Tzahal rivela: 170 dei “giornalisti” uccisi in guerra erano operativi militari di organizzazioni terroristiche a Gaza

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di Nina Prenda
Tzahal dichiara che negli ultimi mesi è stato individuato uno schema ricorrente in cui le organizzazioni terroristiche Hamas e Jihad Islamica hanno diffuso informazioni rivelando, a posteriori, che alcuni dei deceduti – inizialmente presentati al mondo come giornalisti e operatori dei media – erano in realtà membri dei bracci armati di tali organizzazioni terroristiche.

 

L’esercito israeliano dichiara che, a seguito di approfondite verifiche, 170 abitanti di Gaza, presentati come giornalisti innocenti e operatori dei media, erano di fatto operativi militari appartenenti alle ali armate di diverse organizzazioni terroristiche, principalmente Hamas e la Jihad Islamica.

“L’IDF rende pubblici i nomi di questi 170 individui e sta diffondendo prove verificate – tra cui materiale visivo e documenti prodotti dalle stesse organizzazioni terroristiche e recuperati dalle truppe dell’IDF durante le operazioni a Gaza – che attestano le loro affiliazioni e i ruoli ricoperti all’interno di tali organizzazioni” scrive Tzahal.

“Nel corso del conflitto, diversi organi di informazione internazionali hanno ripetutamente accusato lo Stato di Israele e l’IDF – in assenza di dati o riscontri verificati – di prendere deliberatamente di mira i giornalisti; ciò è avvenuto anche quando, in alcuni casi, le stesse organizzazioni terroristiche avevano rivendicato l’appartenenza di tali individui alle proprie fila, identificandoli come operativi militari” dichiara l’esercito.

Tzahal afferma che le informazioni presentate evidenziano il divario tra l’immagine diffusa a livello internazionale e la realtà dei fatti sul campo; esse forniscono inoltre ulteriori prove inconfutabili del fatto che l’IDF non prende di mira giornalisti in modo deliberato e sistematico, bensì opera contro le organizzazioni terroristiche e i loro membri combattenti, nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Al fine di rendere noti questi casi, l’IDF ha creato un sito web dedicato che raccoglie i nomi e le fotografie dei 170 operativi militari, indicandone i ruoli, le affiliazioni terroristiche e ogni altra prova divulgabile a loro carico.

Tzahal dichiara che negli ultimi mesi è stato individuato uno schema ricorrente in cui le organizzazioni terroristiche Hamas e Jihad Islamica hanno diffuso informazioni rivelando, a posteriori, che alcuni dei deceduti – inizialmente presentati al mondo come giornalisti e operatori dei media – erano in realtà membri dei bracci armati di tali organizzazioni terroristiche. “Tali informazioni sono emerse quando la falsa narrazione secondo cui l’IDF prende deliberatamente di mira i giornalisti si era già affermata a livello internazionale”. “Tra i giornalisti sopra citati, 118 erano membri del braccio armato di Hamas, 49 di quello della Jihad Islamica, 1 dell’organizzazione terroristica “Lords of the Desert” e 2 dei Comitati di Resistenza Popolare. Diciassette di questi individui si sono infiltrati in Israele il 7 ottobre. La morte di oltre 40 dei giornalisti presenti nell’elenco – i quali operavano come membri di organizzazioni terroristiche – ha suscitato la condanna di Israele da parte dell’ONU. Alcuni dei giornalisti inclusi nell’elenco lavoravano persino per testate internazionali, tra cui Reuters, CNN, ABC Australia, BBC, Le Monde, AFP, AP e altre” scrive l’esercito. ⁠

“Nel corso del conflitto, tale narrazione è diventata una delle argomentazioni più frequentemente utilizzate contro Israele. È apparsa nei resoconti di media internazionali, organizzazioni per i diritti umani, istituzioni internazionali ed esponenti politici, senza distinguere tra i giornalisti che svolgevano il proprio lavoro professionale e coloro che, contemporaneamente, operavano come membri di organizzazioni terroristiche”. Negli ultimi mesi, conclude l’esercito, l’IDF ha profuso notevoli sforzi per confutare questa narrazione e dimostrare che le proprie operazioni sono dirette contro le organizzazioni terroristiche e i loro membri armati, e non contro i giornalisti.