New York, la veglia per il 7 ottobre assediata dai manifestanti: contestato anche Mamdani

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di Anna Balestrieri

La commemorazione del terzo anniversario del 7 ottobre a New York si è trasformata in una serata di tensione a Union Square. Centinaia di manifestanti filopalestinesi hanno invaso l’area dove il gruppo di sinistra Israelis for Peace aveva organizzato una veglia per ricordare le vittime israeliane e palestinesi della guerra. La polizia ha dovuto creare un’area protetta con transenne e spostare la cerimonia in uno spazio vicino.

Alla veglia era presente anche il sindaco di New York Zohran Mamdani, che è rimasto in silenzio per tutta la durata dell’iniziativa. La sua presenza, tuttavia, non è stata accolta favorevolmente dai manifestanti: quando si sono accorti che il sindaco si trovava lì, hanno iniziato a gridargli «Traitor!» («Traditore!») e «Zohran, what do you say? How many boots did you lick today?» («Zohran, che cosa dici? Quanti stivali hai leccato oggi?»). Mamdani, contestato contemporaneamente dagli ambienti filo-israeliani e da quelli più radicalmente anti-israeliani, ha scelto di non intervenire.

«Non vogliamo la pace con gli israeliani»

La serata era stata pensata come un momento di lutto e riflessione. I partecipanti alla veglia tenevano candele elettriche e cartelli con la scritta «Not one more life» («Non una vita in più»), mentre gli organizzatori cercavano di dare spazio alle testimonianze sulle persone uccise durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e alle vittime palestinesi della guerra successiva.

Ma i manifestanti hanno coperto le voci dei relatori con megafoni, tamburi e slogan. A un certo punto, uno di loro si è rivolto direttamente agli organizzatori di Israelis for Peace dicendo: «We don’t want peace with Israelis, bro! We sent your people to hell on October 7» («Non vogliamo la pace con gli israeliani, fratello! Abbiamo mandato la tua gente all’inferno il 7 ottobre»). Altri scandivano «Gaza will be liberated» («Gaza sarà liberata»), «Death to the IDF» («Morte all’IDF») e slogan a sostegno della «resistenza».

La contestazione non si è limitata alle parole. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, alcuni manifestanti hanno afferrato le candele elettriche preparate per la cerimonia e hanno intonato in modo derisorio «Hava Nagila», il celebre brano della tradizione ebraica. Tra la folla è comparso inoltre un manifesto con l’immagine di Yahya Sinwar, il leader di Hamas indicato come uno dei principali artefici dell’attacco del 7 ottobre.

Le testimonianze del Nova Festival coperte dalle urla

Nel tentativo di proseguire la cerimonia, Brad Lander, candidato democratico e figura politica ebraica newyorkese, ha preso il microfono e letto le parole della madre di un ventenne ucciso al festival musicale Nova. Mentre venivano ricordate le vittime del 7 ottobre, le urla dei manifestanti continuavano a sovrastare la cerimonia.

Gli organizzatori avevano scelto deliberatamente una formula di commemorazione che comprendesse entrambe le popolazioni. Sono state ricordate anche persone palestinesi uccise dalle forze israeliane e la serata ha incluso una preghiera musulmana. Alla fine, i partecipanti hanno acceso le candele e recitato il Kaddish dei morti, la preghiera ebraica tradizionalmente recitata in memoria dei defunti. All’uscita, tuttavia, i manifestanti hanno risposto con il grido «Death to the IDF» («Morte all’IDF»).

La protesta era partita dal City Hall

La manifestazione che ha raggiunto Union Square era iniziata davanti al City Hall. I partecipanti hanno accusato Israele e gli Stati Uniti per la guerra a Gaza, ma hanno rivolto critiche anche allo stesso Mamdani, ritenuto troppo arrendevole nei confronti delle pressioni filoisraeliane. Tra gli slogan: «Free Palestine» («Palestina libera»), «Globalize the intifada» («Globalizzare l’intifada»), «Resistance is justified when people are occupied» («La resistenza è giustificata quando un popolo è occupato») e «Israel is a terrorist state» («Israele è uno Stato terrorista»).

Alcuni cartelli hanno assunto toni particolarmente provocatori: uno recitava «Liberation in action October 7» («Liberazione in azione, 7 ottobre»), mentre un altro utilizzava l’espressione «Operation Epstein Fury», parodia di «Operation Epic Fury». Un manifesto raffigurava invece una bandiera israeliana accompagnata dalla scritta «Death cult» («Culto della morte»).

Una commemorazione diventata terreno di scontro

A Union Square è arrivato anche un gruppo di contro-manifestanti filo-israeliani con bandiere di Israele. Le due fazioni si sono affrontate verbalmente, separate da una barriera della polizia, mentre la veglia pacifica rimaneva stretta fra due mobilitazioni contrapposte. Nonostante la tensione, non sono stati segnalati arresti e le due manifestazioni si sono infine sciolte senza incidenti fisici di rilievo.

L’episodio assume un significato particolare anche per la posizione di Mamdani. Il sindaco si è presentato a una commemorazione organizzata da un gruppo israeliano di sinistra e dedicata al ricordo delle vittime del 7 ottobre, ma la sua presenza ha provocato la reazione dei manifestanti anti-israeliani. Il sindaco è rimasto in silenzio, osservando una serata nella quale il tentativo di costruire uno spazio comune di lutto è stato travolto dalla contrapposizione politica.

La scena di Union Square restituisce così una delle contraddizioni più profonde del terzo anniversario del 7 ottobre negli Stati Uniti: persino una veglia organizzata da israeliani di sinistra, esplicitamente dedicata al lutto per entrambe le popolazioni e alla ricerca della convivenza, è diventata teatro di una contrapposizione in cui il semplice riconoscimento del dolore israeliano è stato contestato come una presa di posizione politica.