di Nina Prenda
La proscrizione, entrata in vigore il 5 luglio 2025 ai sensi della legislazione antiterrorismo britannica, rende illegale l’appartenenza o il sostegno all’organizzazione. Le violazioni possono comportare pene fino a 14 anni di reclusione. Il provvedimento era stato adottato dopo una serie di azioni condotte dal gruppo contro siti industriali collegati all’azienda israeliana Elbit Systems.
La Corte d’Appello di Londra ha confermato il divieto imposto dal governo britannico nei confronti di Palestine Action, respingendo il ricorso presentato dai fondatori del movimento e consolidando una decisione che ha già portato a migliaia di arresti in tutto il Paese.
La proscrizione, entrata in vigore il 5 luglio 2025 ai sensi della legislazione antiterrorismo britannica, rende illegale l’appartenenza o il sostegno all’organizzazione. Le violazioni possono comportare pene fino a 14 anni di reclusione.
Il provvedimento era stato adottato dopo una serie di azioni condotte dal gruppo contro siti industriali collegati all’azienda israeliana Elbit Systems. In uno degli episodi più gravi, alcuni attivisti fecero irruzione in una struttura dell’azienda causando danni per milioni di sterline e ferendo gravemente un agente di polizia, che riportò una frattura alla colonna vertebrale dopo essere stato colpito con una mazza.
La cofondatrice del movimento, Huda Ammori, aveva contestato la decisione del governo sostenendo che il divieto fosse sproporzionato e lesivo dei diritti fondamentali. Tuttavia, la Corte d’Appello ha stabilito che la scelta dell’esecutivo non fosse illegittima.
Nelle motivazioni della sentenza, la presidente della Corte, Sue Carr, ha respinto il paragone tra Palestine Action e i tradizionali movimenti di disobbedienza civile. “Non si tratta di un’organizzazione che opera apertamente, come sostengono i suoi membri”, ha affermato Carr. “È una struttura clandestina che agisce attraverso cellule segrete per eludere l’individuazione e l’azione penale nei confronti di chi ricorre alla violenza e alla distruzione di proprietà altrui”.
Con la conferma del bando, Palestine Action rimane inserita nell’elenco delle organizzazioni proibite dal governo britannico, che comprende anche Hamas e Hezbollah.
La ministra dell’Interno britannica, Yvette Cooper, aveva difeso la misura sostenendo che molti sostenitori del gruppo non fossero pienamente consapevoli della natura delle sue attività.
Fondata nel 2020, Palestine Action dichiara di voler interrompere quella che definisce la complicità internazionale con le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi. Il movimento ha acquisito maggiore visibilità dopo lo scoppio della guerra seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, concentrando gran parte delle proprie azioni contro industrie della difesa britanniche, in particolare quelle riconducibili a Elbit Systems.
Dall’entrata in vigore del divieto, numerose manifestazioni di protesta sono state organizzate nel Regno Unito. Migliaia di persone, tra cui studenti, attivisti e cittadini anziani, sono state fermate o arrestate per aver esposto cartelli o slogan di sostegno al gruppo. Secondo i dati citati nel procedimento, gli arresti collegati alla proscrizione avrebbero raggiunto quota 3.000, mentre centinaia di persone restano in attesa di giudizio.



