Proiettile al sindaco di Varallo Valsesia contro le famiglie israeliane. Meghnagi (CEM): “Un gesto vile, osceno, squallido”: :

Italia

di Redazione
“Questa dilagante deriva antisemita è stata guardata per troppi anni con superficialità – quando non con aperto compiacimento – da parte di settori della politica e non solo- dichiara il presidente della Comunità ebraica milanese -. Un linguaggio politico sempre più aggressivo, che normalizza l’odio e sdogana l’ostilità verso le minoranze, prepara il terreno su cui germogliano gesti come questo.

Un proiettile recapitato al Municipio di Varallo Valsesia, centro dell’Alto Vercellese, destinato al sindaco Pietro Bondetti con un messggio: “Questo è l’unico avviso prima di cominciare a sparare”. E ancora: “Non permetteremo il trasferimento di altri macellai nazi sionisti”. Firmato: “Movimento anti sionista”. 

Un’intimidazione contro il primo Cittadino della località che ospita il “Progetto Baita” di Ugo Luzzati, modello di integrazione che ha portato in Valsesia le famiglie da Israele. 

“Un gesto vile, osceno, squallido” secondo il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi che colpisce  “famiglie israeliane che hanno fondato una comunità in Valsesia con lo scopo di ripopolare il territorio.L’auspicio è che le indagini della Procura di Vercelli portino al più presto a identificare gli autori”.

“Visto che la situazione sta degenerando, è necessario che il Parlamento completi l’iter di approvazione del disegno di legge contro l’antisemitismo, già approvato da un ramo del Parlamento: non vi è più alcuna ragione per ulteriori ritardi – continua la nota stampa -. Questa dilagante deriva antisemita è stata guardata per troppi anni con superficialità – quando non con aperto compiacimento – da parte di settori della politica e non solo. Non possiamo però limitarci a condannare i singoli episodi senza interrogarci sul clima che li alimenta. Un linguaggio politico sempre più aggressivo, che normalizza l’odio e sdogana l’ostilità verso le minoranze, prepara il terreno su cui germogliano gesti come questo. Le parole hanno un peso: chi occupa ruoli pubblici ha la responsabilità di non trasformare il dibattito democratico in un campo di battaglia retorico dal quale chi è già nel mirino esce ulteriormente esposto e vulnerabile».