di Redazione
La sala era piena giovedì 8 ottobre, quando la giornalista francese Nora Bussigny è venuta al Teatro Franco Parenti per presentare il suo libro I nuovi antisemiti, tradotto in italiano da Seferottobre e per scrivere il quale si è infiltrata per un anno nei movimenti dell’estrema sinistra francese, denunciandone l’odio antiebraico e i legami con l’islamismo radicale.
Discorsi introduttivi
Nell’introdurre l’evento, organizzato dall’Associazione Setteottobre, la direttrice del teatro Andrée Ruth Shammah ha rimarcato il fatto che l’ampia partecipazione al Tempio di Via Guastalla della sera precedente, per i tre anni dal 7 ottobre, “ci ha scaldato un po’ i cuori”. Mentre il presidente dell’Associazione Setteottobre, Stefano Parisi, ha rimarcato il fatto che l’edizione italiana del libro di Bussigny rappresenta la prima traduzione che ne è stata fatta fuori dalla Francia.
Il giornalista Sergio Scalpelli, moderatore dell’incontro, ha affermato che “il lavoro di Nora Bussigny è stato un lavoro di scavo, d’inchiesta, di penetrazione, attraverso i gruppi Telegram, le università, i movimenti femministi o LGBT radicali”, nonché sulla radicalizzazione dei giovani francesi.
L’inchiesta
Alla domanda di Scalpelli su come è nata l’idea alla base del libro, Bussigny ha raccontato: “Ho scelto di condurre questa inchiesta sotto copertura subito dopo il 7 ottobre, perché l’8 ottobre ero atterrita. Tre settimane prima, avevo pubblicato un altro libro d’inchiesta sui movimenti femministi, LGBTQ e antirazzisti, e anche lì avevo notato un fenomeno di radicalismo”.
Dopo il 7 ottobre, “ho riattivato uno dei miei falsi profili sui social, per vedere come reagivano le mie compagne femministe alla scoperta degli orrori” perpetrati da Hamas, soprattutto nei confronti delle donne. “Ero veramente scioccata, perché non solo alcune rimanevano in silenzio, ma altre stappavano bottiglie di champagne, godevano e festeggiavano pubblicamente. Dicevano tutte ‘è magnifico, finalmente il colonizzato si ribella al colono, l’oppresso si ribella all’oppressore’”.
A quel punto, “ho deciso di ricominciare, sempre sotto copertura, e di infiltrarmi nei movimenti dei militanti, perché so benissimo come funziona. Quello che loro dicono davanti alle telecamere è completamente diverso dai discorsi che si trovano nelle chat dei vari gruppi, quando sanno di non essere ripresi”.
Imparare dagli errori
Scalpelli le ha chiesto come si è organizzata per il lavoro da infiltrata. Bussigny ha risposto: “All’inizio anch’io ho fatto tanti errori, e più volte mi sono fatta fregare”. Questo perché “ero troppo frettolosa, non avevo imparato il vocabolario dei militanti, e soprattutto il loro modus operandi”.
Per fare un esempio, “in una delle prime manifestazioni a cui ho partecipato, ho parlato di Tsahal, l’IDF, l’esercito israeliano, e questo è stato un grave errore. Loro non usano mai il nome ufficiale per denominarlo, ma lo chiamano sempre ‘l’esercito genocidario’”. E non si riferiscono mai a Israele con il suo vero nome, perché “loro dicono ‘l’entità sionista’, ‘l’occupante’”, oppure “Israhell”.
Dopo questi errori con i manifestanti, “che allora sono diventati un po’ più diffidenti nei miei confronti, ho preso un po’ di tempo, mi sono creata un falso CV, dei falsi account, e ho imparato a parlare come parlano loro nelle chat”. In particolare, per Bussigny “era importante sapere come pensavano, chi fossero i capi del collettivo e come ragionavano”.
