di Anna Balestrieri
Per i due episodi, avvenuti il 7 e l’8 agosto, i Carabinieri hanno denunciato alla Procura un cittadino algerino di 31 anni, senza fissa dimora e con precedenti, ritenuto gravemente indiziato, in concorso con altre persone ancora da identificare, dei reati di percosse e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Un turista francese di 22 anni, di religione ebraica, sarebbe stato aggredito due volte nel centro di Roma mentre indossava la kippah. Per i due episodi, avvenuti il 7 e l’8 agosto, i Carabinieri hanno denunciato alla Procura un cittadino algerino di 31 anni, senza fissa dimora e con precedenti, ritenuto gravemente indiziato, in concorso con altre persone ancora da identificare, dei reati di percosse e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Secondo quanto riferito dal giovane nella denuncia-querela, il primo episodio sarebbe avvenuto il 7 agosto, intorno alle 20, in piazza Cairoli. Il turista, che stava passeggiando nel centro storico, sarebbe stato raggiunto al volto da uno spray urticante azionato dal trentunenne.
Il giorno successivo, a poche centinaia di metri di distanza, la presunta aggressione si sarebbe ripetuta. L’8 agosto, intorno alle 20.15, in largo di Torre Argentina, il giovane sarebbe stato raggiunto da un gruppo di quattro persone e colpito con calci. Tra gli aggressori, secondo la ricostruzione fornita agli investigatori, il turista avrebbe riconosciuto nuovamente il trentunenne già indicato per l’episodio del giorno precedente.
In entrambe le circostanze, sempre secondo il racconto della vittima, gli aggressori avrebbero urlato «Free Palestine». Sarà ora la magistratura, sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori e delle ulteriori attività investigative, a dover stabilire l’esatta dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità individuali. Per il trentunenne, come per ogni persona sottoposta a indagine, vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.
Fadlun: «È arrivata la caccia all’ebreo»
L’episodio ha suscitato una forte reazione nella comunità ebraica romana. «Anche per le strade di Roma purtroppo è arrivata la caccia all’uomo, la caccia all’ebreo», ha dichiarato Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, esprimendo il timore che episodi di questo tipo possano essere accompagnati da una crescente assuefazione dell’opinione pubblica.
Le parole di Fadlun arrivano in un contesto nel quale la comunità ebraica romana aveva già denunciato, nelle settimane precedenti, iniziative volte a identificare o segnalare online la presenza di turisti israeliani o ebrei in Italia. A luglio, Fadlun aveva definito «aberrante» la cosiddetta “mappatura del turismo sionista”, sostenendo che la segnalazione di cittadini israeliani o ebrei negherebbe principi fondamentali di libertà e uguaglianza.
La condanna della politica
L’aggressione ha provocato una reazione trasversale nel mondo politico. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso «piena e convinta solidarietà» al giovane turista, definendo l’episodio un «gravissimo episodio di antisemitismo» e sottolineando che una persona non può essere aggredita o intimidita a causa della propria fede o di un simbolo religioso.
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato l’accaduto, affermando che antisemitismo e odio contro gli ebrei non possono trovare spazio nelle città italiane e ribadendo il valore della libertà religiosa e della convivenza.
Dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein è arrivata una condanna altrettanto netta. L’aggressione è stata definita «vile e intollerabile», con l’affermazione che nessuna causa politica può essere utilizzata come pretesto per la violenza o l’intolleranza.
Quando uno slogan politico diventa un bersaglio personale
La vicenda riapre una questione particolarmente delicata nel dibattito pubblico italiano: il confine tra critica politica allo Stato di Israele e individuazione degli ebrei come bersaglio sulla base della loro identità.
L’eventuale accertamento giudiziario di un’aggressione motivata dall’identità ebraica della vittima assumerebbe un significato che va oltre la semplice contrapposizione politica legata alla guerra in Medio Oriente. Un turista che indossa una kippah non rappresenta, per ciò solo, lo Stato di Israele né il governo israeliano. Trasformare un simbolo religioso in un criterio per individuare una persona da insultare, colpire o intimidire significa spostare il conflitto politico dal terreno delle idee a quello dell’identità individuale.
La stessa formula «Free Palestine», di per sé uno slogan politico utilizzato in tutto il mondo per esprimere sostegno ai diritti dei palestinesi, non costituisce evidentemente una giustificazione per un’aggressione. Sarà tuttavia l’indagine a chiarire se e in quale misura lo slogan sia stato effettivamente pronunciato durante i fatti e quale significato abbia assunto nel contesto delle presunte violenze.
Un precedente che aveva già acceso i riflettori sull’Italia
Non è la prima volta che un episodio che coinvolge turisti ebrei in Italia viene associato alla loro identificazione attraverso la kippah. Nell’estate del 2025 un turista francese di 52 anni e suo figlio di sei anni denunciarono un’aggressione in un’area di servizio a Lainate, nel Milanese, sostenendo di essere stati presi di mira perché indossavano la kippah.
Quella vicenda ebbe però un successivo sviluppo giudiziario più complesso: le persone coinvolte presentarono versioni contrapposte dell’accaduto e anche il turista francese finì indagato per lesioni aggravate dall’odio razziale. La Procura di Milano acquisì i filmati delle telecamere di sicurezza dell’area di servizio, mentre quattro persone risultavano indagate.
La nuova aggressione nel cuore della Capitale
Nel caso romano, gli investigatori contestano al trentunenne due episodi distinti avvenuti nell’arco di appena 24 ore, con una seconda aggressione che, secondo la denuncia, sarebbe stata compiuta da un gruppo nel quale il giovane avrebbe nuovamente riconosciuto lo stesso uomo.
Le indagini proseguiranno per identificare gli altri presunti partecipanti e ricostruire con precisione quanto accaduto nelle due serate. Il punto centrale sarà stabilire se la vittima sia stata effettivamente presa di mira in quanto ebreo e se l’identità religiosa abbia costituito il movente delle aggressioni, come sostenuto nella denuncia.
Intanto, il caso arriva al centro del dibattito pubblico romano in un momento di particolare sensibilità sul tema dell’antisemitismo. Per la comunità ebraica, la domanda è se episodi di questo genere rischino di diventare parte della normalità quotidiana. La risposta delle istituzioni e della società, nei prossimi giorni, dirà molto sulla capacità di Roma di garantire a chiunque — compresi i turisti — la libertà di mostrare pubblicamente la propria identità religiosa senza paura.



