Videogiochi e odio online, la nuova classifica dell’ADL: “Fortnite è il più sicuro contro antisemitismo ed estremismo”

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
In cima alla classifica si piazza Fortnite, seguito da Call of Duty, Minecraft e Grand Theft Auto Online. In fondo, invece, si trovano i giochi con sistemi di protezione giudicati più deboli come Roblox, Madden NFL, Valorant, Clash Royale, Counter-Strike 2 e PUBG: Battlegrounds. Ma anche i giochi meglio classificati, non sono immuni da critiche. 

I videogiochi online non sono più solo una semplice fonte d’intrattenimento ma sono diventati delle vere e proprie piazze digitali, frequentate ogni giorno da centinaia di milioni di utenti, ed è proprio in questi spazi che, secondo l’Anti-Defamation League (ADL), possono proliferare antisemitismo, odio ed estremismo.

Per questo motivo, mercoledì 25 marzo l’organizzazione ha pubblicato la prima Online Gaming Leaderboard”, una classifica che valuta i videogame più popolari in base alla loro capacità di proteggere i giocatori da contenuti offensivi e discriminatori. Si tratta della prima analisi pubblica e sistematica del settore, pensata come strumento per genitori, utenti e l’intera industria dei videogiochi.

In cima alla classifica si piazza Fortnite, seguito da Call of Duty, Minecraft e Grand Theft Auto Online. In fondo, invece, si trovano i giochi con sistemi di protezione giudicati più deboli come Roblox, Madden NFL, Valorant, Clash Royale, Counter-Strike 2 e PUBG: Battlegrounds.

La classifica dell’ADL

L’intera leaderboard distingue tre livelli (avanzato, moderato e limitato) ed è stabilita su criteri che analizzano sia le politiche aziendali contro odio e antisemitismo (40%), sia gli strumenti presenti all’interno dei giochi (60%), come sistemi di segnalazione di contenuti offensivi, blocchi per le chat e la creazione di nomi offensivi.

A differenza dell’Entertainment Software Rating Board (ESRB), che fornisce indicazioni su età e contenuti, la classifica ADL si concentra su ciò che accade durante l’esperienza online dei giocatori.

Il progetto è stato sviluppato dal Center for Technology and Society dell’ADL insieme al Ratings and Assessments Institute, basandosi anche su dati raccolti tra il 2019 e il 2023 in collaborazione con la società di analisi NewZoo.

“Prima della nostra leaderboard quando un genitore voleva sapere se un gioco online fosse sicuro per il proprio figlio, non esisteva un vero punto di riferimento” ha spiegato Daniel Kelley, responsabile del Center for Technology and Society dell’ADL, nel comunicato diffuso dall’organizzazione. “Questa classifica colma quel vuoto, offrendo la valutazione più completa mai realizzata sulle misure di sicurezza presenti nei videogiochi multiplayer.”

Le richieste dell’industria

La necessità di questa classifica parte da un dato ormai consolidato: nei videogiochi multiplayer gli episodi di odio non sono rari.

Anche i giochi meglio classificati, non sono immuni da critiche. Fortnite, per esempio, pur essendo al primo posto, è stato accusato di aver ospitato contenuti problematici, tra cui simboli o gesti interpretati come riferimenti a svastiche.

“Senza solide misure di sicurezza queste piattaforme rischiano di normalizzare l’odio e danneggiare la fiducia degli utenti” ha aggiunto Jonathan Greenblatt, amministratore delegato dell’ADL. “Oggi la nostra classifica offre trasparenza su dove le aziende stiano riuscendo a risolvere questo problema e dove invece servono urgenti miglioramenti.”

Prima della pubblicazione, l’ADL ha condiviso i risultati con le aziende coinvolte: alcune hanno collaborato per chiarire o migliorare le proprie politiche, mentre altre non hanno ancora rilasciato una risposta in merito.

Parallelamente, è stata sviluppata una guida di buone pratiche per aiutare l’industria a rafforzare gli strumenti contro l’antisemitismo e l’hate speech.

“La nostra leaderboard non è un punto d’arrivo ma uno strumento destinato ad aggiornarsi nel tempo, seguendo l’evoluzione di un settore in continua crescita” ha affermato Greenblatt.

Questa classifica apre così un nuovo capitolo nella discussione sulla sicurezza online. Se i social network sono da anni sotto osservazione, il mondo del gaming emerge ora come uno spazio altrettanto complesso, dove dinamiche sociali, linguaggio e identità si intrecciano in tempo reale. E dove, come sottolinea l’ADL, “la sfida non è solo tecnologica ma culturale”.