Il nuovo antisemitismo
Passando la parola a Parisi, Scalpelli gli ha chiesto cosa distingue il nuovo antisemitismo da quello vecchio. “Emerge soprattutto nelle fila di una sinistra sedicente antifascista”, ha risposto, “che probabilmente aveva un sentimento antisemita soffocato dalla retorica della Shoah e del ‘mai più’. E il giorno in cui ha potuto dire ‘gli israeliani stanno facendo ai palestinesi quello che noi abbiamo fatto a loro con la Shoah’, si sono sentiti liberi di poter dire quello che veramente pensano degli ebrei”.
Un altro fattore importante, illustrato nel libro di Bussigny, secondo Parisi è “la saldatura di questi movimenti antioccidentali, antiatlantici, anticapitalisti e anti-modello democratico con l’Islam radicale e con i Fratelli Musulmani”. Inoltre, a causa di una certa retorica, “gli ebrei che sono stati sterminati fanno pietà e muovono le coscienze, gli ebrei che cercano di non essere sterminati e si difendono sono odiati”.
La parola alla politica
Facendo un parallelismo tra la Francia e l’Italia, il consigliere comunale di Milano Daniele Nahum ha sostenuto che la situazione attuale ricalca la profezia del romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq, su una Francia divisa tra l’Islam radicale e il nazionalismo di destra. Qualcosa che Nahum vede nella saldatura tra islamismo radicale e il partito La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon da una parte e nella tentazione di rifugiarsi dalla Le Pen dall’altra. Il risultato sarebbe “un ballottaggio tra due estremisti”.
Per quanto riguarda l’Italia, invece, ciò che lo preoccupa è “che l’antisemitismo si è infiltrato non nelle aree estreme, ma all’interno del principale partito della sinistra italiana, il Partito Democratico, che dovrebbe essere il partito di governo”. Questo partito, secondo Nahum, “ha avuto una mutazione genetica dopo il 7 ottobre. Il Partito Democratico ha sdoganato il termine ‘genocidio’ prima di tutti gli altri partiti della sinistra”, così come hanno fatto i salotti della sinistra milanese. Ha ricordato che Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 di Milano e membro del PD, ha partecipato ad eventi con Mohammed Hannoun, arrestato per i suoi legami con Hamas.
Alla luce del dibattito in corso nel comune di Milano a causa di quegli esponenti della sinistra che vorrebbero annullare il gemellaggio con Tel Aviv, Scalpelli ha chiesto a Nahum, in quanto sostenitore dell’attuale giunta comunale, cosa farebbe se venisse eletto Pierfrancesco Majorino, favorevole a rompere il gemellaggio. Lui ha risposto che non appoggerà mai un candidato che fa certe richieste, auspicando che alle prossime amministrative il candidato sindaco del centrosinistra a Milano sia una figura riformista.
L’edizione italiana, acquistabile su Amazon, introduce un elemento: I nuovi antisemiti non è infatti soltanto la traduzione dell’inchiesta francese: contiene un capitolo inedito, “La meccanica dell’odio: il caso italiano”. Ed è proprio questo capitolo a fare dell’edizione pubblicata da Seferottobre (casa editrice dell’associazione Setteottobre) un libro destinato a un pubblico che non abbia già letto l’originale francese.
Una narrazione distorta
Bussigny ha raccontato un fatto curioso in merito alla radicalizzazione dei movimenti LGBTQ: ad un pride al quale ha partecipato, pur presentandosi come contro ogni discriminazione il corteo costringeva i bianchi a stare in fondo e le categorie “oppresse” davanti, per un presunto riequilibrio. Inizialmente, gli ebrei potevano scegliere di stare dove volevano nel corteo, perché non si sapeva bene come categorizzarli. Ma dopo il 7 ottobre, tutto è cambiato: nei movimenti in cui si è infiltrata, l’ebreo sionista viene visto come un “superbianco”, e in quanto tale come un nemico da combattere.




