7 ottobre, la guerra delle parole: a Roma un incontro su memoria, antisemitismo e narrazione del massacro

Eventi

di Nina Prenda
L’iniziativa, alla quale hanno partecipato esponenti del mondo ebraico, giornalisti, studiosi e rappresentanti della società civile, ha affrontato il rapporto tra linguaggio e antisemitismo, la documentazione delle atrocità del 7 ottobre e le trasformazioni del dibattito pubblico dopo gli attacchi terroristici.

Non soltanto ricordare ciò che è accaduto il 7 ottobre 2023, ma interrogarsi sulle parole utilizzate per raccontarlo. A tre anni dal massacro compiuto da Hamas nel sud di Israele, la memoria, la rappresentazione delle vittime e il significato attribuito agli eventi sono stati al centro dell’incontro “7 ottobre. Parole per riflettere”, svoltosi il 7 ottobre 2026 presso la Casa della Storia e della Memoria di Roma.

L’iniziativa, alla quale hanno partecipato esponenti del mondo ebraico, giornalisti, studiosi e rappresentanti della società civile, ha affrontato il rapporto tra linguaggio e antisemitismo, la documentazione delle atrocità del 7 ottobre e le trasformazioni del dibattito pubblico dopo gli attacchi terroristici.

Ad aprire l’incontro è stato Paolo Ruffini, responsabile della Casa della Storia e della Memoria. A seguire, Luca Niasi, presidente nazionale della FIAP, ha richiamato il carattere documentato del massacro, ricordando come gli stessi aggressori abbiano filmato e diffuso le immagini dei propri crimini. Eppure, ha osservato, le manifestazioni di negazione e contestazione delle violenze sono emerse già nelle ore successive agli attacchi. Per Niasi, il 7 ottobre ha rappresentato un cambiamento di paradigma che avrebbe dovuto generare una solidarietà senza riserve nei confronti delle vittime. Al contrario, non è stato così. Al centro del suo intervento, soprattutto, il linguaggio. Termini come “sionista”, ha denunciato, sono stati trasformati in insulti, mentre parole come “genocidio”, “apartheid” e “colonialismo” sono diventate elementi centrali dello scontro politico. Niasi ha richiamato l’attenzione anche sull’uso dello slogan “Dal fiume al mare”, contestando inoltre la distorsione del significato del termine “resistenza”.

Livia Ottolenghi: “Ragionare senza avere paura”

Livia Ottolenghi, presidente dell’UCEI, ha definito l’incontro un primo passo verso una riflessione più ampia. Ha ricordato il minuto di silenzio osservato nelle sinagoghe e l’illuminazione degli edifici, descrivendoli come un momento di raccoglimento collettivo. Ha sottolineato l’importanza di ragionare senza avere paura. “Ho ricominciato a respirare dopo che l’ultimo degli ostaggi è tornato a casa”, ha raccontato, sottolineando il peso emotivo della vicenda. Nel suo intervento ha richiamato anche la condizione delle donne iraniane e ha espresso preoccupazione per il restringimento degli spazi di libertà e di espressione.

Giovanna Reanda: “Il 7 ottobre è il 7 ottobre, non l’inizio della guerra a Gaza”

La direttrice di Radio Radicale, Giovanna Reanda, ha affrontato il tema della libertà di esprimere solidarietà agli ebrei e a Israele nel dibattito pubblico italiano. Ha ricordato il legame storico di Marco Pannella con il mondo ebraico e con lo Stato israeliano, sostenendo che, dall’8 ottobre 2023, dichiararsi apertamente amici di Israele e degli ebrei sia diventato più difficile.

“Il 7 ottobre non è stato l’inizio della guerra a Gaza. Il 7 ottobre è stato il 7 ottobre”, ha affermato.

Reanda ha inoltre denunciato un cambiamento nel modo di esercitare la professione giornalistica, tanto nella dimensione privata quanto in quella lavorativa. “I miei organi di rappresentanza hanno deciso di spostare tutto il mondo del giornalismo sulla posizione pro-pal”, ha detto e ha messo in discussione la scelta di non mostrare le immagini del 7 ottobre, sostenendo che confrontarsi con la brutalità dei fatti possa essere necessario per comprenderne la portata.

Rav Della Rocca: la memoria non deve diventare una cerimonia vuota

Il significato della memoria nella tradizione ebraica è stato approfondito dal rav Della Rocca, che ha richiamato un passaggio del Deuteronomio nel quale Mosè invita a ricordare i giorni antichi e a comprendere gli anni trascorsi.

Ricordare, ha spiegato, non significa soltanto conservare il ricordo di un evento, ma interrogarsi sul suo significato e sulle lezioni che può lasciare. Il rischio, a tre anni dal massacro, è che il 7 ottobre diventi una ricorrenza ripetuta ogni anno senza che la società riesca più a confrontarsi davvero con ciò che è accaduto.

“La Bibbia ci dice che non basta il ricordo e la memoria ma bisogna capire, comprendere ed interrogarsi, cercare il significato. La domanda è: cosa ci portiamo a casa?”, ha detto.

David Meghnagi: “Viviamo in una grande psicosi collettiva”

Lo psicanalista David Meghnagi nel suo intervento ha ripercorso anche aspetti della propria storia personale, legata alla fuga dai Paesi arabi e alla diffusione dell’antisemitismo. Ha affermato che parte del vocabolario antiebraico contemporaneo affonda le proprie radici nella propaganda sviluppatasi sotto i regimi comunisti. Meghnagi ha descritto il clima successivo al 7 ottobre come una forma di “grande psicosi collettiva”, osservando che, a differenza di altre ondate di panico sociale (come la caccia alle streghe), l’antisemitismo tende a riemergere ciclicamente. Ha richiamato le reazioni manifestatesi nelle università.

