di Nina Prenda
Con queste parole il presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha chiesto all’ANPI di non partecipare alle commemorazioni del 16 Ottobre:
«Il 16 Ottobre è il giorno più doloroso nella storia degli ebrei romani. Il giorno in cui 1.022 persone furono strappate dalle loro case dai nazi-fascisti, trascinate via e deportate in treno verso i campi di sterminio. Soltanto sedici tornarono e nessun bambino. Dietro quei numeri ci sono famiglie spezzate per sempre, case rimaste vuote, affetti cancellati, un dolore che attraversa le generazioni e appartiene innanzitutto ai familiari delle vittime. Un dolore che, come comunità ebraica di Roma, abbiamo il dovere di rispettare e proteggere.
Il 16 Ottobre non può diventare il luogo di nuove lacerazioni. Per questo chiediamo all’ANPI di non partecipare alle nostre commemorazioni. Chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile, chi non ha saputo difendere senza ambiguità il diritto degli ebrei e di tutti gli italiani a ricordare il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione, chi nelle piazze si è mostrato compiacente verso la violenza Pro-Pal, non può pretendere di presentarsi da noi il 16 Ottobre come se tutto questo non significasse nulla e non avesse lasciato traccia nelle nostre comunità che vivono dal 7 Ottobre una terribile recrudescenza dell’antisemitismo», ha scritto Fadlun nella dichiarazione.
«A Milano, siamo arrivati all’assurdo di vedere contestata la Brigata Ebraica e di sentire il presidente nazionale dell’ANPI giudicare inopportune le bandiere di Israele, arrivando persino a definire una vergogna la loro presenza, invece di rivolgere la propria indignazione contro chi cercava di impedire agli ebrei di sfilare. È una ferita profonda, tanto più grave perché viene da un’associazione che dovrebbe custodire i valori della Resistenza e della lotta contro il fascismo e l’antisemitismo.
Non intendiamo trasformare il ricordo dei nostri cari in una polemica politica. Ma proprio per questo dobbiamo essere intransigenti: non vogliamo che il dolore delle famiglie dei deportati, vivo e incancellabile soprattutto in questi giorni, venga turbato dalla presenza di chi ha assunto posizioni che consideriamo incompatibili con il rispetto dovuto alla nostra storia. L’ANPI rifletta sulle proprie responsabilità e abbia la sensibilità, se non il pudore, di fare un passo indietro.
Il 16 Ottobre appartiene alla memoria di Roma, ma soprattutto a chi porta ancora il nome, il volto e l’assenza di una persona che non è mai tornata. Quei morti non abbiamo potuto riportarli a casa. Possiamo però difendere la dignità del loro ricordo. E su questo non faremo passi indietro», ha concluso il presidente.



