarebbe servita a evitare un altro Olocausto, e questo lo dovevo alla memoria di mio nonno, vittima dei nazisti”.

Di Osirak si ritornò a parlare solo dopo quell’anno, quando emerse all’ordine del giorno la questione delle armi di distruzione di massa. Sulla legittimità dell’attacco non c’è mai stato contrasto politico.

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