di Ilaria Myr
Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, durante una visita alla Comunità ebraica di Milano, nella mattina di venerdì 18 settembre, ha ascoltato le preoccupazioni degli esponenti della Comunità nei confronti di un antisemitismo sempre più dilagante anche a Milano. «Io vi ringrazio per il lavoro che fate per Milano da sempre. Sarò sempre dalla vostra parte». (Da sinistra Walker Megthnagi, Silvia Sardone e Davide Caparini)
«L’odio nei confronti dell’ebreo è ormai sdoganato, e ciò è evidente anche dalle troppe manifestazioni che abbiamo visto anche nella nostra città. Io vi ringrazio per il lavoro che fate per Milano da sempre. Sarò sempre dalla vostra parte». Queste le parole di Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, durante una visita alla Comunità ebraica di Milano, nella mattina di venerdì 18 settembre. Una visita, la sua, «messa in programma da tempo -, ha precisato -. Non sono in campagna elettorale».
Durante l’incontro con l’eurodeputata e i consiglieri regionali della Lega Silvia Scurati e Davide Caparini, diversi esponenti comunitari hanno espresso il timore degli ebrei milanesi di fronte all’antisemitismo sempre più dilagante anche nella nostra città, come dimostra la recentissima aggressione a un rabbino fatta da tre ragazzi arabi di seconda generazione.
«La situazione si aggrava, gli atti antisemiti sono sempre più frequenti e molti non vengono denunciati – ha dichiarato il presidente della Comunità Walker Meghnagi. Grazie alle forze dell’ordine che ci difendono i responsabili sono stati presi subito, ma purtroppo quello arrestato è stato messo in libertà il giorno dopo…. Quello dell’impunità è un grosso problema in Italia, che permette poi di continuare a fare aggressioni e minacce».
«Quello che ci spaventa è che noi ebrei siamo abituati a vivere con delle persone di religione diversa e di paesi diversi, non abbiamo il culto dell’odio, ci siamo sempre integrati nel tessuto delle città – ha dichiarato Milo Hasbani, vicepresidente dell’Ucei e consigliere comunitario -. Il problema sono i media e una parte dei politici che non dicono cose come stanno. La nostra grande paura è che le manifestazioni propal oggi sono fatte principalmente da italiani».
Un timore, questo, che è emerso chiaramente anche dopo che durante il corteo del 25 aprile i partecipanti ebrei e la Brigata Ebraica sono stati cacciati dal corteo, insultati da italiani.
Dal canto suo, Sardone ha sottolineato durante il suo intervento il pericolo costituito in Italia e nelle nostre città da un islam sempre più radicale che non solo non accetta di essere integrato, ma che addirittura vuole distruggere dall’interno le basi democratiche della società.
«Siamo arrivati a un punto in cui oltre alle minacce di morte, le organizzazioni radicali come i Fratelli musulmani (a cui è vicina l’italiana Ucoii) hanno iniziato a fare denunce, con la conseguenza che molti politici hanno smesso di combattere su questo fronte – ha dichiarato Sardone, che vive sotto scorta -. A queste persone il welfare italiano dà moltissimo, anche perché la legge italiana prevede che gli aiuti vengano dati indipendentemente dalla cittadinanza. Ma se poi chi li riceve non rispetta le regole e le libertà su cui è fondata la nostra società c’è un grande problema, che è pericoloso per tutti».

«Le istituzioni hanno una grande responsabilità anche nei comportamenti, modi e linguaggi – ha aggiunto Silvia Scurati, consigliere regionale -. Ci sono momenti in cui bisogna prendere una posizione netta. In Regione Lombardia dopo il 7 ottobre abbiamo esposto la bandiera di Israele, ma ci siamo ritrovati in aula a dovere giustificare la nostra scelta, perché altri volevano anche quella palestinese. Il modo peggiore di affrontare un problema è negare che esista. E purtroppo tanti rappresentanti delle istituzioni hanno questa responsabilità».
«Il tema fondamentale è la consapevolezza che la civiltà fondata sulle matrici giudaico cristiane che è costantemente minacciata – ha ribadito Davide Caparini -. Serve una fondamentale opera di consapevolezza di cosa significa essere occidente, e uscire dalla polarizzazione in cui ci troviamo. Per farlo serve sforzo divulgativo senza precedenti, in cui dobbiamo investire tutte le nostre risorse».



