di Nina Deutsch
Dalla scuola alle famiglie nasce un nuovo patto sociale per restituire ai più giovani tempo, concentrazione e relazioni reali. L’esperimento israeliano si sta rapidamente diffondendo, mentre in tutto il mondo cresce l’allarme per gli effetti dell’uso precoce e incontrollato degli smartphone sulla salute mentale dei minori.
Uno dei grandi problemi della nostra epoca è la crescente dipendenza da smartphone nei bambini e negli adolescenti, un fenomeno che si sta diffondendo a livello globale con conseguenze sempre più preoccupanti sullo sviluppo psicologico, sociale e cognitivo dei più giovani.
In Israele, come riporta un interessante e importante articolo pubblicato dal Jerusalem Post, si sta facendo strada una risposta innovativa: una vera e propria “rivoluzione dell’attenzione” che punta a cambiare il rapporto tra bambini, famiglie e tecnologia digitale attraverso un accordo collettivo tra genitori, scuole e comunità. Un modello che sta suscitando interesse anche fuori dai confini israeliani, mentre in Europa e in molti altri Paesi cresce il dibattito sulla necessità di proteggere i minori da un’esposizione sempre più precoce agli schermi e ai social network.
Un patto tra genitori per cambiare le regole della tecnologia
A guidare il progetto israeliano è Asaf Banner, amministratore delegato di Attention Revolution, che spiega come l’obiettivo non sia demonizzare la tecnologia, ma ristabilire un equilibrio ormai compromesso.
«I cellulari sono strumenti straordinari e la tecnologia è incredibile, ma abbiamo perso l’equilibrio e stiamo cercando di ritrovarlo», ha dichiarato Banner al Jerusalem Post.
Il principio alla base dell’iniziativa è semplice quanto ambizioso: creare un “contratto sociale” tra i genitori di una stessa classe scolastica. Non sono quindi le singole famiglie a dover affrontare da sole la pressione sociale legata al possesso dello smartphone, ma l’intera comunità educativa che decide insieme regole condivise.
Gli accordi stabiliscono, per esempio, a quale età concedere il primo smartphone ai figli, quali applicazioni permettere e se introdurre o meno strumenti come WhatsApp e social media.
«Collaboriamo con comunità locali, scuole e amministrazioni per creare una nuova normalità nell’uso della tecnologia digitale e stabilire quando i bambini siano realmente pronti a utilizzarla», ha spiegato Banner. «Il pendolo ha iniziato a muoversi».
Secondo l’organizzazione, perché il patto sia efficace è necessario il consenso della maggioranza dei genitori: generalmente tra il 70% e l’80% delle famiglie di una classe.
Un movimento in forte crescita: coinvolti migliaia di studenti
Il progetto, nato per contrastare un fenomeno percepito come sempre più urgente, negli ultimi anni è cresciuto rapidamente, moltiplicandosi di circa sette volte.
Oggi Attention Revolution collabora con numerosi comuni israeliani, tra cui Tel Aviv, Gerusalemme e Herzliya, ed è presente in quasi cento scuole elementari e in decine di scuole secondarie.
Complessivamente, le istituzioni coinvolte rappresentano una popolazione scolastica di circa 77.500 studenti.
A Tel Aviv, una delle città più impegnate nel programma, la coordinatrice Yael Shmueli segue trenta scuole elementari: alcune hanno appena iniziato il percorso, altre lo portano avanti già da diversi anni.
«L’obiettivo non è soltanto coinvolgere sempre più scuole, ma aiutare le comunità scolastiche a trasformare gli accordi scritti con i genitori in vere norme condivise», ha spiegato Shmueli.
Un aspetto particolarmente significativo della sua esperienza è il passato professionale: prima di lavorare per Attention Revolution, Shmueli ha trascorso dieci anni in Meta, la società proprietaria di Facebook e Instagram. Una conoscenza dall’interno del mondo digitale che rende ancora più rilevante il suo impegno nel promuovere un uso più consapevole della tecnologia.
Gli effetti dello smartphone sui bambini: crescono gli studi e gli allarmi
Dietro questa iniziativa non c’è soltanto una preoccupazione educativa, ma anche un crescente numero di evidenze scientifiche.
Diversi studi hanno evidenziato una correlazione tra l’uso precoce dello smartphone e una serie di problematiche: uno fra tutti, pubblicato dall’American Academy of Pediatrics, ha rilevato che i bambini sotto i 12 anni in possesso di uno smartphone presentavano una maggiore probabilità di problemi legati alla salute mentale, oltre a una maggiore predisposizione all’obesità e a una minore qualità del sonno.
Altri studi hanno evidenziato un collegamento tra dipendenza dai social media e aumento di comportamenti aggressivi durante l’adolescenza.
Anche la Società Italiana di Pediatria ha più volte sottolineato i rischi di un uso eccessivo degli schermi nei minori, richiamando l’attenzione su ansia, depressione, disturbi del sonno, obesità e difficoltà nelle relazioni sociali.
Tra le principali criticità vi sono inoltre il cyberbullismo, l’esposizione precoce a contenuti violenti o sessuali e la pressione psicologica derivante dal confronto continuo sui social.
La riscoperta della noia: quando spegnere lo smartphone riaccende la creatività
Uno degli aspetti più interessanti raccontati nell’esperienza israeliana riguarda proprio la “noia”, spesso considerata negativamente ma che può diventare uno spazio fondamentale per lo sviluppo dei bambini.
Danna, madre di tre figli coinvolta nel progetto, racconta che da quando gli smartphone sono meno presenti nella vita quotidiana dei bambini, questi ultimi si annoiano di più.
Ma, secondo lei, è un cambiamento positivo.
«I bambini hanno bisogno di annoiarsi un po’. E dopo la noia arriva l’attività», ha spiegato.
Il risultato? I bambini iniziano a cercare alternative: leggono libri, inventano giochi, organizzano attività creative, vendono vecchi giocattoli o riscoprono i giochi da tavolo.
La noia, insomma, torna a essere un motore dell’immaginazione.
Un problema globale: anche l’Europa cerca nuove regole
Quello israeliano non è un caso isolato. In molti Paesi cresce la consapevolezza che l’accesso precoce e senza limiti agli strumenti digitali rappresenti una sfida educativa e sanitaria.
In Europa si stanno valutando nuove restrizioni per proteggere i più giovani. La Francia, in particolare, ha approvato misure per limitare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, mentre a livello europeo si discute di regole specifiche per gli under 13.
Anche i pediatri raccomandano alcune semplici ma importanti precauzioni: evitare smartphone e tablet durante i pasti, limitarne l’uso prima di dormire, evitare l’accesso autonomo a internet in età troppo precoce e rimandare il più possibile l’ingresso dei bambini nei social network.
La sfida del futuro: usare la tecnologia senza esserne usati
La “rivoluzione dell’attenzione” israeliana non propone un ritorno al passato né un rifiuto della tecnologia. Il messaggio è diverso: imparare a governarla.
Come ha concluso Yael Shmueli, la tecnologia digitale permette nuove forme di connessione, ma può anche «distrarre la nostra attenzione dalle persone che ci stanno fisicamente accanto», soprattutto quando diventa una risposta automatica alla noia e non una scelta consapevole.
La vera sfida del futuro potrebbe essere proprio questa: insegnare ai bambini non soltanto a usare gli strumenti digitali, ma soprattutto a scegliere quando farlo e quando invece riscoprire il valore del tempo reale, delle relazioni e della propria attenzione.



