Manifestazione di Amnesty conntro il "genocidio" a Gaza

L’appello di 5.000 personaggi pubblici contro l’accusa di genocidio a Israele

Mondo

di Nathan Greppi
Spiegano che “le condizioni di combattimento senza precedenti di questa guerra – centinaia di chilometri di tunnel, migliaia di case trappole, la confusione tra combattenti, ‘giornalisti’ e ‘operatori umanitari’, il rapporto tra civili e terroristi, considerato basso per una guerra urbana asimmetrica, l’assenza di fame di massa nonostante ripetute previsioni di una catastrofe imminente, gli avvertimenti dati ai civili prima dell’attacco: tutti questi fattori sono stati cancellati nell’intenzione di incriminare Israele per genocidio”. (Foto: Manifestazione di Amnesty conntro il “genocidio” a Gaza)

Più di 5.000 leader ed esponenti di spicco del mondo dello spettacolo, il mondo accademico, la letteratura, la politica, le istituzioni religiose e la società civile hanno firmato una lettera aperta per respingere l’accusa rivolta a Israele di commettere un genocidio a Gaza.

Tra i firmatari della lettera, pubblicata dalla Creative Community for Peace, spiccano le attrici Mayim Bialik, Jennifer Jason Leigh e Debra Messing, l’autrice televisiva Amy Sherman-Palladino, il docente di psicologia di Harvard Steven Pinker, gli storici Benny Morris, Niall Ferguson e Deborah Lipstadt, l’ex-Primo Ministro britannico Boris Johnson e l’ex-Ministro della Giustizia canadese Irwin Cotler.

“Noi firmatari siamo indignati e disgustati dall’ultima accusa del sangue inflitta al popolo ebraico: la menzogna secondo cui Israele ha commesso un ‘genocidio’ a Gaza. Respingiamo questa accusa con disprezzo”, si legge nella lettera. “C’è un acceso dibattito all’interno della comunità ebraica su alcuni aspetti di come questa guerra è stata combattuta, e questo è un segno di salute morale. Così come il nostro dolore per ogni vita innocente persa. Ma dobbiamo unirci nel rinnegare la menzogna del genocidio”.

Spiegano che “le condizioni di combattimento senza precedenti di questa guerra – centinaia di chilometri di tunnel, migliaia di case trappole, la confusione tra combattenti, ‘giornalisti’ e ‘operatori umanitari’, il rapporto tra civili e terroristi, considerato basso per una guerra urbana asimmetrica, l’assenza di fame di massa nonostante ripetute previsioni di una catastrofe imminente, gli avvertimenti dati ai civili prima dell’attacco: tutti questi fattori sono stati cancellati nell’intenzione di incriminare Israele per genocidio”.

Aggiungono che “una differenza cruciale tra la guerra come tragedia e la guerra come genocidio è l’intento. In questa guerra, solo una parte intendeva commettereGaza, Israele,

genocidio, ed è Hamas. Per accusare Israele di genocidio, il massacro del 7 ottobre è stato sistematicamente minimizzato, mentre le azioni israeliane sono state distorte e amplificate. Israele è andato in guerra l’8 ottobre non per vendetta, come sostengono i suoi detrattori, ma per rompere l’assedio delle enclave terroristiche guidate dall’Iran ai suoi confini e per ristabilire la sua deterrenza, senza la quale non può sopravvivere a lungo termine in Medio Oriente. Migliaia di razzi e missili sono stati lanciati contro Israele nelle settimane successive al massacro, mentre Hamas ha affamato e torturato 250 israeliani, alcuni dei quali sono stati uccisi nella prigionia”.

Hanno anche fatto notare “con stupore ma non con sorpresa il silenzio schiacciante dei diffamatori d’Israele di fronte alle atrocità dell’Iran – circa 30.000 civili uccisi in due giorni, uno dei più grandi crimini del nostro tempo. L’antisionismo non è il difensore della coscienza, ma il suo traditore”.

La lettera si conclude così: “Esortiamo i nostri connazionali ebrei e i nostri amici non ebrei a trattare con ripulsione l’accusa di genocidio – come l’ultima di una lunga storia di menzogne sul popolo ebraico. ‘Una menzogna non ha gambe’, osserva un antico proverbio ebraico. Non permetteremo che questa menzogna resti in piedi”.