di Nathan Greppi
Influencere da centinaia di migliaia di follower ogni giorno condividono contenuti fatti di parzialità e disinformazione, plasmando però così ile opinioni dei giovani che si informano attraverso le loro piattaforme. Giopizzi, Lorenzo Tosa e altri come loro credono di essere delle voci fuori dal coro. In realtà, sono solo gli eredi di una cattiva tradizione.
Durante il Congresso di Colonia del 1893, l’allora capo del Partito Socialdemocratico di Germania August Bebel definì l’antisemitismo “il socialismo degli imbecilli”, per denunciare le pulsioni antiebraiche presenti nella sinistra tedesca dell’epoca. Pulsioni alimentate dal fatto che gli ebrei erano visti come tutti ricchi e potenti, e pertanto c’era chi giustificava l’ostilità nei loro confronti in nome di una lotta dei poveri contro i ricchi.
Una tendenza diffusa
Chissà cosa direbbe oggi Bebel, dal momento che nella sua area politica l’ostilità nei confronti degli ebrei è sempre più evidente: se in Germania il commissario per la lotta all’antisemitismo del Brandeburgo Andreas Büttner ha lasciato il partito di sinistra radicale Die Linke dopo aver denunciato la presenza di un forte antisemitismo al suo interno, in Italia l’ex-deputato del PD Emanuele Fiano è stato attaccato dai giovani del suo stesso partito, che a novembre hanno cercato di impedirgli di parlare a Bergamo (e più di recente i propal hanno contestato la sua presenza come oratore per il 25 aprile ad Albenga, in provincia di Savona).
Oggi a prestare il fianco a pregiudizi e stereotipi non sono solo i media tradizionali, ma anche gli influencer, che esercitano una maggiore influenza soprattutto sui giovani.
Il fenomeno Tosa
Un esempio viene fornito da Lorenzo Tosa: già addetto stampa in Liguria del Movimento Cinque Stelle, da cui è uscito nel 2018, successivamente è transitato per Più Europa che lo ha candidato alle elezioni europee del 2019. Negli ultimi anni ha ottenuto una vasta popolarità in rete (nel momento in cui scriviamo, conta oltre 820.000 follower su Facebook e più di 260.000 su Instagram). Da maggio 2025 a febbraio 2026, è stato più volte al primo posto nella classifica mensile dei giornalisti italiani più seguiti sui social, stilata dalla rivista Prima Comunicazione.
Nei suoi post, Tosa accusa costantemente Israele di genocidio e apartheid. I suoi attacchi non si limitano alle singole scelte di Benjamin Netanyahu, ma prendono di mira tutto lo Stato Ebraico: nel maggio 2025, ha elogiato la decisione dell’allora presidente della Regione Puglia Michele Emiliano di interrompere ogni rapporto con Israele. Ha inoltre definito “partita della vergogna” quella che a ottobre si è giocata a Udine tra l’Italia e Israele, ignorando che nella nazionale di calcio israeliana giocano anche calciatori arabi (nella precedente partita Italia-Israele del 2024, l’unico gol d’Israele è stato segnato da un arabo, Mohammad Abu Fani).
In passato se l’è presa anche con singoli cittadini israeliani, ad esempio prendendo le difese della ristoratrice napoletana che ha cacciato dal suo locale due turisti israeliani, negando che ci fosse stato antisemitismo. E questo nonostante la ristoratrice, Nives Monda, appena due giorni dopo i massacri del 7 ottobre 2023 aveva pubblicato un post in cui giustificava l’operato di Hamas, esclamando “via i sionisti macellai dalla terra di #Palestina”.
Lo scorso autunno, Tosa ha pubblicato diversi post per elogiare la Global Sumud Flotilla, definendone i partecipanti “patrioti veri”. Tutto questo omettendo i report sui legami tra i “patrioti” in questione e diversi esponenti di Hamas.
Dirottato il treno della Memoria
Anche quando Tosa ha condannato degli episodi di antisemitismo, come quello che ha visto un turista ebreo francese venire aggredito davanti al figlio in un autogrill di Lainate, ha insinuato che l’episodio andasse “contestualizzato” nel clima creato dal cosiddetto “genocidio” a Gaza, dicendo che non si può inquadrare come antisemitismo “quello che in realtà è un sentimento di rabbia popolare che oggi viene istituzionalmente negato” verso qualcosa che lui ha paragonato ai fatti di ottant’anni fa. In altre parole, ha equiparato la guerra a Gaza alla Shoah.
L’aspetto più inquietante è che Tosa si è occupato anche dei viaggi della memoria delle scuole verso i campi di concentramento, tanto da essere co-autore di un libro intitolato Il treno della memoria. Parallelamente, ha difeso Francesca Albanese definendola “una delle donne più degne e coraggiose che abbiamo in Italia e nel mondo”. Lo stesso Tosa che si è occupato dei viaggi della memoria, ha continuato a difenderla anche dopo i suoi attacchi contro la Senatrice Liliana Segre.
Le lobby ebraiche secondo Giopizzi
Oltreché su Facebook e Instagram, certi fenomeni si manifestano anche su YouTube. Lo dimostra il caso dello youtuber Giopizzi (nome d’arte di Giovanni Pizzigoni), tra i più seguiti in Italia per i contenuti politici. Mentre scriviamo, il suo canale YouTube conta più di 670.000 iscritti, e un suo video del dicembre 2025 intitolato Quanto sono forti le LOBBY EBRAICHE? ha superato le 177.000 visualizzazioni.
