I giorni dell’Ihra, donne, sionismo e libertà: il punto sull’approvazione dell’IHRA definition in Italia

di Francesco Paolo La Bionda

Si è tenuto domenica 4 dicembre a Milano “I giorni dell’Ihra, donne, sionismo e libertà”, congresso nazionale dell’Unione Associazioni Italia – Israele. Una giornata di appuntamenti con la partecipazione di esponenti del mondo politico, intellettuali e giornalisti per affrontare le tematiche di maggiore attualità nell’ottica del mondo ebraico, partendo proprio dagli ultimi sviluppi nell’adozione della definizione operativa di antisemitismo, promossa dalla International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) a partire dal 2016.

Il primo panel è stato infatti intitolato “Il punto sull’approvazione dell’IHRA definition in Italia”. Ad aprire i lavori è stata la presidente UAII Celeste Vichi, la quale ha ribadito la necessità di tenere alta guardia e rinnovare gli sforzi contro l’antisemitismo, ricordando come secondo alcuni recenti sondaggi un italiano su sei neghi o dubiti della Shoah, e contro l’antisionismo, che anche alle Nazioni Unite vede l’imposizione di doppi standard di moralità verso Israele.

Dopo la lettura di un messaggio di saluto da parte dell’ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar, ha preso la parola Ilan Boni, Vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano, che ha sottolineato il ruolo chiave di questo strumento per combattere l’antisemitismo a livello globale.

L’Unione Associazioni Italia – Israele ha promosso negli ultimi anni numerose iniziative che hanno portato all’adozione della definizione IHRA da parte di oltre quindici enti locali, dei quali l’ultimo in ordine di tempo è stata la Città Metropolitana di Firenze. A questo riguardo ha portato la sua testimonianza Tommaso Triberti, sindaco del comune fiorentino di Marradi, che ha rimarcato l’importanza del lavoro preventivo delle istituzioni contro le forme di odio e discriminazione.

È seguito quindi l’intervento di rav Carlos Tapiero, Deputy Director-General della Maccabi World Union, associazione internazionale ebraica che vanta 500.000 membri di 70 paesi. Rav Tapiero ha spiegato come la necessità di strumenti aggiornati per la lotta all’antisemitismo sia cruciale per combattere l’odio contro gli ebrei poiché le sue forme mutano nel tempo.

Ha preso quindi la parola, in collegamento video, Alex Zarfati, Presidente di Progetto Dreyfus, il quale ha parlato dell’insidia costituita dall’informazione tendenziosa su Israele diffusa online, che spinge il grande pubblico a “equidistanza nell’ignoranza”, e ha colto l’occasione per lanciare un appello per una maggiore unità tra tutti coloro che combattono l’antisemitismo.

Sono quindi intervenuti altri esponenti del mondo politico italiano: Caterina Buti, senatrice della precedente legislatura in quota PD, ha portato il racconto della propria esperienza nella Commissione Segre. Marco Osnato, Deputato di Fratelli d’Italia, ha espresso sostegno al riconoscimento di Gerusalemme capitale da parte dell’Italia e ha segnalato come sia in preparazione un viaggio del premier Meloni nello Stato ebraico.

Marco Pierini, Vicesindaco di Montespertoli (FI), ha presentato un concreto esempio di applicazione della definizione IHRA a seguito della sua adozione da parte del Comune, con l’installazione di una mostra permanente su antisemitismo e Shoah, occasione per riscoprire anche l’aiuto fornito durante la Seconda Guerra Mondiale dagli abitanti della cittadina toscana ad alcune famiglie ebraiche per sfuggire ai rastrellamenti nazifascisti.

La rappresentanza politica si è chiusa con i videomessaggi di saluto del Sindaco di Firenze Dario Nardella e di Fabrizio Ricca, Consigliere regionale del Piemonte.

Gli ultimi due interventi sono stati a cura di Andrea Jarach, Presidente degli Amici della Ben Gurion University del Negev, che ha indicato nelle collaborazioni tra Israele e Italia in ambiti quali agricoltura, energia e gestione delle risorse idriche un’occasione per promuovere l’immagine dello Stato ebraico nel nostro paese, e del professor Ugo Volli dell’Università di Torino, che ha rimarcato come sia grave e paradossale l’esistenza dell’antisemitismo ancora due generazioni dopo gli orrori della Shoah.