Tre anni dopo, Israele si ferma: una giornata di memoria da Gerusalemme al confine di Gaza

Israele

di Anna Balestrieri
Il cuore istituzionale della giornata di commemorazione della strage di Simcha Torà è Gerusalemme. Sul monte Herzl si sono concentrati i due principali appuntamenti di Stato: alle 11 la cerimonia per i caduti della guerra e per tutti coloro che sono morti dal 7 ottobre 2023, alla presenza delle massime autorità politiche e militari; alle 14 la commemorazione ufficiale delle vittime civili dell’attacco, nel memoriale dedicato ai caduti delle azioni ostili.

​GERUSALEMME – 5 ottobre 2026. Alle 6.29, l’ora in cui tre anni fa cominciò l’attacco del 7 ottobre 2023 (in data ebraica il giorno di Simchat Torà, che quest’anno cadeva domenica 4 ottobre, ma essendo festa solenne non si potevano fare commemorazioni), le bandiere israeliane sono state abbassate a mezz’asta alla Knesset e alla residenza del presidente. È stato questo il gesto che ha aperto oggi la giornata nazionale di commemorazione dedicata alle vittime dell’attacco di Hamas e ai caduti della guerra successiva. Il presidente Isaac Herzog ha definito l’abbassamento della bandiera espressione del «lutto nazionale condiviso» e ha ricordato non soltanto i morti, ma anche le persone rimaste ferite nel corpo e nella mente.

Il cuore istituzionale della giornata è Gerusalemme. Sul monte Herzl si sono concentrati i due principali appuntamenti di Stato: alle 11 la cerimonia per i caduti della guerra e per tutti coloro che sono morti dal 7 ottobre 2023, alla presenza delle massime autorità politiche e militari; alle 14 la commemorazione ufficiale delle vittime civili dell’attacco, nel memoriale dedicato ai caduti delle azioni ostili.

Durante il suo intervento, il premier Beniamin Netanyahu è stato contestato da Yaakov Godo, padre di Tom Godo, ucciso a Kissufim nelle ore successive al 7 ottobre. «Non hai protetto mio figlio, non hai protetto i 1.200 uccisi in un solo giorno», ha gridato Godo al premier, che ha interrotto il discorso per alcuni secondi prima di riprenderlo.

Ma la giornata non si esaurisce nella capitale. Anzi, il suo tratto più significativo è forse proprio la frammentazione geografica del ricordo: ogni comunità cerca il proprio modo di dare un nome e un volto alle persone perdute.

Ashkelon: il ricordo passa ai giovani

Ad Ashkelon, città esposta ai lanci di razzi durante la guerra, la memoria ha avuto già in mattinata una dimensione educativa. Gli studenti delle classi superiori hanno partecipato alla «Marcia degli eroi», raggiungendo il Bosco dei Caduti, dove hanno incontrato rappresentanti delle famiglie e ascoltato le loro testimonianze. Nel pomeriggio, alle 16.30, nello stesso luogo, è prevista la cerimonia municipale principale, dedicata agli abitanti della città uccisi o caduti il 7 ottobre e durante la guerra.

È un elemento ricorrente nelle commemorazioni di quest’anno: la memoria non viene affidata soltanto alle autorità, ma viene consegnata fisicamente alla generazione che dovrà ereditarla.

Be’er Sheva: una cerimonia nel cuore del Negev

A Be’er Sheva, alle 18.30, la commemorazione nazionale si sposta nel sito municipale della memoria, vicino al vecchio cimitero. È uno degli appuntamenti serali indicati dal programma nazionale della giornata.

La scelta di una cerimonia cittadina nel capoluogo del Negev acquista un significato particolare: il ricordo del 7 ottobre non appartiene soltanto alle comunità immediatamente investite dall’incursione, ma a tutto il sistema urbano e sociale del Sud israeliano, che nei mesi successivi ha vissuto evacuazioni, lanci missilistici e mobilitazione militare.

Sha’ar HaNegev: la memoria dentro il territorio colpito

Alle 19.30, nell’anfiteatro del campus del Sapir College, nella regione di Sha’ar HaNegev, è in programma «Shvilim shel Ga’agu’a», «Sentieri della nostalgia». La cerimonia riunisce famiglie in lutto, rappresentanti della polizia e dell’esercito e autorità locali. Il programma ufficiale della regione conferma l’appuntamento per questa sera.

Qui la commemorazione assume una dimensione quasi territoriale: non è soltanto il ricordo di singole vittime, ma il tentativo di raccontare ciò che è accaduto alle comunità del confine e il lungo percorso di ritorno alla vita.

Sderot: una città che ricorda i propri morti

Alle 20 la memoria raggiunge Sderot, nel Giardino del coraggio e della memoria di via Herzl. La cerimonia municipale ricorderà i caduti e gli uccisi del 7 ottobre, con la partecipazione della conduttrice Miri Bohadana e del cantante Amir Dadon, oltre alle famiglie delle vittime e ai rappresentanti delle forze di sicurezza.

Per Sderot il 5 ottobre ha un peso particolare: la città è stata una delle prime località israeliane ad essere investite direttamente dall’attacco e dai combattimenti. La commemorazione non è quindi separata dalla geografia dell’evento: il luogo della cerimonia è parte stessa della memoria.

