di Ilaria Myr
«George Orwell in 1984 dimostra come un nemico comune riesca a unire i movimenti più agli antipodi fra loro, per impedire la democrazia. E questo vale ancora oggi, con la figura del sionista, e quindi l’ebreo, identificato come nemico comune da forze apparentemente opposte, come l’estrema sinistra e gli islamisti, per destabilizzare le nostre istituzioni democratiche».
«Ho visto con i miei occhi marciare militanti Lgbt e predicatori islamisti fianco a fianco per “glorificare la resistenza armata palestinese. Paradossale, se pensiamo a quale sia la sorte riservata poi agli Lgbt nei paesi radicali islamici…». A parlare è la giornalista francese Nora Bussigny, autrice del libro I nuovi antisemiti, appena tradotto da Sefer ottobre, casa editrice dell’associazione Setteottobre, presentato a Milano l’8 ottobre al Teatro Franco Parenti. Pubblicato in Francia nel 2025 da Albin Michel, il libro nasce da un anno di infiltrazione nei mondi dell’ultrasinistra francese, tra manifestazioni, università, collettivi militanti, social network e ambienti vicini all’islamismo radicale. Ha ricevuto il Prix Edgar Faure per il libro politico e ha suscitato un dibattito tutt’altro che marginale.
Da allora Bussigny lo sta presentando in molti Paesi del mondo, aggiungendo a quasi tutte le edizioni locali un capitolo sulla situazione specifica nel Paese.
«Mi sono sorpresa da quello che ho scoperto ma è come se noi in Francia fossimo in anticipo rispetto a voi nella radicalità – racconta a Bet Magazine – Mosaico a margine della presentazione a Milano -. Ho constatato che ci sono organizzazioni riconosciute come terroristiche in molti Paesi come Samidoun, che è attiva in Italia come in Francia senza essere vietata. E ho scoperto delle connessioni con organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani. In Italia c’è un grande movimento antifascista che ha molti legami con quello francese e sono stata sorpresa per la maniera in cui tutti questi collettivi riescono a organizzarsi. A ottobre, per esempio, – questo non c’è nel libro che è uscito prima – il movimento Palestine Action, riconosciuto come organizzazione terroristica nel Regno Unito e connesso a molti collettivi che denunciamo, si è organizzato per formare persone a Roma, Berlino e Parigi. In Italia siete quindi in ritardo rispetto a noi ma le cose purtroppo si stanno sviluppando rapidamente».
Quello che vediamo in Italia è che purtroppo questa narrativa colpisce molto il mondo culturale, quelli che dovrebbero essere i “buoni maestri” che veicolano invece falsità e pregiudizi. «Assolutamente sì, ha sorpreso anche me – commenta Bussigny -. Inizialmente il mondo culturale e artistico era contro l’estrema destra, perché, spesso a ragione, consideravano che potesse essere pericolosa per le politiche culturali. Questo ha però vacillato quando si sostiene che tutto quello che non è di estrema sinistra è di estrema destra. Io, per esempio, sono considerata di estrema destra anche se la combatto tutti i giorni. Dal momento in cui si è preteso che artisti e intellettuali prendano posizione contro tutto quello che è considerato “fascista”, compresa la questione del sionismo e di Israele, questa deriva trascina verso i boicottaggi culturali, perché l’artista non è più un individuo che crea ma è obbligato a politicizzarsi, non solo denunciando l’estrema destra ma anche invitando a votare politicamente per l’estrema sinistra, a rischio di essere ostracizzati. La cantante francese Barbara Butch, ad esempio, che era stata contestata pesantemente durante un concerto e aveva dovuto abbandonarlo, ha appena dovuto annullare un festival, perché non c’era abbastanza sicurezza per contenere i movimenti ultra-violenti. La vera questione, però non è più solo quello che non viene più creato ma quello che non oserà più essere creato. Chi oserà ancora mettere in programma un concerto della Butch e gli altri ostracizzati?».
Se però il quadro che ha potuto direttamente toccare con mano fino ad ora non è dei più confortanti, Bussigny sostiene che non si tratta però di una narrativa dominante. «Io faccio parte di quelli che hanno deciso di prendere la parola e di espormi e mi sono resa conto che c’è una maggioranza silenziosa che resiste.
Il mio libro è diventato un bestseller in molti paesi, mentre ci sono libri anti-israeliani che non vendono neanche 200 copie. Ci sono molti media in Francia per cui collaboro che hanno preso chiaramente posizione, come Le Point, che ha fatto più articoli sul fatto che a Gaza non c’è stato un genocidio, intervistando diversi esperti, che hanno riscosso un grande successo.
La maggioranza silenziosa ovviamente ha paura perché vede come le persone come me che si espongono sono minacciate – io stessa sono stata sotto sorveglianza di polizia – vedono la pressione sociale, ma agiranno in altro modo, e lo faranno al voto». Certo, questo rinforza l’altro estremo, l’estrema destra, che è anche antisemita, e lo si è visto chiaramente in questi giorni in Francia durante questa campagna elettorale e con le recenti rivelazioni di dichiarazioni antisemite di Jordan Bardella del RN. I liberali e progressisti sono quindi schiacciati fra questi due estremi, e certo questo non è molto rassicurante.
Ci rimane solo da sperare, sembra dirci Bussigny, che, come si dice, la foresta che cresce silenziosa sia più potente ed efficace dei pochi alberi che cadono e fanno molto più rumore.
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