di Anna Balestrieri
La commemorazione si è svolta il 28 settembre a New York. L’obiettivo dichiarato dall’ONU era riaffermare l’importanza della Durban Declaration and Programme of Action, adottata nel 2001 come riferimento internazionale nella lotta contro razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza. Ma per Israele e per numerosi Paesi che hanno deciso di non partecipare, il nome Durban continua a essere inseparabile dagli episodi di antisemitismo e dalla campagna di demonizzazione di Israele che segnarono la conferenza originaria.
Sono 48 i Paesi (fra cui l’Italia) che hanno scelto di non partecipare alla commemorazione del 25° anniversario della Conferenza di Durban, secondo i dati diffusi da UN Watch. Un numero record che segna un nuovo capitolo nella lunga controversia sull’eredità della conferenza ONU contro il razzismo del 2001, divenuta negli anni uno dei principali terreni di scontro internazionale sul rapporto tra antirazzismo, antisemitismo e Israele.
La commemorazione si è svolta il 28 settembre a New York, nel quadro della settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo dichiarato dall’ONU era riaffermare l’importanza della Durban Declaration and Programme of Action, adottata nel 2001 come riferimento internazionale nella lotta contro razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza.
Ma per Israele e per numerosi Paesi che hanno deciso di non partecipare, il nome Durban continua a essere inseparabile dagli episodi di antisemitismo e dalla campagna di demonizzazione di Israele che segnarono la conferenza originaria.
I Paesi che hanno rifiutato di partecipare sono: Albania, Argentina, Armenia, Australia, Bolivia, Bulgaria, Canada, Cile, Cipro, Colombia, Croazia, Danimarca, Estonia, Figi, Georgia, Germania, Grecia, Honduras, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Macedonia del Nord, Micronesia, Moldavia, Monaco, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Romania, Samoa, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sud Sudan, Svezia, Tuvalu, Ucraina, Ungheria e Venezuela.
La conferenza del 2001
La World Conference Against Racism si svolse a Durban, in Sudafrica, nell’agosto e settembre del 2001. Parallelamente alla conferenza intergovernativa si tenne un Forum delle organizzazioni non governative, che divenne rapidamente il centro delle polemiche.
Secondo le cronache dell’epoca, durante il Forum circolarono materiale e propaganda antisemita, compresi i Protocolli dei Savi di Sion, il falso storico utilizzato per secoli come strumento di propaganda antiebraica. Furono inoltre segnalati immagini e riferimenti ad Adolf Hitler e slogan apertamente antisemiti, tra cui quello secondo cui Hitler avrebbe dovuto «finire il lavoro».
La controversia di Durban non riguardò quindi soltanto le critiche alla politica israeliana: a Durban comparvero anche stereotipi e linguaggi riconducibili alla tradizione dell’antisemitismo.
Due Durban diverse
È però necessario distinguere tra il Forum delle ONG e la conferenza intergovernativa. La Dichiarazione adottata dagli Stati affrontava infatti un’ampia gamma di questioni relative al razzismo e alla discriminazione e conteneva anche riferimenti alla situazione dei palestinesi e al loro diritto all’autodeterminazione.
Questa distinzione è diventata fondamentale nel dibattito degli anni successivi. Per i sostenitori del processo di Durban, la Dichiarazione rimane uno strumento internazionale contro il razzismo; per i suoi critici, la storia della conferenza dimostra invece come quel processo sia stato utilizzato anche per isolare e demonizzare Israele.
È proprio questa memoria divisa a rendere controversa, ancora oggi, la scelta dell’ONU di commemorare Durban.
Dal 2001 al 2026
La contestazione non è iniziata quest’anno. Nel corso degli anni le Nazioni Unite hanno organizzato diverse iniziative per commemorare o rilanciare il processo di Durban, incontrando ripetutamente l’opposizione di Israele e di altri Stati.
Nel 2021, in occasione del ventesimo anniversario, 38 Paesi decisero di non partecipare alla commemorazione, tra cui l’Italia e gli Stati Uniti.
