Netanyahu contro i testimoni di NAZA: «Identificate i soldati»

Israele

di Nina Deutsch

Il premier israeliano invoca un’indagine penale sui militari che hanno testimoniato anonimamente nel documentario sulle operazioni a Gaza. Li accusa di diffamazione e possibile divulgazione di segreti militari.

Benjamin Netanyahu passa al contrattacco. Dopo aver accusato il documentario NAZA di essere una rappresentazione denigratoria delle forze armate israeliane, il primo ministro chiede ora che siano identificati e perseguiti i militari che hanno contribuito alla realizzazione del film, denunciando presunte violazioni della legge e la divulgazione di informazioni riservate. Una vicenda che, partita da alcune testimonianze sulle operazioni militari nella Striscia di Gaza, si è trasformata in uno scontro politico a livello internazionale.

Come riporta il Times of Israel, la richiesta è stata formulata domenica 11 ottobre in una lettera indirizzata al procuratore generale Gali Baharav-Miara, al capo di Stato maggiore dell’IDF, il tenente generale Eyal Zamir, e al direttore dello Shin Bet, David Zini, il servizio di sicurezza interna. Netanyahu li ha sollecitati ad «agire con urgenza per scoprire l’identità di tutti coloro che sono coinvolti o compaiono nel film diffamatorio».

Il premier ha chiesto inoltre l’apertura di un’indagine penale e l’avvio di procedimenti giudiziari per presunti reati legati alla sicurezza delle informazioni, alla diffamazione e al danno arrecato agli interessi diplomatici e di sicurezza di Israele. Si tratta, al momento, di accuse e richieste di accertamento: non di responsabilità penali già dimostrate.

Nella lettera Netanyahu sostiene che il documentario diffonda «una campagna diffamatoria, falsa e fuorviante, condotta in modo sistematico contro lo Stato israeliano e le sue forze armate», sostenendo che provochi «un grave danno alla reputazione globale di Israele». Aggiunge che i partecipanti potrebbero aver rivelato informazioni classificate come top secret e provocato una falla nella sicurezza di un’unità di intelligence particolarmente sensibile.

Il riferimento è soprattutto alle testimonianze raccolte dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, nelle quali alcuni militari, in servizio o congedati, descrivono procedure di intelligence e criteri operativi che, secondo il film, avrebbero contribuito a rendere possibile un elevato numero di vittime civili palestinesi.

Netanyahu ha allegato alla lettera la risposta critica dell’esercito, pubblicata il 1° ottobre, e ha presentato il documentario come un’opera contenente testimonianze di appartenenti all’Unità 8200, una delle principali strutture israeliane di intelligence elettronica. Il film, tuttavia, non sostiene che tutti gli intervistati appartengano alla stessa unità.

La richiesta del premier si inserisce in una campagna politica già avviata contro i due autori. Netanyahu aveva in precedenza sostenuto l’ipotesi di revocare la cittadinanza israeliana a chi, a suo giudizio, diffamasse le forze armate. Le accuse di tradimento e le minacce rivolte ai registi hanno contribuito a trasformare NAZA in uno dei casi più controversi del dibattito pubblico israeliano e non solo.

Presentato in anteprima il 10 settembre alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, NAZA ha ricevuto il Premio speciale della giuria, dopo un’accoglienza segnata da un lungo applauso. In Israele, invece, il documentario ha suscitato forti reazioni e alimentato la polarizzazione politica.

I sostenitori del governo hanno minacciato di prendere di mira Abraham e la sua co-regista Rachel Szor al loro ritorno in Israele. Hanno inoltre organizzato un picchetto davanti alla casa dei genitori di Szor a Savyon, nell’Israele centrale, gridando: «Condanna a morte per i traditori».