di Nina Deutsch
A poco più di un mese dal 25° anniversario degli attentati, i familiari di centinaia di vittime contestano la presenza del sindaco alla cerimonia di Ground Zero. Al centro della protesta le sue dichiarazioni, alcune frequentazioni politiche e le recenti polemiche sulle posizioni nei confronti di Israele. A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred. Lui però conferma: «Sarò presente».
L’iniziativa, pubblicata su Change.org da Giovanni Galante, che perse la moglie Grace negli attacchi del 2001, ha già raccolto oltre 16.000 firme, tra cui quelle di centinaia di parenti diretti delle vittime. Per i promotori, la commemorazione rappresenta un momento di raccoglimento che dovrebbe restare al riparo da qualsiasi elemento ritenuto divisivo.
Nel testo della petizione vengono contestate alcune prese di posizione pubbliche del sindaco e le sue frequentazioni politiche. Tra i punti sollevati figurano il rifiuto di condannare con chiarezza lo slogan «Globalize the Intifada», il sostegno in passato a un candidato che aveva ridimensionato il significato degli attentati dell’11 settembre e i rapporti con figure considerate vicine a posizioni estremiste. I firmatari citano inoltre alcune dichiarazioni del padre di Mamdani, ritenute problematiche in relazione alla lettura del terrorismo jihadista. Secondo i promotori, la presenza del sindaco rischierebbe di ferire ulteriormente le famiglie in una giornata che, prima di tutto, resta un momento di lutto privato e di memoria collettiva.
Nonostante la richiesta, l’amministrazione cittadina non ha modificato i propri programmi. Attraverso il suo portavoce, il sindaco ha confermato che sarà presente alla commemorazione. Durante una conferenza stampa, Mamdani ha dichiarato: «Renderò omaggio con orgoglio alle famiglie, ai sopravvissuti e ai soccorritori che sono stati per sempre colpiti da quel terribile attacco terroristico», aggiungendo che la sua presenza vuole ribadire l’impegno della città a non dimenticare quanto accaduto l’11 settembre 2001.
A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred – impegnata a eliminare l’odio antiebraico dalla cultura occidentale attraverso azioni dirette pacifiche e l’educazione – che nelle scorse settimane aveva già promosso manifestazioni critiche nei confronti del sindaco. La direttrice della comunicazione Jayne Zirkle ha affermato che le richieste delle famiglie meritano di essere ascoltate e rispettate.
La vicenda si inserisce in un clima politico già fortemente polarizzato attorno alla figura di Mamdani. Negli ultimi mesi il primo cittadino di New York è stato al centro di numerose polemiche per le sue posizioni nei confronti di Israele. Le critiche si sono intensificate soprattutto dopo il suo rifiuto di prendere nettamente le distanze dallo slogan «Globalize the Intifada», interpretato da una parte consistente della comunità ebraica e da numerosi osservatori come un’espressione che può essere percepita come un’incitazione alla violenza contro Israele e gli ebrei. Mamdani ha invece sostenuto che lo slogan rappresenterebbe un richiamo alla solidarietà con la causa palestinese, una spiegazione che non ha placato le contestazioni e ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla sua leadership in una città che ospita una delle più grandi comunità ebraiche del mondo.
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