Riceviamo e pubblichiamo. Stigmatizziamo tuttavia l’uso di espressioni come “fascistizzazione all’interno delle Comunità”. La Comunità di Milano è plurale e libera, nulla a che vedere con il fascismo.
di LƏA, laboratorio ebraico antirazzista, Mai indifferenti
Gentile redazione, gentili lettori e lettrici di Mosaico,
da una settimana è possibile leggere sul sito un articolo in cui si accusano Mai Indifferenti-voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio Ebraico Antirazzista di negare che ci sia stato antisemitismo il 25 aprile e più in generale di negare l’esistenza dell’antisemitismo.
L’articolo voleva essere un resoconto dell’assemblea convocata dal Comitato Permanente Antifascista il 4 maggio a Milano, per riflettere sulla vicenda del 25 aprile, alla presenza di partiti, associazioni, esponenti dello spezzone cui ha preso parte la Brigata Ebraica.
Oltre a rifiutare tali accuse e rispedirle al mittente come sciocche e false – come molti dei presenti alla riunione potranno testimoniare e come potrete leggere nell’intervista a Mai Indifferenti sulla rivista Una Città,(n.317/2026), nell’articolo di David Calef su MicroMega o nei comunicati sulla pagina di Lea – torniamo a dire che parlare delle vicende del 25 aprile implica rendersi disponibili ad affrontare un’altra domanda: qual è l’esigenza e il significato di alzare bandiere israeliane in un corteo antifascista oggi?
Siamo in molte e molti, da ebrei, a condividere l’idea che si possa e si debba essere critici di Israele senza essere antisemiti e senza negare che l’antisemitismo esista.
Riconosciamo dunque l’antisemitismo, ma non chiediamo protezione dalle destre xenofobe, e non siamo più disponibili a tacere e a non metterci in gioco per un ebraismo e un mondo più giusti.
Vorremmo portare la vostra attenzione da un lato sulla sempre maggiore esistenza di fascistizzazione all’interno delle Comunità, che mutua e riflette ciò che succede in Israele, dall’altro sul fatto che tante e tanti di noi si stanno muovendo in un’altra direzione.
Ci preoccupa lo squadrismo interno ad alcune Comunità come testimoniato dai fatti di Roma, o l’appello accorato a difendere i coloni dalle sanzioni di cui abbiamo letto giorni fa sul Bollettino. È questa l’idea di ebraismo che vogliamo difendere?
Eravamo un centinaio domenica 10 maggio a Firenze – in occasione dell’incontro Dialogo Ebraico – disponibili ad ascoltarci e confrontarci su cosa pensiamo e su cosa vorremmo fare per un ebraismo etico e impegnato.
La speranza è che potremo essere sempre più numerose e numerosi.



