Attivisti propal attaccano un'immagine di una madre e un bambino palestinesi su un dipinto di Picasso

“Hanno incollato un’immagine di Gaza su un Picasso”: il Tribunale Britannico condanna due attivisti propal

Mondo

di Pietro Baragiola

L’atto vandalico non ha causato danni al dipinto di Picasso, ma ha impattato sulla sala espositiva, dove la vernice ha danneggiato parte del museo, rendendo necessaria la sostituzione di alcune parti dell’allestimento. Per questo la giuria ha ritenuto che i danni provocati all’interno della National Gallery fossero sufficienti a configurare il reato di danneggiamento.

 

Martedì 28 luglio la giuria della Southwark Crown Court di Londra ha ufficialmente condannato i due attivisti del movimento filopalestinese Youth Demand per la protesta inscenata nell’ottobre 2024 alla National Gallery, durante la quale hanno vandalizzato la sala del dipinto “Maternità” di Pablo Picasso.

I due imputati, Jai Halai, 25 anni, dipendente del Servizio sanitario nazionale britannico (NHS), e Monday-Malachi Rosenfeld, 23 anni, studente di Scienze politiche, hanno inizialmente negato ogni responsabilità. Dopo oltre nove ore di deliberazione, la giuria li ha però riconosciuti colpevoli di danneggiamento e il giudice David Tomlinson ha disposto la loro liberazione su cauzione in attesa della sentenza, prevista per settembre.

Il vandalismo alla National Gallery

Pablo Picasso, Maternità

L’episodio risale al 9 ottobre 2024, quando i due attivisti sono entrati nella National Gallery di Londra ed hanno incollato sul vetro di protezione del dipinto una foto raffigurante una madre di Gaza mentre teneva in braccio il figlio sanguinante.

Halai e Rosenfeld hanno poi versato vernice rossa sul pavimento davanti all’opera, scandendo lo slogan “Free, free Palestine” e chiedendo al governo britannico di introdurre un embargo totale sul commercio d’armi con Israele.

Gli addetti alla sicurezza della National Gallery sono intervenuti immediatamente, bloccando gli attivisti e trattenendoli fino all’arrivo della polizia, che ha proceduto al loro arresto.

Il video della protesta però era già diventato virale sui social del gruppo Youth Demand che ne ha rivendicato il gesto ed ha identificato i due responsabili come “eroi della causa”.

I danni alla sala

Durante il processo è emerso che, nonostante l’irruenza dei vandali, il dipinto di Picasso non ha riportato alcun danno grazie al vetro protettivo che lo ricopriva. Diversa, però, è la situazione per la sala espositiva, dove la vernice ha danneggiato parte del museo.

“La vernice ha raggiunto lo zoccolo in marmo, le colonnine e le corde di delimitazione, infiltrandosi anche in alcune prese elettriche” ha riferito in aula il responsabile della sicurezza e delle strutture della National Gallery, Michael Willie. “Le macchie, penetrate nelle venature del marmo e nelle giunture, hanno reso necessaria la sostituzione di alcune parti dell’allestimento”.

Il processo è stato seguito con attenzione nel Regno Unito, dove negli ultimi anni diversi gruppi di protesta hanno preso di mira musei e opere d’arte per richiamare l’attenzione su temi politici e ambientali. In questo caso, la giuria ha ritenuto che i danni provocati all’interno della National Gallery fossero sufficienti a configurare il reato di danneggiamento, pur in assenza di conseguenze dirette per l’opera di Picasso.