“2126: Il futuro degli ebrei”: presentato il libro alla Sinagoga di Milano

Libri

di Davide Servi
Il volume affronta grandi temi: il futuro del popolo ebraico, il futuro dell’antisemitismo, le prospettive geopolitiche del mondo e il futuro dell’ebraismo come sistema di valori e pratiche religiose. La collettanea è edita da Sopher e firmata da cinque autori: Emanuele Calò, Sergio Della Pergola, Riccardo Shemuel Di Segni, Francesco Lucrezi e Luciano Baruch Tagliacozzo.

 

Lunedì 18 maggio, nella Sinagoga Maggiore di via della Guastalla a Milano, è stato presentato 2126. Il futuro degli ebrei, collettanea edita da Sopher e firmata da cinque autori: Emanuele Calò, Sergio Della Pergola, Riccardo Shemuel Di Segni, Francesco Lucrezi e Luciano Baruch Tagliacozzo.

L’incontro è stato introdotto e condotto da Alessandro Litta Modignani, presidente dell’Associazione milanese pro Israele, e ha visto la partecipazione del rabbino capo di Milano Rav Alfonso Arbib, di Francesco Lucrezi, del demografo Sergio Della Pergola — collegato in videochiamata da Gerusalemme — e di Pasquale Gnasso, editore di Sopher.

Il volume affronta grandi temi: il futuro del popolo ebraico, il futuro dell’antisemitismo, le prospettive geopolitiche del mondo e il futuro dell’ebraismo come sistema di valori e pratiche religiose. Come ha sintetizzato Litta Modignani in apertura, il libro «induce i lettori a riflettere su certi aspetti del presente che avranno uno sviluppo sul futuro, non tutti positivi».

Rav Arbib ha offerto una riflessione sull’evoluzione dell’antisionismo, sottolineando come, un secolo fa, esso rappresentasse una posizione propositiva nel dibattito delle idee — declinata in forme laiche o religiose — mentre oggi si è trasformato in qualcosa di radicalmente diverso. «Gli antisemiti hanno trasformato l’antisionismo in una cosa oscena», ha dichiarato il rabbino capo di Milano, «un tempo proponeva idee, oggi propone solo odio». Ha inoltre invitato il pubblico a non sottovalutare la dimensione religiosa dei fenomeni attuali, richiamando le parole dello storico Alberto Melloni: nell’ostilità contemporanea verso Israele si ripropongono, in forme nuove, i meccanismi dell’antigiudaismo medievale.

Sergio Della Pergola, tra i massimi esperti mondiali di demografia ebraica, ha inquadrato la questione in una prospettiva quantitativa, ricordando che gli ebrei rappresentano appena due millesimi della popolazione mondiale — un millesimo se si esclude Israele — e che questo dato impone una riflessione costante sui rapporti tra Israele e la diaspora, tra le diverse anime dell’ebraismo e tra la minoranza ebraica e i grandi gruppi religiosi globali. Ha anche richiamato l’attenzione sulla necessità che la democrazia israeliana continui a funzionare, pur riconoscendo le debolezze del sistema politico attuale.

Nel menzionare l’università ebraica di Gerusalemme, Litta Modignani ha ricordato che quell’istituzione fu fondata nel 1925, ben prima della nascita dello Stato di Israele: i primi scavi sul Monte Scopus risalgono al 1917, la prima pietra fu posata da Albert Einstein e nel primo consiglio accademico figurava Sigmund Freud. «Tutto questo», ha osservato il moderatore, «secondo gli antisionisti di oggi dovrebbe essere spazzato via in nome dei diritti dei palestinesi».

Il coautore Francesco Lucrezi ha proposto una lettura dell’antisemitismo come «o una malattia mentale o una forma di religione», aggiungendo che il fenomeno non ha cause razionali individuabili — chi cerca spiegazioni causali, ha sostenuto, si sbaglia. Lucrezi ha anche distinto tra l’antisemitismo del secolo scorso, fondato sull’odio per il diverso, e quello contemporaneo, alimentato da un più profondo odio dell’Occidente per sé stesso.

A chiudere gli interventi, l’editore Pasquale Gnasso ha raccontato le origini di Sopher, nata sull’onda degli eventi del 7 ottobre, e il proprio impegno personale nella diffusione della cultura e della memoria ebraica — con un aneddoto sulla capacità della cucina e dei “deliziosi dolci ebraici” di abbattere pregiudizi più di tanti discorsi.