Hezbollah colpisce il nord di Israele mentre Israele e Libano avviano a Washington il terzo round di colloqui diretti 

Mondo
di Anna Balestrieri

Israele intende utilizzare i colloqui per promuovere un piano graduale di disarmo di Hezbollah e discutere un possibile ampliamento delle relazioni politiche tra i due Paesi. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter ha dichiarato nei giorni scorsi che Israele sarebbe pronto a discutere questioni come confini, ambasciate, visti e turismo, ma solo a condizione che Hezbollah venga progressivamente smantellato militarmente. Il Libano, invece, punta in primo luogo a ottenere un cessate il fuoco più stabile e il ritiro delle forze israeliane dal sud del Paese.

La tensione lungo il confine tra Israele e Libano resta elevata mentre a Washington è iniziato il terzo round di colloqui diretti tra delegazioni israeliane e libanesi, nel tentativo di consolidare il fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti e prevenire una nuova escalation regionale.

Secondo le autorità israeliane, il drone ha colpito un parcheggio senza che venissero attivate le sirene di allarme, segno che il velivolo non sarebbe stato rilevato dai sistemi di difesa. L’esercito israeliano ha definito l’attacco “una flagrante violazione degli accordi di cessate il fuoco”.

Raid israeliani e nuovi scontri lungo il confine

Nel corso della giornata Hezbollah avrebbe inoltre lanciato missili anticarro, colpi di mortaio e altri droni contro posizioni israeliane e truppe dell’IDF nel sud del Libano. Diversi droni sono stati intercettati dalla difesa aerea israeliana.
Secondo media libanesi, almeno tre persone sarebbero morte nei bombardamenti israeliani di giovedì. Le autorità libanesi denunciano che, nonostante il cessate il fuoco annunciato il 17 aprile e successivamente prorogato fino al 17 maggio, gli attacchi israeliani continuano quotidianamente.
Secondo dati forniti da funzionari libanesi e citati da Al Jazeera, dal 2 marzo le operazioni israeliane in Libano avrebbero causato almeno 2.896 morti, oltre 8.824 feriti e più di 1,6 milioni di sfollati.

Colloqui a Washington: partecipano delegazioni di livello più alto

I negoziati iniziati giovedì a Washington rappresentano un passo diplomatico significativo, con la partecipazione di rappresentanti di livello più alto rispetto ai precedenti incontri preparatori.
Per il Libano partecipa l’inviato speciale Simon Karam, ex ambasciatore libanese negli Stati Uniti e figura coinvolta nei precedenti colloqui indiretti con Israele sull’attuazione del cessate il fuoco. La delegazione israeliana comprende invece il vice consigliere per la sicurezza nazionale Yossi Draznin.
Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno definito i colloqui “produttivi e positivi”, annunciando che le discussioni proseguiranno anche venerdì 15 maggio con la mediazione americana.

Disarmo di Hezbollah e prospettive di pace

Israele intende utilizzare i colloqui per promuovere un piano graduale di disarmo di Hezbollah e discutere un possibile ampliamento delle relazioni politiche tra i due Paesi.
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter ha dichiarato nei giorni scorsi che Israele sarebbe pronto a discutere questioni come confini, ambasciate, visti e turismo, ma solo a condizione che Hezbollah venga progressivamente smantellato militarmente.
Secondo Al Jazeera, il presidente libanese Joseph Aoun avrebbe rifiutato per il momento l’ipotesi di un incontro diretto con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nonostante le sollecitazioni pubbliche di Trump. Beirut continua inoltre a sottolineare l’assenza di relazioni diplomatiche ufficiali tra Libano e Israele.

Hezbollah contrario ai negoziati diretti

Hezbollah non partecipa ai colloqui di Washington e ha espresso apertamente la propria opposizione al negoziato diretto con Israele. Il parlamentare del gruppo sciita Ali Ammar ha definito i colloqui “concessioni gratuite” a Israele.
Nonostante le profonde divergenze, sia osservatori internazionali sia parte della popolazione civile libanese guardano ai negoziati con cautela ma anche con una certa speranza di stabilizzazione.
Le Nazioni Unite hanno accolto positivamente l’avvio del nuovo round di colloqui. Il vice portavoce ONU Farhan Haq ha dichiarato che l’organizzazione auspica che i negoziati possano contribuire a “un cessate il fuoco efficace e duraturo” e aprire “un percorso verso una pace stabile”.
L’ONU ha tuttavia ribadito l’appello a tutte le parti affinché esercitino “la massima moderazione”, proteggano i civili e rispettino il diritto internazionale umanitario.