la conferenza stampa sul Fidleio

Per gli 80 anni delle Leggi Razziali, la Scala dedica la prima del Fidelio a Vittore Veneziani ed Erich Kleiber

Eventi

di Roberto Zadik
Musica e Memoria quest’anno si uniscono più che mai fra loro. Il “Fidelio” opera lirica del grande compositore tedesco Beethoven arriva da mercoledì 18 giugno al 7 luglio al Teatro La Scala. A questo proposito stavolta il celebre Teatro ha deciso, in collaborazione con la Comunità Ebraica milanese, L’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) e il suo presidente Roberto Cenati e il Cdec di dedicarla all’80esimo anniversario delle Leggi Razziali a due personaggi coraggiosi e di talento. Protagonisti di questo evento,  il compositore e direttore del Coro della Scala Vittore Veneziani, ferrarese emigrato a Milano, espulso dal Teatro come ebreo, dopo avervi lavorato per ben 17 anni, dal 1921, e morto a 80 anni nel 1958, e il suo amico fraterno, il direttore d’orchestra austriaco Erich Kleiber fiero oppositore del nazifascismo che scrisse una lettera indignata contro quel provvedimento, rinunciando a dirigere il Fidelio in sostegno all’amico discriminato. Kleiber scomparso nel 1956 a soli 66 anni si è sposato con l’ebrea americana Ruth Goodrich da cui ebbe un figlio, Carlos che poi anche lui  e ancor più del padre si rivelò acclamato direttore d’orchestra, fu l’unico che, in quel contesto, si schierò così nettamente contro quei provvedimenti mentre regnava l’indifferenza.

L’iniziativa è stata presentata, martedì 12 giugno, alla conferenza stampa nella Sala Gialla del Teatro Scala e al tavolo tanti ospiti importanti, dal presidente Anpi Cenati, alla storica del Cdec Liliana Picciotto, alla senatrice a vita Liliana Segre fino ai membri del cast del nuovo allestimento dell’opera beethoveniana , il direttore d’orchestra coreano Myung Wung Chung, la regista Deborah Warner, i due protagonisti della trama, Stuart Skelton nella parte di Florestan e Luca Pisaroni, nei panni del temibile Don Pizarro. Opera che celebra “valori universali come la libertà, l’amore e il ringraziamento a Dio” come ha detto il Maestro Chung, successore del grande Baremboim che aveva diretto l’opera nel 2014 e essa sembra adattarsi perfettamente non solo al ricordo delle Leggi Razziali, privative del diritto a una vita normale per gli ebrei italiani, ma anche come ha detto la regista Warner “per i tempi complessi che stiamo vivendo”.

Momento centrale della conferenza sono stati gli interventi della Segre, di Cenati e di Maria Di Freda, Direttore Generale de La Scala. “L’iniziativa di dedicare la prima del Fidelio a Vittore Veneziani riveste un grande significato” ha dichiarato Cenati “nell’ottantesimo anniversario delle ignobili leggi antisemite emanate dal regime fascista, approvate dal Re Vittorio Emanuele III e anticamera della Shoah in Italia.” Nel suo discorso il presidente ANPI ha raccontato che in quelli anni, gli ebrei vennero censiti e schedati “premessa per l’individuazione, l’arresto e l’avvio ai campi di sterminio. E la Scala in ottemperanza a quelle infami leggi escluse gli ebrei ai quali fu chiesto di restituire le tessere dell’abbonamento e sospese dal servizio anche il grande direttore del suo Coro, Vittore Veneziani”. Subito, ha fatto sapere Cenati, Kleiber inviò una lettera alla Scala dicendo che “come cristiano non poteva accettare le Leggi razziali e non ci furono altri artisti in Italia che appoggiarono la sua coraggiosa decisione”. La missiva suscitò polemiche e fece il giro del mondo, perfino la stampa americana, dal New York Times al Washington Post ne parlarono, poiché  usava parole forti come “La Musica è fatta per ognuno, come il sole e l’aria” ma successivamente cadde nell’oblio per troppi anni come tutta la vicenda.

In conclusione al suo intervento Cenati ha ricordato come “Kleiber e Veneziani sono stati esempi e lezioni di vita, di cui i nostri tempi hanno più che mai bisogno, visto che sono caratterizzati da una certa acquiescenza e anestetizzazione delle coscienze”. Il Fidelio beethoveniano diventa dunque occasione di importante rievocazione storica, del passato e della contemporaneità e racconta le vicende di Florestan, interpretato dal tenore australiano Skelton che viene ingiustamente incarcerato dal suo nemico, il governatore Don Pizarro e che verrà liberato grazie al coraggio e alla tenacia di sua moglie Leonore. La libertà come centro della trama e la lotta alle ingiustizie e alle prepotenze, subite anche da Veneziani, che stando al racconto della Di Freda “dopo essere fuggito in Svizzera e isolatosi completamente, venne richiamato nel 1946 dal Maestro Toscanini e lavorò intensamente fino all’anno della sua morte nel 1958”.

Molto intenso è stato l’intervento della neo senatrice Liliana Segre che ha ricordato come “tornare qui mi fa un certo effetto e anche se sono vecchia, ho 87 anni ma sono sempre quella bambina che in quelli anni, come tanti ebrei, ho trovato la porta chiusa. Sono cose che non si dimenticano quando sei escluso perché sei nato e non perché hai fatto qualcosa e per tutta la vita sei sempre l’altro e tutti ti vedono come un diverso, ieri come oggi”. Nel suo discorso la Segre ha riflettuto sul grande coraggio di Kleiber che “ebbe la forza di non seguire la maggioranza, di non obbedire a quello che dicevano i capi ed ebbe la forza di essere l’altro”. Tanti spunti e riflessioni in questa conferenza stampa per un’opera come il Fidelio ambientata nella Spagna dell’Ottocento, scritta dal compositore tedesco a 35 anni nel 1805 e ispirato a un fatto realmente accaduto nella Francia del Periodo del Terrore.

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