The Flag of Flags: 700 bandiere israeliane cucite insieme dall’artista Tal Tenne Czaczkes diventano un simbolo di unità nazionale

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Quasi 700 bandiere israeliane cucite insieme con del filo dorato per creare un enorme arazzo di 180 metri quadrati. È questo il cuore di The Flag of Flags, il progetto dell’artista israeliana Tal Tenne Czaczkes, ideato come risposta personale e collettiva alla crescente frammentazione del Paese.

In questi giorni l’opera viene portata all’interno di scuole, ospedali ed esposta durante le cerimonie commemorative e gli incontri pubblici in tutto Israele, trasformandosi in un simbolo di resilienza e identità condivisa.

“La bandiera appartiene a ciascuno di noi, ognuno con una speranza e una storia diversa” ha spiegato Tal Tenne Czaczkes. “È un’opera che vuole rappresentare tutta la nostra società”.

Le bandiere abbandonate

L’idea del progetto è partita 8 anni fa, durante le celebrazioni per il Giorno dell’indipendenza israeliana.

In quel periodo Tal Tenne Czaczkes, diplomata alla prestigiosa Bezalel Academy of Art and Design e già autrice di diverse installazioni pubbliche a Tel Aviv, stava attraversando una fase personale piuttosto difficile.

“Mi sentivo a pezzi, come una bandiera rotta” ha raccontato nella sua intervista rilasciata a The Times of Israel. “Quel giorno ho visto diversi ragazzi che, tra i festeggiamenti della città, finivano per calpestare involontariamente le piccole bandiere israeliane cadute a terra nella piazza principale ed io mi identificavo proprio in quelle bandiere.”

È stato così che Tal Tenne ha deciso di raccoglierle, portarle a casa, lavarle e piegarle con cura, senza sapere esattamente cosa ne avrebbe fatto. Da allora, ogni volta che l’artista trova una bandiera israeliana abbandonata per strada, la recupera e la porta a casa.

“Quando ne trovo una, mi sento come se rialzassi anche me stessa da terra” ha aggiunto Tal Tenne. “C’è qualcosa di molto personale in quel gesto di recupero.”

Nel 2019 l’artista ha iniziato a cucire insieme una trentina di bandiere, creando così il primo grande arazzo del progetto e riflettendo sui concetti ebraici di tikvah e tkuma.

“All’inizio nessuno capiva perché parlassi di rinascita riferendomi a questo progetto” ha spiegato Tal Tenne. “Ma dopo il 7 ottobre questo messaggio è inteso più che mai.”

Dal 7 ottobre a simbolo di unità

Come reazione iniziale all’attacco di Hamas, l’artista ha messo da parte l’arazzo, convinta che qualcosa si fosse spezzato nel rapporto tra gli israeliani e i propri simboli nazionali e decidendo di dedicarsi al volontariato per visitare le famiglie colpite dalla tragedia e aiutarle dove possibile.

È stata una sua amica che, qualche settimana più tardi, per affrontare il lutto dei suoi genitori ha chiesto a Tal Tenne di farle rivedere l’arazzo composto dalle decine di bandiere cucite insieme. In quel momento l’artista ha capito che la sua opera poteva rappresentare qualcosa non solo per lei, ma anche per tutti gli altri suoi connazionali.

Da allora The Flag of Flags è diventato un progetto itinerante, esposto durante i principali incontri con i sopravvissuti del Nova Festival, le famiglie degli ostaggi, i veterani e le comunità ebraiche, druse, beduine e musulmane. L’opera viene spesso aperta e sorretta da centinaia di persone, un risultato che Tal Tenne paragona ad “una massa di gocce di pioggia”.

Gran parte delle cuciture sono state realizzate con filo dorato, ispirandosi al kintsugi, l’arte giapponese che ripara gli oggetti rotti evidenziandone le crepe con l’oro, per dare a ciascuna cicatrice un nuovo valore.

“Non rinuncio a nessuna bandiera, non importa in che stato si trovi” ha spiegato Tal Tenne che negli ultimi mesi ha iniziato a collaborare con il Ministero dell’Istruzione israeliano, coinvolgendo studenti e famiglie in laboratori dove i ragazzi raccolgono, lavano e ricuciono insieme le bandiere. “Le tengono davvero strette a sé.”

Con l’avvicinarsi dell’80° anniversario dello Stato di Israele, Tal Tenne Czaczkes sogna ora di portare The Flag of Flags anche nelle comunità ebraiche della diaspora e trasformare il progetto in un documentario.

“Voglio raccontare come una persona sola possa scegliere di cambiare la propria storia attraverso un piccolo gesto” ha concluso l’artista. “E portare le persone all’interno di questa realtà.”