Il procuratore della CPI Karim Khan ritira le accuse di genocidio contro Israele

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di Nathan Greppi

Karim Khan, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI), ha messo in dubbio le accuse rivolte a Israele di aver commesso un genocidio a Gaza, sostenendo in un’intervista che non è ancora stata raggiunta alcuna conclusione per quanto riguarda la battaglia legale in corso.

Secondo Algemeiner, l’intervista in questione è stata rilasciata al giornalista britannico Mehdi Hasan, noto per le sue posizioni fortemente antisraeliane. Khan si è rifiutato di sostenere la retorica dominante che etichetta come “genocidio” la campagna militare israeliana portata avanti contro i terroristi di Hamas a Gaza, iniziata dopo il 7 ottobre 2023.

Quando gli è stato chiesto se il comportamento di Israele costituisse un genocidio, Khan ha sottolineato la necessità di prove concrete per lanciare accuse contro il governo israeliano, e che i procuratori devono seguire degli standard legali ben precisi piuttosto che delle narrazioni politiche.
“Quindi, non escludi che possa esserci un ordinanza in futuro?”, ha chiesto Hasan. “Tutto dipende dalle prove”, ha risposto Khan, sostenendo che accusare Israele di genocidio per scopi politici sarebbe “sconsiderato”.

Hasan allora gli ha chiesto: “Stai dicendo che negli ultimi tre anni non ci sono state prove di genocidio a Gaza?”. Khan ha denunciato la sofferenza patita dalla popolazione di Gaza, ma ha anche ribadito che la CPI non può emettere verdetti definitivi sulla natura dell’operazione militare israeliana a Gaza senza prove sufficienti. Ha affermato che i funzionari della CPI stanno analizzando il caso con rigore e che non può rivelare di più sulla natura dell’indagine. “Quindi, il genocidio non è fuori questione?”, ha insistito Hasan. “Nessun crimine è fuori questione se ci sono delle prove”, rispose Khan.

Khan è stato criticato per aver chiesto nel maggio 2024 dei mandati di arresto nei confronti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora Ministro della Difesa Yoav Gallant (emessi nel novembre dello stesso anno), nello stesso giorno in cui aveva improvvisamente cancellato una visita pianificata da tempo sia a Gaza che in Israele per raccogliere prove di presunti crimini di guerra. Il viaggio avrebbe offerto ai leader israeliani una prima opportunità per presentare la loro posizione e delineare eventuali azioni da intraprendere per rispondere alle accuse di crimini di guerra.

All’epoca il mandato di arresto, che includeva anche il defunto leader dell’ala militare di Hamas Mohammed Deif, fece infuriare le autorità americane e israeliane, in quanto metteva sullo stesso piano dei leader democraticamente eletti con quelli di un’organizzazione terroristica. Inoltre, Israele ha sostenuto più volte di aver cercato di contenere le vittime civili, facendo evacuare le zone da colpire e inviando degli avvisi tramite messaggi e volantini per dare alla popolazione il tempo di mettersi al riparo.

In tempi recenti, Karim Khan si è ritrovato al centro di diverse polemiche: dopo che una donna lo ha accusato di abusi sessuali nei suoi confronti, ad aprile un articolo del Wall Street Journal ha sostenuto che il Qatar avrebbe promesso di aiutare il procuratore della CPI, attuando un’operazione di propaganda per diffamare la donna che lo ha accusato.
Come rivelato dall’analista israeliano Yigal Carmon sul sito del MEMRI (Middle East Media Research Institute), nel 2013 proprio Khan ha pubblicato un saggio accademico di 43 pagine che per come era strutturata, la Corte Penale Internazionale non era in grado di garantire un giusto processo agli imputati, in quanto influenzata dalle pressioni di ONG e altri enti internazionali che tendono ad imporre la sentenza prima ancora che sia stata emessa.