di Ilaria Myr
Jonathan Peled ha salutato, martedì 3 novembre, la comunità ebraica di Milano in vista della sua partenza per Ginevra, dopo due anni e tre mesi di servizio nel nostro Paese. Un periodo senza dubbio non facile, come ha spiegato ai consiglieri della comunità e ai rappresentanti delle istituzioni ebraiche in un pranzo organizzato per salutarlo nella sala Segre della Scuola della Comunità ebraica.
(Da sinistra Milo Hasbani, Walker Meghnagi, Dalia Gubbay, Jonathan Peled, Rav Alfonso Arbib)
«Il mio soggiorno qui in Italia è stato come un caffè: corto, caldo, ricco di sapore, che ti lascia con la voglia di berne un altro. Senza le comunità ebraiche, Milano inclusa, non sarebbe stato possibile per me fare questo lavoro. Vi ringrazio di cuore per l’accoglienza e la vicinanza». Con queste sentite parole (pronunciate in un ottimo italiano) l’Ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled ha salutato, martedì 3 novembre, la comunità ebraica di Milano in vista della sua partenza per Ginevra, dopo due anni e tre mesi di servizio nel nostro Paese. Un periodo senza dubbio non facile, come ha spiegato ai consiglieri della comunità e ai rappresentanti delle istituzioni ebraiche in un pranzo organizzato per salutarlo nella sala Segre della Scuola della Comunità ebraica.
«Sono stati due anni molto difficili a causa della crescita dell’antisemitismo e delle manifestazioni pro Palestina e contro Israele, con un primo periodo – dopo la prima flottiglia e fino ai referendum del governo – più o meno sopportabile, e uno successivo, dalla seconda flottiglia in poi, decisamente più complicato – ha spiegato -. Oggi è difficile anche parlare con chi è nostro amico. Ma, nonostante un’opinione pubblica e i media avversi, abbiamo ancora molti amici: solo oggi in caffè e Brera sono stato avvicinato da un gruppo di persone che, dopo avere saputo che sono l’ambasciatore di Israele, mi hanno detto di essere dalla nostra parte».
Molto sentito anche il ringraziamento del presidente della Comunità ebraica Walker Meghnagi, che ha ribadito il rapporto di amicizia stretto con Peled, che «ha saputo reagire sempre velocemente nei momenti critici, incontrando le istituzioni per portare la voce di Israele e degli ebrei».
«Quello che ci ha dato l’ambasciatore oltre al sostegno è un sincero interesse nei confronti delle comunità ebraiche ha aggiunto Milo Hasbani, vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei). Sono sicuro che potremo ancora condividere tante cose insieme».
La sfida della comunicazione
Il direttore dei media della Comunità, Paolo Salom, ha poi posto a Peled la questione molto attuale della comunicazione. «Uno dei problemi più difficili per noi giornalisti in questi tre anni è stato come rispondere alle infinite accuse contro Israele, alle invenzioni e alle calunnie. Spesso ci mancano gli strumenti per dare una risposta tempestiva a quello che accadeva (ad esempio con il caso del missile palestinese caduto sull’ospedale Al Shifa di Gaza, inizialmente attribuito a Israele). Cosa può fare di più un ambasciatore per migliorare immagine di Israele attraverso la verità?».
«Senza dubbio dovremmo fare molto di più, soprattutto per parlare al target giovane fino ai 40 anni – ha risposto l’ambasciatore -. Come ambasciata dobbiamo lavorare più in coordinazione con le comunità, le associazioni ebraiche e le persone a noi vicine, e anche il governo israeliano deve investire di più nella diplomazia pubblica. Per troppo tempo siamo stati concentrati sulla nostra difesa fisica e meno sull’opinione pubblica nel mondo. Ad oggi lo strumento che si sta dimostrando più efficace è invitare giornalisti, professori e influencer a conoscere il Paese dal di dentro: solo negli ultimi sei mesi abbiamo mandato 6 delegazioni. Ma senza dubbio dobbiamo fare di più. I nemici parlano con una voce, fatta di bugie, incitamento e fake news, mentre noi parliamo come una società pluralista e democratica, che ha molte voci. Questa è sicuramente una forza della società israeliana, ma diventa indubbiamente più difficile difendere la nostra causa in questa maniera».
Ringraziando, quindi, di cuore per l’amicizia e la vicinanza ricevuta in questi due anni, Peled ha promesso di tornare in visita.






