di Redazione
A poche settimane dall’intesa di luglio, la scelta dell’ANPI di scendere in piazza contro il disegno di legge sull’antisemitismo suscita la dura reazione della Comunità Ebraica di Milano. Il Presidente Walker Meghnagi: «Se si vuole essere davvero credibili nel contrasto all’antisemitismo, occorre iniziare prima di tutto dal fare chiarezza e pulizia al proprio interno»
Era soltanto poco più di un mese fa, alla fine di luglio, quando sembrava essersi aperta una finestra per un possibile riavvicinamento tra l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Dopo le tensioni esplose durante le celebrazioni del 25 aprile, UCEI e ANPI avevano scelto la strada del confronto, mettendo nero su bianco una serie di punti di convergenza: la condanna di ogni forma di violenza, razzismo e discriminazione; il riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e del contributo della Brigata Ebraica alla lotta contro il nazifascismo; e, soprattutto, la garanzia di una partecipazione piena e sicura della componente ebraica alle celebrazioni del 25 aprile.
Un passaggio che era stato accolto come l’avvio di un percorso, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 25 aprile 2027 attraverso un clima diverso, fondato sul rispetto reciproco e sul dialogo. Ma quella tregua sembra oggi già compromessa.
A riaccendere la polemica è stata la decisione dell’ANPI nazionale di aderire e partecipare al presidio convocato per domani, 9 settembre, davanti a Montecitorio contro il disegno di legge sull’antisemitismo. Una scelta che la Comunità Ebraica di Milano considera un grave errore e che rischia di riportare in primo piano proprio quelle fratture che, appena poche settimane fa, il confronto tra ANPI e UCEI aveva cercato di ricomporre.
In un comunicato il Presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, esprime «profonda amarezza» e una «ferma condanna» per la decisione dell’Associazione Partigiani d’Italia di aderire alla manifestazione contraria al disegno di legge contro l’antisemitismo.
«È con grande dolore che assistiamo a una presa di posizione che consideriamo un grave errore politico e culturale», afferma. «L’ANPI rappresenta la memoria storica della Resistenza, una storia gloriosa fatta di donne e uomini che hanno combattuto, spesso a costo della vita, contro la tirannide nazifascista e contro la piaga dell’odio razziale. Vedere le sigle dei partigiani affiancate a piazze che ostacolano strumenti normativi volti a contrastare l’antisemitismo sconcerta e ferisce profondamente la nostra Comunità».
Il riferimento è alla mobilitazione convocata per il 9 settembre, alla quale l’ANPI nazionale ha annunciato la propria adesione. L’associazione motiva la scelta sostenendo che il disegno di legge rischierebbe di comprimere la libertà di espressione politica, culturale e accademica, in particolare quando si tratta di criticare il governo israeliano e le sue politiche nei confronti dei palestinesi. Al tempo stesso ribadisce che «il contrasto e la condanna dell’antisemitismo è stato, è e sarà un impegno costante».
Una posizione che, però, lascia aperta una questione tutt’altro che marginale: come si concilia questa scelta con il percorso di dialogo avviato appena poche settimane fa con il mondo ebraico? È proprio sulla coerenza tra le parole e i comportamenti che interviene la Comunità Ebraica di Milano.
«Non possiamo dimenticare che solo lo scorso luglio, in occasione della firma di un documento comune tra ANPI e UCEI, diverse sezioni locali dell’ANPI si opposero apertamente a quel passaggio di dialogo con il mondo ebraico», osserva il Presidente Meghnagi. E aggiunge: «Sono proprio queste scelte a segnare il discrimine tra chi è credibile e chi non lo è nella lotta all’antisemitismo: non ci risulta infatti che l’ANPI abbia preso alcun provvedimento verso quelle sezioni che rifiutarono un documento di intesa tra gli italiani di religione ebraica e l’associazione dei partigiani».
Il punto, dunque, non è soltanto il dissenso sul contenuto del disegno di legge. Per la Comunità Ebraica di Milano pesa soprattutto ciò che appare come un brusco cambio di passo rispetto all’intesa di luglio, quando ANPI e UCEI avevano individuato un terreno comune sulla condanna dell’odio razziale e della discriminazione e sul riconoscimento del ruolo degli ebrei nella Resistenza.
È in questa distanza tra l’impegno dichiarato e le scelte successive che si riapre la frattura. E il Presidente Maghnagi la riassume in una richiesta di chiarezza: «Se si vuole essere davvero credibili nel contrasto all’antisemitismo, occorre iniziare prima di tutto dal fare chiarezza e pulizia al proprio interno».
Il dialogo avviato a luglio, dunque, appare oggi nuovamente in bilico. Non tanto per l’esistenza di un dissenso politico sul disegno di legge, quanto per il modo in cui quel dissenso si colloca dopo un’intesa che sembrava aver aperto una fase diversa, condivisa e costruttiva nei rapporti tra ANPI e mondo ebraico.
In generale, in vista della mobilitazione contro il ddl antisemitismo, il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, esprime netta contrarietà.
«Ancora una volta si tenta di far passare la lotta all’antisemitismo come una minaccia alla libertà di espressione: un vecchio argomento della propaganda neonazista e di chi nega o minimizza l’antisemitismo», dichiara Meghnagi. «Il disegno di legge non introduce nuovi reati né sanzioni penali, e conferma che la libertà di critica e di pensiero resta intatta. Chi scende in piazza domani non sta militando dalla parte della libertà: sta difendendo il diritto a odiare».
Il presidente richiama anche i moniti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, contro il veleno dell’antisemitismo e dell’odio razziale: «Non capisco come si possa, in nome della libertà di espressione, opporsi a una legge che recepisce gli appelli del Capo dello Stato. La stessa definizione IHRA chiarisce che la critica a Israele non è antisemitismo. Le preoccupazioni dei promotori sono infondate».
La Comunità Ebraica di Milano invita le istituzioni a proseguire nell’iter parlamentare senza cedere a pressioni che indeboliscono il contrasto all’antisemitismo.
Sul tema è intervenuto anche il direttore del Museo della Brigata Ebraica Davide Romano: «Dove eravate negli ultimi tre anni quando noi ebrei siamo stati attaccati? Comparire solo ora contro una legge che vuole tutelarci dimostra che siete parte del problema»
«Dove eravate negli ultimi tre anni quando siamo stati continuamente attaccati? È la domanda che rivolgo alle oltre 250 sigle che scendono in piazza oggi. Il rapporto della Fondazione CDEC registra 963 episodi di antisemitismo in Italia, con un aumento del 400% rispetto al 2022. Non vi abbiamo mai visto scendere in piazza insieme a noi, in nessuna delle decine di manifestazioni che abbiamo organizzato. Comparite solo ora. Per difenderci? Macché! Solo per contrastare una legge che vuole proteggerci. Questo silenzio di anni, unito alla mobilitazione così imponente di oggi contro chi cerca di difenderci, mostra un quadro inquietante. Dimostra l’indifferenza, e in alcuni casi la vera e propria ostilità, di queste organizzazioni nei confronti degli italiani di religione ebraica, che stanno vivendo un antisemitismo mai visto dal dopoguerra. E dimostra che costoro, a parole contro l’antisemitismo, sono in realtà parte del problema», dichiara Romano.



