Corteo del 25 aprile: la Comunità ebraica di Milano chiede un chiarimento al sindaco Sala

Italia

di Redazione
Il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi, interviene con fermezza in merito alle dichiarazioni rilasciate dal presidente ANPI Primo Minelli sui gravi fatti avvenuti durante il corteo del 25 aprile a Milano.

La versione dell’Anpi è falsa

La Brigata Ebraica non ha bloccato alcun corteo. È stata la Brigata Ebraica a essere bloccata da fanatici che hanno impedito il suo cammino. Manifestanti si sono scagliati verbalmente contro gli ebrei presenti, urlando insulti di inaudita gravità — compreso l’epiteto “saponette mancate”, riferimento esplicito allo sterminio nazista — e inneggiando a Hitler. Non si tratta di incidenti marginali o di provocazioni reciproche: si tratta di antisemitismo allo stato puro, commesso in piazza, alla luce del sole, il giorno della Liberazione.
Il presidente Minelli, anziché condannare senza riserve questi atti, ha risposto con un’ulteriore menzogna, sostenendo l’esistenza di un presunto accordo a non portare le bandiere della Brigata Ebraica. Nessun accordo di questo tipo è mai stato stipulato.

Al sindaco Sala

Caro Sindaco, accreditare la versione di Minelli significa trasformare l’aggredito in aggressore. Significa applicare la stessa logica perversa di chi, di fronte a uno stupro, cerca di addossare la responsabilità alla vittima per come era vestita. È una logica che non possiamo accettare, e che speriamo Lei non voglia avallare.
I fatti del 25 aprile a Milano hanno una gravità che non ammette ambiguità: saluti romani esibiti in pubblico, elogi a Hitler, aggressioni verbali contro ebrei, iraniani, ucraini. Una bandiera georgiana è stata strappata con violenza dalle mani di chi la portava. Tutto questo è avvenuto in un corteo che si proclama antifascista.

Giudichiamo pericoloso e del tutto inappropriato il comportamento del Consigliere Regionale Pierfrancesco Maiorino, che ha pubblicamente additato per nome e cognome uno dei partecipanti al corteo della Brigata Ebraica, esponendolo a rischi concreti nella sua vita privata. Questa pratica non ha nulla a che fare con il legittimo dibattito politico: è tipica di una cultura autoritaria e fascista, che non si affida ai tribunali né alle condanne legali, ma mira alla demolizione dell’immagine pubblica e privata delle persone, intimidendole e mettendole alla gogna. Chi lo fa non combatte il fascismo — lo pratica.
Ci aspettiamo che il Sindaco di Milano non presti la propria autorevolezza istituzionale a una narrazione che rovescia la realtà dei fatti. Quello che è accaduto è vergognoso, e merita una risposta all’altezza della gravità del momento.

Walker Meghnagi
Presidente della Comunità Ebraica di Milano