Pur riconoscendo che gli ebrei vengono storicamente usati come capro espiatorio e incolpati per i problemi della società, in seguito Giopizzi parla delle lobby ebraiche negli Stati Uniti che secondo lui esercitano un’enorme influenza sulla politica. Dopo una digressione storica sugli ebrei americani e sull’importanza che hanno avuto nella lotta per i diritti civili e nella cultura americana, passa a parlare della lobby AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), dando credito alla tesi secondo cui “non è altro che uno strumento di potere d’Israele per fare in modo che gli Stati Uniti facciano soltanto gli interessi d’Israele”.
In generale, il video sostiene che le maggiori organizzazioni ebraiche americane quali l’AIPAC, l’ADL (Anti-Defamation League) e l’AJC (American Jewish Committee) fingano di essere contro le discriminazioni per celare un sostegno acritico a Israele. L’ADL, in particolare, viene definita come “forse una delle (lobby) più volgari nel raccontarsi contro ogni forma di discriminazione, ma per poi supportare unicamente il governo israeliano”.
Commentando le attività di lobbismo dell’AIPAC e di altre organizzazioni affini, Giopizzi riconduce tutto l’astio verso Israele ai bombardamenti su Gaza, definendo gli israeliani “un branco di assassini”. Ha inoltre minimizzato il massacro del 7 ottobre, che secondo lui le lobby “sventolano come una carta dei Pokémon”, concludendo che a parte quello e le accuse di antisemitismo non avrebbero argomenti seri, perché il vero obiettivo d’Israele sarebbe solo espandersi e restare una potenza regionale.
Cosa manca nel video
Partendo proprio dalla fine, si capisce quanto le sue tesi siano faziose: Giopizzi dimentica che prima ancora del 7 ottobre 2023, l’Iran, Hamas e Hezbollah hanno più volte invocato apertamente la cancellazione d’Israele dalle mappe, così come prima di loro fecero i regimi panarabi come quello di Nasser in Egitto.
L’obiettivo d’Israele non è quello di espandersi, ma di sopravvivere in una regione ostile. Lo dimostra il fatto che nel corso dei decenni, si è più volte ritirato da territori che occupava: tra il 1979 e il 1982, lo Stato Ebraico si è ritirato dal Sinai dopo gli accordi di pace con l’Egitto. E nel 2005, l’allora Primo Ministro israeliano Ariel Sharon decise il ritiro dalla Striscia di Gaza, che però invece della pace portò all’elezione di Hamas e a tutto ciò che questo ha comportato.
In compenso, in più occasioni sono stati i leader palestinesi a rifiutare le proposte di pace. Lo fece Yasser Arafat nel 2000, nonostante l’offerta di Bill Clinton e dell’allora premier israeliano Ehud Barak avrebbe previsto la creazione di uno Stato palestinese che avrebbe incluso almeno il 91% della Cisgiordania, tutta Gaza e Gerusalemme est. Dopo di lui, anche il presidente dell’ANP Abu Mazen non ha voluto accettare la proposta di pace fatta nel 2008 da Ehud Olmert.
Di tutto questo, nel video non c’è traccia. Al contrario, anche nel raccontare fatti storici remoti dimostra una certa parzialità: parlando dell’invasione israeliana del Libano nel 1982, Giopizzi non accenna minimamente al fatto che l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) aveva stabilito una forte presenza militare nel paese dei cedri, dal quale sparava numerosi missili e colpi d’artiglieria contro Israele.
I nemici dell’AIPAC
Giopizzi ha esposto i casi di diversi parlamentari americani che si sono opposti al sostegno incondizionato a Israele, e che per questo secondo lui sarebbero stati vittime dell’AIPAC. Guardando al ‘900, ha citato per esempio Paul Findley, deputato repubblicano dell’Illinois tra gli anni ’60 e ’80, mentre per gli anni più recenti ha fatto i nomi di parlamentari democratici come Bernie Sanders, Rashida Tlaib e Jamaal Bowman.
Nel presentarli come delle “povere vittime”, lo youtuber ha taciuto su degli episodi controversi che li riguardano: quando, nel febbraio 2024, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che condannava gli stupri commessi da Hamas il 7 ottobre, l’unica deputata ad astenersi invece che votare a favore è stata la Tlaib. Bowman, che nel 2024 non è stato rieletto come deputato di New York, in precedenza ha definito “propaganda” le accuse di violenze sessuali. Mentre Findley nei primi anni 2000 ha incolpato Israele per gli attentati dell’11 settembre e la guerra in Iraq.
Alla prova dei fatti, non sta in piedi neanche la tesi secondo cui l’ADL stia solo fingendo di battersi contro ogni forma di discriminazione. Dal 2022 al 2025, l’organizzazione ebraica ha lanciato il suo Glossary of Extremism, un dizionario online di tutti i gruppi estremisti attivi negli Stati Uniti. E sebbene Giopizzi la attacchi perché la ritenga troppo vicina alla destra, nell’autunno 2025 l’ADL è stata attaccata da Elon Musk e dal direttore del FBI Kash Patel per aver incluso nel dizionario anche figure legate a Turning Point USA, l’associazione fondata da Charlie Kirk.
Conclusioni
Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che dimostrano come il “socialismo degli imbecilli” denunciato a suo tempo da Bebel sia tornato in auge, anche quando chi gli presta il fianco magari non ne è consapevole. Giopizzi, Lorenzo Tosa e altri come loro credono di essere delle voci fuori dal coro. In realtà, sono solo gli eredi di una cattiva tradizione.