Cinque anni dopo, secondo UN Watch, il numero è salito a 48. Nell’elenco diffuso dall’organizzazione figurano, tra gli altri, Italia, Stati Uniti, Israele, Canada, Australia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca e Ucraina, insieme a numerosi altri Paesi europei, latinoamericani e del Pacifico.
La campagna contro Durban 25
UN Watch ha rivendicato un ruolo centrale nel risultato, dopo avere condotto nei mesi precedenti una campagna diplomatica e mediatica denominata «Say No to Durban 25».
L’organizzazione ha realizzato un sito dedicato alla storia della conferenza, pubblicato una cronologia degli eventi e prodotto una serie di video e materiali informativi. Ha inoltre intensificato i contatti con i diplomatici dei diversi Paesi per convincerli a non prendere parte alla commemorazione.
Alla pressione diplomatica si è aggiunta una campagna sui social media, accompagnata da una petizione internazionale che ha raccolto migliaia di firme.
Il 31 agosto, a 25 anni esatti dall’apertura della conferenza originaria, UN Watch e NGO Monitor hanno organizzato un incontro online con esperti e persone che avevano partecipato agli eventi del 2001, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’eredità antisemita di Durban.
Tra i protagonisti della campagna anche Irwin Cotler, ex ministro canadese della Giustizia e uno dei principali esperti internazionali della conferenza di Durban, che ha invitato le democrazie a non partecipare alla commemorazione.
La posizione delle Nazioni Unite
La lettura dell’ONU rimane profondamente diversa. Nelle sue comunicazioni ufficiali, le Nazioni Unite presentano la Dichiarazione di Durban come uno strumento fondamentale per la lotta internazionale contro il razzismo e la discriminazione.
La commemorazione di New York è stata quindi concepita non come una celebrazione degli episodi controversi del 2001, ma come una riaffermazione degli obiettivi contenuti nella Dichiarazione e del ruolo del multilateralismo nella lotta contro le discriminazioni.
È proprio questa separazione tra il documento e la storia della conferenza che i critici di Durban contestano.
Per Israele e per i Paesi che hanno scelto di non partecipare, non è possibile discutere dell’eredità di Durban senza ricordare anche ciò che accadde nel 2001 e il ruolo che la conferenza ebbe nella successiva mobilitazione internazionale contro Israele.
Il significato del boicottaggio
Il dato dei 48 Paesi assume quindi un significato politico che va oltre la singola commemorazione.
La scelta di non partecipare segnala che una parte consistente della comunità internazionale non considera Durban un riferimento neutrale nella lotta contro il razzismo. Al contrario, questi Paesi ritengono che il processo inaugurato nel 2001 sia stato segnato da una politicizzazione della questione razziale e da un trattamento riservato a Israele che non può essere ignorato.
Dall’altra parte, l’ONU continua a considerare la Dichiarazione di Durban uno dei propri strumenti di riferimento nella lotta contro il razzismo e la discriminazione.
Una frattura ancora aperta
A 25 anni dalla conferenza originaria, dunque, Durban rimane una questione irrisolta. La distanza tra la narrazione delle Nazioni Unite e quella di Israele e dei Paesi che hanno disertato la commemorazione non si è ridotta: si è anzi tradotta in un fronte di opposizione più ampio rispetto al 2021.
Da una parte c’è chi considera Durban una tappa della costruzione di un’agenda internazionale contro il razzismo. Dall’altra chi vede nella conferenza del 2001 l’origine di una tradizione politica nella quale l’antirazzismo è stato accompagnato da una crescente demonizzazione dello Stato ebraico.
Il risultato della commemorazione del 25° anniversario rende evidente che Durban non appartiene soltanto alla storia delle Nazioni Unite: è ancora oggi un campo di battaglia sul significato stesso di antirazzismo, antisemitismo e legittimità di Israele sulla scena internazionale.



