di Nathan Greppi
Non si è trattato della prima volta che la Brigata Ebraica era oggetto di contestazioni, soprattutto da parte dell’estrema sinistra. Ma rispetto agli anni passati, stavolta la questione ha assunto una dimensione inedita. Ma dopo il 7 ottobre c’è stato un grave peggioramento. “Proprio ieri al convegno OSCAD il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato esplicitamente di antisemitismo in riferimento a quello che è accaduto a Milano -, dichiara Stefano Gatti dell’Osservatorio Antisemitismo -. Mentre il sindaco Sala ha incolpato le bandiere israeliane”.
L’ultima celebrazione del 25 aprile a Milano si è contraddistinta per essere stata un luogo di emarginazione invece che di inclusione. Lo si è visto nell’espulsione della Brigata Ebraica e degli ebrei che vi partecipavano, assieme ai dissidenti iraniani che manifestavano con loro.
Una storia dalle radici profonde
Purtroppo, non si è trattato della prima volta che la Brigata Ebraica era oggetto di contestazioni, soprattutto da parte dell’estrema sinistra. Ma rispetto agli anni passati, stavolta la questione ha assunto una dimensione inedita.
“È grossomodo da un quarto di secolo che la Festa della Liberazione è diventata sempre più politicizzata”, spiega a Mosaico Stefano Gatti, redattore dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC di Milano. “Di manifestazioni d’odio ce ne sono state molte. Basti pensare a quando il padre dell’allora Sindaco Letizia Moratti, un partigiano liberale, venne aggredito verbalmente e preso a sputi da degli estremisti, forse i genitori degli stessi che l’altro giorno sono andati in piazza contro i membri della comunità ebraica”.
Un fenomeno che dopo il 7 ottobre è peggiorato ulteriormente, tanto che all’ultimo corteo c’è chi si è sentito dire che gli ebrei erano “saponette mancate”, in riferimento alla produzione di sapone col grasso degli internati ebrei nei campi di concentramento. “Quello che trovo estremamente grave è la sostanziale assenza di prese di posizione da parte delle autorità. Mi riferisco ad esempio al sindaco Sala, che ha adottato una posizione cerchiobottista incolpando le bandiere israeliane. Invece, al convegno dell’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) tenutosi proprio ieri, 28 aprile, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato esplicitamente di antisemitismo in riferimento a quello che è accaduto a Milano”, afferma Gatti.
Sottolinea quanto sia in malafede questo tentativo di giustificare ciò che è successo per via delle bandiere con la Stella di Davide, mentre “non ha suscitato reazioni il fatto che i propal sventolavano le bandiere di Hezbollah, degli Houthi, dell’Iran e del Venezuela chavista”.
L’involuzione della sinistra italiana
Un’altra differenza rispetto a prima del 7 ottobre è che, se una volta le manifestazioni d’odio venivano prevalentemente da frange estremiste della sinistra extraparlamentare, oggi arrivano anche dal PD: Lorenzo Pacini, Assessore al Verde del Municipio 1 di Milano, ospite nel programma radiofonico La Zanzara ha risposto così alla domanda di David Parenzo su chi lo decide che la bandiera israeliana non può essere presente al corteo: “Noi, infatti sono stati cacciati. Noi antifascisti. Con quella bandieraccia lì non ci dovete venire perché non vi vogliamo”.
Prima ancora del 25 aprile, c’era stato l’episodio di Alessandro Corti, consigliere del Municipio 7 che in un video su Instagram ha detto: “La lotta armata è legittima sulla base del diritto internazionale. Che sia fatta dai socialisti, che sia fatta dagli islamisti, è sempre lotta armata. […] Hamas non è uguale all’ISIS. Punto”.
Gatti spiega che tra l’antisemitismo di sinistra e quello di estrema destra classico, “ormai le differenze sono minime. Lo si vede soprattutto online, dove simpatizzanti propal che magari hanno come foto del profilo il simbolo della pace dicono che Hitler non ha completato l’opera nell’eliminare gli ebrei. Gli estremisti di destra hanno una simbologia diversa, ma sostanzialmente l’incitazione alla Shoah è la stessa. Al massimo dicono solo di prendersela con i sionisti invece che con gli ebrei, e talvolta non c’è neanche più questo tabù”.
Revisionismo storico
Tra i vari tentativi di giustificare o minimizzare quello che è successo a Milano, spiccano i tentativi di riscrivere la storia, distorcendo o cancellando l’apporto della Brigata Ebraica alla liberazione dell’Italia. Così come c’è chi ha sostenuto che ci fossero anche numerosi arabi oltre agli ebrei tra i volontari arruolatisi nell’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ha smontato queste narrazioni lo storico italo-israeliano Samuele Rocca, docente presso l’Università di Ariel e l’Università di Haifa: “Dei 12.000 arabi palestinesi arruolati, circa 8.000 erano membri della polizia mandataria, la Palestine Police. Quindi niente esercito. Solo 4000 si arruolarono nell’esercito inglese e la maggior parte disertò ben prima della fine della guerra. L’unica unità di fanteria araba, il 4° battaglione del Palestine Reg., venne sciolta all’inizio del 1945. La parte araba della Trans Jordan Frontier Force – anche questa parte della polizia mandataria, non dell’esercito, si ammutinò quando le si ordinò di trasferirsi in Iraq nel 1941 per reprimere il colpo di Stato del nazista Rashid Ali. Per non parlare degli arabi arruolati nel Pioneer Corps, che presi prigionieri dai tedeschi in Grecia e Creta nel 1941 cambiarono casacca ed entrarono nell’esercito nazista”.
Dall’altra parte, ha spiegato Rocca, “vi erano circa 30.000 ebrei arruolati nell’esercito britannico, tra cui 5.500 della Brigata Ebraica, 8.000 regolari nella Palestine Police, e altri 15.000 nella Jewish Settlement Police, che fungeva da Home Guard”.
Chi nega il contributo della Brigata Ebraica nella liberazione del nostro paese dovrebbe visitare il cimitero militare di Piangipane (frazione di Ravenna), dove si trovano 956 tombe di militari dei paesi del Commonwealth che sono morti combattendo in Italia. Di queste, 33 sono di soldati volontari della Brigata Ebraica.