“Il nuovo antisemitismo è dentro a un processo geopolitico. Dobbiamo conservare il sentimento della compassione”, ha concluso.

Renana Keydar: l’importanza di documentare

La necessità di conservare le testimonianze del 7 ottobre è stata al centro dell’intervento di Renana Keydar, docente di Diritto e Digital Humanities all’Università Ebraica di Gerusalemme.

Keydar ha illustrato il lavoro di raccolta delle testimonianze e di costruzione degli archivi relativi al massacro, riferendo di circa duemila testimonianze raccolte. Attraverso le storie delle persone uccise e degli ostaggi, ha richiamato l’importanza di documentare gli eventi e di preservare le fonti.

Alessandra Tarquini: “Sovrapposizione classe dirigente israeliana e popolo ebraico”

La storica Alessandra Tarquini ha messo in guardia dall’idea che conoscere il passato sia sufficiente a impedire il ripetersi degli errori. La conoscenza, ha osservato, deve essere accompagnata dalla capacità di elaborare criticamente gli eventi; in caso contrario, la rimozione può diventare una forma di mistificazione.

Tarquini ha definito il 7 ottobre l’evento più traumatico per il popolo ebraico dalla Seconda guerra mondiale, soffermandosi sulla percezione di una crescente confusione nel dibattito pubblico. “Del 7 di ottobre si parla? Di genocidio ne parlano praticamente tutti. La percezione è quella di impazzire, come se i freni inibitori fossero saltati”, ha affermato la storica. “La dinamica è la sovrapposizione della classe dirigente israeliana e il popolo ebraico. Gli snodi del conflitto fungono da detonatore. Così, il confine tra antisionismo e antisemitismo salta”, ha concluso.

Sharon Nizza: il 7 ottobre al centro della politica israeliana

La giornalista Sharon Nizza ha affrontato le ripercussioni del 7 ottobre sulla politica interna israeliana, ricordando come anche la commemorazione sia diventata oggetto di discussione pubblica, a partire dalla scelta della data in cui celebrarla.

Nizza ha richiamato inoltre il dibattito sulla creazione di una commissione d’inchiesta istituzionale per accertare le responsabilità relative agli attacchi. Ha parlato anche delle dinamiche politiche in vista delle elezioni israeliane previste per il 27 ottobre 2026 e la competizione tra i diversi schieramenti. “Netanyahu e Eisenkot se la giocano”, ha detto. “Ben Gvir ha presa sui giovani”.

Paola Cavallari: “7 ottobre, stupro e femminicidio di massa”

La scrittrice e femminista Paola Cavallari ha portato l’attenzione sulla risposta del mondo femminista agli attacchi del 7 ottobre. Ha spiegato che il mondo femminista odierno è legato a stretto giro a quello transfemminista, che essendo anticapitalista è anche anti-israeliano. Ha proposto per il proprio intervento il titolo “7 ottobre, stupro e femminicidio di massa”, riportando al centro del suo intervento la violenza esercitata contro le donne durante gli attacchi.

Stefania Manca: Antisemitismo online

Stefania Manca, dirigente di ricerca del CNR, ha concentrato il proprio intervento sul ruolo delle piattaforme digitali nella diffusione dell’antisemitismo. Il digitale, ha spiegato, rende più rapida la circolazione di contenuti e pregiudizi già esistenti, ampliandone la portata.

Richiamando i dati del CDEC, Manca ha affermato che oltre il 60 per cento degli attacchi antisemiti si verifica online e ha individuato nell’antisemitismo legato a Israele una delle matrici ricorrenti del fenomeno. Ha inoltre sostenuto l’importanza di un disegno di legge sull’antisemitismo, considerandolo uno strumento necessario nel contrasto all’odio.

Conclusioni: “Nel linguaggio l’antisemitismo striscia”

Nelle conclusioni, Bianca Cimiotta Lami, della FIAP, ha richiamato il potere delle parole e la responsabilità di chi le utilizza. Il punto, ha osservato, “non è solo cosa fare, ma essere: come e cosa essere”. L’antisemitismo può manifestarsi non soltanto attraverso dichiarazioni apertamente ostili, ma anche attraverso battute, allusioni e formule apparentemente innocue, comprese quelle introdotte da un “però” o da un “sì, ma”.

Il giornalista Ruben Della Rocca ha definito l’incontro una “boccata d’aria”, sottolineando il bisogno di solidarietà avvertito dalle comunità ebraiche. Il dolore per il 7 ottobre, ha affermato, deve diventare una spinta a reagire e a contrastare l’antisemitismo. “I terroristi non hanno mai gridato “Palestina libera”, ma “Allahu Ahkbar”: si rivolgono a tutto il mondo occidentale. Il 7 ottobre sono iniziate 3 guerre: una militare, una cognitiva e una fatta di popolazione e immigrazione incontrollata. Noi siamo un popolo errante da sempre, l’immigrazione ci aiuta a crescere: ma non possiamo pensare che la società occidentale abdichi ad un’immigrazione incontrollata. Quando son finiti gli ebrei, arrivano i non-ebrei per la jihad: siamo tutti infedeli”. Nel suo intervento ha infine denunciato l’assenza di parlamentari italiani in occasione di un intervento in Parlamento di due oppositori palestinesi.