Tel Aviv: dalla cerimonia istituzionale alla memoria comunitaria

A Tel Aviv-Yafo il grande appuntamento nazionale non è oggi, ma il 7 ottobre, quando a Ganei Yehoshua si terrà la cerimonia organizzata dalle famiglie delle vittime e dal movimento «Kumu». Gli organizzatori hanno annunciato una formula di «parco aperto», pensata per permettere la partecipazione di decine di migliaia di persone. Oltre 50 mila israeliani avevano già prenotato nei giorni scorsi.

Ma anche oggi la città partecipa al ricordo. Alle 12 l’Università di Tel Aviv ha tenuto la propria cerimonia annuale davanti al memoriale di fronte al Centro per l’eredità ebraica Zimbalista. Nel pomeriggio e in serata sono inoltre previsti incontri nei quartieri, testimonianze di sopravvissuti e appuntamenti comunitari.

È una memoria dunque meno concentrata in un unico luogo e più diffusa nella vita quotidiana della metropoli.

Petah Tikva: dal ricordo alla speranza

A Petah Tikva, la sera alle 20, il Teatro Beit Golda ospita «Da memoria a speranza». La serata è costruita attorno alle storie personali delle famiglie di Inbar Hyman, uccisa dopo essere stata rapita dal festival Nova, e di Eden Nimri, caduta nella difesa della base di Nahal Oz.

Il titolo scelto dalla città è significativo: «memoria» e «speranza» vengono presentate non come concetti contrapposti, ma come due momenti dello stesso percorso collettivo.

Netanya: inaugurare un luogo per ricordare

Anche Netanya celebra oggi il proprio appuntamento. Alle 18 è prevista l’apertura e la visita del nuovo giardino commemorativo «El HaOfek», nella zona di Ramat Poleg; alle 18.30 iniziano gli interventi ufficiali, con la partecipazione del sindaco Avi Salama, la deposizione delle corone e una preghiera guidata dal rabbino capo d’Israele Kalman Meir Bar.

Qui la commemorazione coincide con la nascita di un nuovo spazio pubblico: il ricordo viene incorporato nella geografia permanente della città.

Herzliya: arte, memoria e cerimonia

A Herzliya, la giornata si apre con una mostra dell’artista Ze’ev Engelmayer, «La cartolina quotidiana – Diario di guerra», allestita nella piazza del municipio. Alle 19 è prevista la cerimonia municipale per il 7 ottobre, alla presenza del sindaco e delle famiglie colpite.

È una delle caratteristiche della memoria israeliana di quest’anno: accanto al rito ufficiale compaiono arte, testimonianze, musica e spazi di incontro. Herzliya, inoltre, ospiterà il 7 ottobre la proiezione pubblica della grande cerimonia nazionale delle famiglie, creando un ponte tra la memoria locale e quella nazionale.

Rehovot: «Volti e nomi»

A Rehovot, alle 20 al Beit Ha’Am, si tiene la cerimonia centrale «Panim veShemot», «Volti e nomi». Il programma mette al centro le storie individuali: la vedova di Ron Benjamin, ucciso il 7 ottobre, e il sopravvissuto alla prigionia Nimrod Cohen porteranno le proprie testimonianze; la cerimonia comprenderà anche il Kaddish, la preghiera El Male Rahamim, musica e teatro.

È forse una delle formule che meglio sintetizzano la giornata: trasformare una tragedia nazionale in una somma di storie personali.

E non soltanto nelle grandi città

Il calendario israeliano mostra che la commemorazione è molto più capillare. A Nahariya, nel Nord, era prevista oggi alle 10 una cerimonia municipale in piazza del Comune.

A Ashdod, invece, oggi le bandiere sono state abbassate a mezz’asta per ricordare i 55 cittadini della città uccisi o caduti; la cerimonia municipale principale è stata programmata per domani, 6 ottobre, nel parco Ashdod Yam, affidata quest’anno soprattutto ai giovani della città.

A Yavne, la cerimonia centrale è stata fissata per il 6 ottobre, mentre il 7 ottobre la città trasmetterà dal proprio cinema la cerimonia nazionale di Tel Aviv.

Una memoria distribuita tra Stato, città e famiglie

Il quadro che emerge dalle fonti israeliane è dunque quello di una commemorazione a più livelli. C’è la memoria dello Stato, concentrata oggi sul monte Herzl; quella delle città, che identificano i propri morti e i propri luoghi; quella delle famiglie, che riportano al centro nomi, fotografie e testimonianze; e quella delle comunità, spesso affidata a studenti, artisti, musicisti e sopravvissuti.

E c’è infine una seconda data che incombe sul calendario: mercoledì 7 ottobre, quando, a tre anni esatti dall’attacco secondo il calendario civile, il grande appuntamento delle famiglie a Tel Aviv riunirà decine di migliaia di persone.

Il 5 ottobre è quindi la giornata della memoria ufficiale dello Stato secondo il calendario ebraico; il 7 ottobre sarà invece la giornata nella quale il ricordo tornerà soprattutto nelle mani delle famiglie e del pubblico. Tra le due date si disegna il modo in cui Israele sta cercando, tre anni dopo, di trasformare il trauma del 7 ottobre in una memoria collettiva: dalla bandiera a mezz’asta ai giardini commemorativi, dalle cerimonie nazionali alle testimonianze raccontate nelle sale di quartiere. Ho privilegiato fonti israeliane in ebraico, tra cui Presidenza dello Stato, Comuni, media nazionali come i24NEWS e N12 e testate locali; dove ho trovato discrepanze nell’orario, ho dato precedenza alla fonte municipale o organizzativa.